Italia Rinnovabile

Rinunciando a governare la transizione, la Sardegna centrerà l’obiettivo dei 6,2 GW del 2030 solo tra 25 anni

SVIMEZ: saranno quasi 13.000 i nuovi posti di lavoro generati in Sardegna dai progetti attualmente in fase avanzata di approvazione

La Sardegna ospita circa il 4,8% della capacità rinnovabile nazionale, collocandosi al 10° posto tra le regioni italiane, dopo la Campania (4.729,7 MW) e prima della Calabria (3.361,6 MW). A marzo 2026 il totale della potenza installata ha raggiunto i 3.994,6 MW totali così ripartiti: eolico 1.267,2 MW, fotovoltaico 2.057 MW, idroelettrico 537,1 MW, bioenergie 133,2 MW.

La Sardegna è storicamente una delle regioni con maggiore presenza eolica e oggi si colloca tra le sei regioni italiane che, insieme, ospitano il 91,2% della capacità eolica nazionale; per quanto riguarda il fotovoltaico, è nettamente al di sotto delle regioni leader, nonostante disponga di un irraggiamento solare tra i più elevati d’Italia.

La capacità di accumulo si ferma oggi a 163,4 MW, lontanissima dalla media delle regioni con analoga presenza di rinnovabili, e anche dalla Sicilia con cui condivide l’insularità, condizione che rende la possibilità di accumulare l’energia prodotta ancor più strategica rispetto al resto d’Italia.

Il dato più allarmante messo in evidenza dal Rapporto è il ritardo di 20 anni nel raggiungimento dell’obiettivo del burden sharing, quei 6,2 GW aggiuntivi che il Decreto Aree Idonee assegna alla nostra regione come target al 2030. La Sardegna si colloca oggi tra le regioni più in ritardo, con -461 MW sull’obiettivo intermedio fissato per lo scorso mese di marzo e una media sulle installazioni negli ultimi anni che ci fa stimare il raggiungimento dell’obiettivo al 2030 tra ben 25 anni. Questo a causa della legge 20 che oggi impedisce, sostanzialmente, di installare impianti a scala industriale sull’isola, compresi gli impianti agrivoltaici proposti dagli agricoltori che, ben lontani da ogni speculazione, potrebbero essere una boccata d’aria per l’agricoltura dell’isola e un supporto fondamentale all’adattamento ai cambiamenti climatici in atto.

Il Rapporto cita un altro dato fondamentale tratto dallo studio “L’economia e la società del Mezzogiorno – 2025″ della SVIMEZ – Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno. Alla realizzazione in tempi certi di impianti da rinnovabili – col solo riferimento a quelli che hanno un inter in fase avanzata – corrisponderebbe l’attivazione di investimenti con ricadute occupazionali significative per la Sardegna: 12.876 nuovi addetti in posti di lavoro qualificati e stabili: un argine allo spopolamento e una mano tesa ai giovani perché possano decidere di restare mettendo le proprie competenze al servizio di un territorio che vuole tornare a produrre innovazione e valore.

“Dal Rapporto emergono le tante contraddizioni della nostra Regione – sottolinea Giorgio Querzoli, Responsabile scientifico di Legambiente Sardegna –, che è stata la prima ad aver approvato la legge sulle Aree idonee ma, invece di fare della transizione energetica un’occasione di sviluppo economico ed ambientale, ha utilizzato lo strumento normativo per escludere il 99% del territorio regionale dalla possibilità di realizzare impianti di scala industriale. Dagli impianti in fase di approvazione deriveranno quasi 13000 nuovi posti di lavoro e la Sardegna ha da tempo in esercizio impianti eolici che ben dimostrano la possibilità di una relazione virtuosa con il territorio e le comunità locali, eppure si oppone caparbiamente, non solo ai nuovi impianti, ma anche al repowering di quelli esistenti e, nonostante confermi in tutte le sedi istituzionali di voler raggiungere i 6,2 GW previsti, è la regione più in ritardo sulla tabella di marcia

“La soddisfazione con la quale ieri la Giunta regionale ha accolto il rigetto da parte della Corte costituzionale dell’approvazione di alcuni impianti agrivoltaici concessa dal Ministero è sintomatica – sottolinea Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna –: il governo della transizione energetica della Sardegna continua a essere delegato alle aule dei tribunali e a valutazioni di forma più che di sostanza. Vorremmo invece vedere coraggio e assunzione di responsabilità nell’esaminare i progetti nel merito, rigettando quelli sbagliati e approvando in tempi ragionevoli quelli ben fatti; da questa sostanziale rinuncia a decidere sulle rinnovabili trae vigore la Sardegna fossile, quella del metano e del carbone che bruceremo per produrre energia – a caro prezzo economico ed ambientale – sino al 2038”.

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