La ZES non può essere il grimaldello che scardina il sistema di regole regionali definite a salvaguardia del paesaggio e dell’intatto nella fascia costiera.
No alla riproposizione di uno sviluppo turistico intensivo che occupa e sfrutta le aree di maggiore pregio senza costruire relazioni
Dopo il Consiglio Comunale aperto della scorsa settimana e quello di ieri convocati dall’Amministrazione di Loiri Porto San Paolo, rimangono ben netti i due livelli di rilevanza della vicenda di Cala Finanza.
Il primo, quello di portata nazionale, si sostanzia nel conflitto istituzionale che vede la struttura di Missione ZES rilasciare un’autorizzazione unica agli interventi proposti dalla Tavolara Bay in spregio dei pareri tecnici negativi acquisiti in conferenza dei servizi, e il Consiglio dei Ministri rigettare l’opposizione della Regione Sardegna con argomenti privi di fondamento giuridico sulla ammissibilità della proposta.
La facilità con cui ha ottenuto il via libera un progetto incompatibile col quadro normativo e pianificatorio regionale sposta potenzialmente a Roma, e all’interno della procedura ZES, una infinita casistica di interventi, piccoli e grandi, per i quali basterà dichiarare la convergenza con le filiere oggetto del Piano strategico della ZES Unica – agroalimentare, turismo, chimica, navale, ferroviaria, ecc. – per superare quel sistema di regole che oggi incardina lo sviluppo della Sardegna sulla salvaguardia del paesaggio e dell’intatto nella fascia costiera.
Le ripercussioni di questo approccio sui territori possono essere devastanti, in Sardegna e nelle altre regioni del Mezzogiorno incluse nella Zona Economica Speciale.
Il secondo piano è quello tracciato dalla delibera con cui il Consiglio Comunale di Loiri Porto San Paolo ha espresso un indirizzo favorevole alla variante urbanistica dalla Zona H2 del Piano Urbanistico vigente alla Zona F2 “Insediamenti turistici preesistenti”. La delibera non ammette nessun volume aggiuntivo, esige che siano garantiti gli accessi al mare e si fa forte della norma del PUC che, per la specifica sottozona, prescrive la cessione al Comune di circa un quarto dell’estensione territoriale interessata dall’intervento. Una soluzione vantaggiosa per la collettività, così è stata presentata dall’Amministrazione comunale, a fronte della certezza che, da Roma, sarebbe arrivato comunque un via libera incondizionato alla prima e più ambiziosa proposta della società brasiliana, ovvero la classificazione dell’area in Zona F4 destinata a “nuovi insediamenti turistici”.
È evidente lo squilibrio di poteri: da una parte il Sindaco di un comune di 4000 abitanti, dall’altra il colosso immobiliare brasiliano e la Presidenza del Consiglio di ministri a valutarne gli investimenti. Ma il Comune ha espresso il proprio parere favorevole all’abbassamento del grado di tutela pur potendo contare sulla “copertura” data dai pareri negativi o di improcedibilità, per l’intero intervento o per sue componenti, già formulati dalla Regione Sardegna (Urbanistica, Tutela del paesaggio, Tutela dell’ambiente), dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, dalla Provincia Gallura, per citarne solo alcuni. Lo ha espresso pur potendo scegliere di indirizzare l’iniziativa imprenditoriale verso l’attuazione delle zone F che il PUC già prevede senza introdurne di nuove. Ha offerto una possibilità, quando poteva aggiungersi – anche con la delibera di indirizzo politico e non solo con il parere tecnico – al coro di voci che avevano correttamente valutato e respinto la proposta alla luce delle norme vigenti cui lo stesso PUC, cinque anni prima, si era uniformato.
Anche volendo prescindere dalla consistenza delle trasformazioni che già stanno avvenendo a Cala Finanza, ad allarmare è la facilità con cui sono state assecondate le richieste della Tavolara Bay imprimendo alle scelte, meditate e recenti, di governo del territorio una curvatura che le riorientava secondo gli obiettivi di investimento della società. Possiamo legittimamente temere che le stesse modalità di richiesta e di autorizzazione verranno utilizzate, in un prossimo futuro, per il resort di lusso già ampiamente pubblicizzato nelle immediate vicinanze, o da proponenti diversi di interventi diversi nella fascia costiera di altri comuni della Sardegna.
“Quello che la Sardegna, però, proprio non può permettersi, è che iniziative puntuali come quella di Cala Finanza facilitino la riproposizione generale di una industria turistica “estrattiva”, appartenente al passato, che occupa le aree “vista mare” e volta le spalle a tutto il resto – afferma Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna.”
“Legambiente registra come importante atto di responsabilità da parte dell’Amministrazione comunale l’annuncio del ritiro della Delibera 50 dello scorso novembre. Oggi che è noto il valore dei servizi ecosistemici offerti dagli ambienti naturali integri, evidente l’esposizione delle coste ai cambiamenti climatici, assodata la connotazione di “bene comune” del litorale anche per rafforzare la capacità attrattiva dei territori, sempre di più i Comuni devono farsi interpreti e difensori di quella visione integrata di sviluppo e tutela maturata in seno al nostro Piano Paesaggistico. Vigileremo perché nessuna deroga e nessuna scorciatoia possano metterla in discussione”

