L’ampliamento delle ZPS in Sardegna: un passo significativo per il rafforzamento della rete delle aree tutelate e la promozione di una gestione attiva ed efficace
Opportunità strategica per promuovere modelli di sviluppo locale capaci di coniugare la valorizzazione del patrimonio naturale con la crescita delle economie territoriali
Prioritario il potenziamento della governance pubblica, con competenze tecnico-scientifiche a disposizione di una gestione coordinata dei siti
La Direttiva Europea Uccelli (2009/147/CE) stabilisce che gli Stati membri individuino e classifichino come Zone di Protezione Speciale (ZPS), nell’ambito della Rete Natura 2000, i territori più idonei alla conservazione delle specie di uccelli selvatici, con particolare riferimento a quelle maggiormente minacciate e agli habitat essenziali per la loro sopravvivenza e riproduzione. La Regione Sardegna, nell’ambito del progetto LIFE Abilas, finalizzato alla reintroduzione dell’Aquila di Bonelli, ha proposto un intervento di revisione della perimetrazione della Rete Natura 2000, basato anche sulle Important Bird Areas (IBA) già individuate. Queste ultime costituiscono un importante riferimento scientifico per l’identificazione delle aree da designare come Zone di Protezione Speciale (ZPS). La proposta prevede l’ampliamento di due ZPS esistenti e l’istituzione di una nuova ZPS, per una superficie complessiva superiore a 72.000 ettari, distribuita nei territori di Ozieri, Bosa e Sassari.
Legambiente Sardegna sostiene convintamente questa proposta.
Le nuove perimetrazioni si basano sui tracciamenti GPS delle aquile rilasciate, sui monitoraggi sul campo e, per i grifoni, sui dati raccolti dai dispositivi nell’ambito del progetto LIFE Safe for Vultures: gli spostamenti degli individui monitorati hanno evidenziato la rilevanza ecologica di territori che, pur risultando funzionali alle esigenze della specie, ricadono in parte al di fuori dell’attuale perimetrazione della Rete Natura 2000. Nello specifico:
- Bosa, Suni e Montresta (ITB023037): l’ampliamento viene proposto in considerazione della presenza di una coppia di individui di Aquila del Bonelli rilasciati durante il precedente LIFE Aquila a-Life, nonché del valore naturalistico dell’area, testimoniato dalla presenza del Grifone, dell’Astore sardo, del Nibbio reale, dell’Aquila reale e della Magnanina sarda, oltre ad altre specie di particolare interesse conservazionistico e minacciate incluse nelle Liste Rosse regionale e nazionale;
- Piana di Ozieri (ITB013048): la ZPS passerebbe dagli attuali 21.069 ha a circa 51.833 ha, fino a coincidere con l’IBA 173. L’area ospita, dal 2026, una coppia di Aquile di Bonelli e comprende uno dei due principali nuclei nidificanti di Gallina prataiola, specie la cui popolazione nazionale è concentrata in Sardegna;
- Monte Forte – Nurra – Lago di Baratz: la nuova ZPS si estenderebbe su 9.503 ha, interamente ricadenti nel territorio comunale di Sassari. L’ area riveste un ruolo strategico per l’alimentazione e la sosta dell’Aquila di Bonelli, del Grifone e del Capovaccaio, nonché di altre specie caratterizzate da uno stato di conservazione sfavorevole.
Nel complesso, le proposte concorrono al miglioramento dello stato di conservazione di sette specie incluse nella Lista 1 degli impegni nazionali (Pledges) previsti nella Strategia nazionale per la biodiversità 2030, per le quali la Regione ha assunto impegni specifici. Sebbene esse derivino da progetti di tutela o reinserimento caratterizzati da focus molto specifici, i loro effetti positivi si estendono ben oltre le specie target, contribuendo alla salvaguardia di interi ecosistemi, al mantenimento dei processi ecologici in atto e alla creazione di condizioni favorevoli, all’incremento della biodiversità e al rafforzamento degli equilibri ecologici su scala territoriale.
L’ampliamento della Rete Natura 2000 si inserisce nel quadro di impegni già assunti a livello europeo, nazionale e regionale in materia di tutela della biodiversità e conservazione degli ecosistemi. La Strategia UE per la biodiversità al 2030 fissa l’obiettivo di sottoporre a tutela almeno il 30% della superficie terrestre e marina dell’Unione, prevedendo che almeno il 10% sia sottoposto a protezione rigorosa. La Strategia nazionale per la Biodiversità attribuisce alle Regioni un ruolo prioritario nel completamento e rafforzamento della rete delle aree protette. La Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, declinando a livello territoriale gli obiettivi dell’Agenda 2030, rapporta tali traguardi alla situazione effettiva della Sardegna: i dati a disposizione mostrano che, nel 2017, a fronte di un target del 30%, le aree protette interessavano complessivamente il 19,9%. Ancora più significativo risulta il divario relativo allo stato di conservazione degli habitat: nel 2018, quelli valutati con uno stato favorevole rappresentavano il 7,1%, rispetto ad un traguardo del 32,8%.
L’eventuale approvazione delle tre proposte determinerebbe un incremento della superficie regionale inclusa nella Rete Natura 2000, che passerebbe dall’attuale 18,85% al 20,02%. Sebbene tale valore rimanga ancora al di sotto degli obiettivi fissati dalla Strategia dell’Unione europea per la biodiversità al 2030, l’ampliamento rappresenterebbe un passo significativo verso il rafforzamento della rete delle aree tutelate e la promozione di una gestione attiva ed efficace dei territori interessati.
In una prospettiva di sviluppo consapevole, che riconosce nella salute degli ecosistemi e nella conservazione dei sistemi naturali un presupposto fondamentale per la sostenibilità e la continuità delle economie locali, l’ampliamento della Rete Natura 2000 assume una rilevanza strategica e offre importanti opportunità. In primo luogo, esso rappresenta l’infrastruttura territoriale di riferimento su cui verranno orientati i finanziamenti per la programmazione e attuazione di interventi di recupero previsti dal nuovo quadro normativo europeo. Il Regolamento europeo del ripristino ambientale (Regolamento UE 2024/1991), entrato in vigore nell’agosto 2024, dà infatti un carattere giuridico vincolante e su vasta scala all’obiettivo della conservazione di habitat e specie, riportando un ecosistema degradato a una condizione migliore dal punto di vista delle relazioni funzionali, migliorandone la stabilità ecosistemica, la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti locali e globali, agendo sui fattori di impatto, sulle singole specie e sulle comunità nel suo complesso, all’interno e all’esterno della rete delle aree protette regionale. I finanziamenti destinati al ripristino ambientale potranno sostenere la realizzazione di interventi concreti di recupero, riqualificazione e rigenerazione ambientale, con particolare attenzione agli ecosistemi e agli habitat di interesse comunitario presenti nei siti della Rete Natura 2000. In tale contesto, l’ampliamento delle ZPS rappresenta un’opportunità strategica per rafforzare il quadro territoriale di riferimento per la programmazione degli interventi e favorire l’accesso alle risorse finanziarie disponibili per la conservazione e il ripristino della biodiversità a vari livelli, specie-comunità-paesaggio.
Tutte le azioni che verranno intraprese per il ripristino di ecosistemi degradati contribuiranno al miglioramento dei sistemi naturali che potranno di nuovo fornire servizi ecosistemi importanti per l’uomo come il miglioramento della qualità dei suoli che, a loro volta, sono da supporto al pascolo e all’agricoltura, implementando le produzioni di qualità e a marchio riconosciuto, con incremento della capacità attrattiva verso un turismo altospendente e sensibile alle tematiche ambientali e alla sostenibilità delle destinazioni. In una prospettiva più ampia, il rafforzamento della Rete Natura 2000 può rappresentare un’opportunità strategica per promuovere modelli di sviluppo locale capaci di coniugare la valorizzazione del patrimonio naturale con la crescita delle economie territoriali.
La Strategia regionale per lo Sviluppo sostenibile traduce questa consapevolezza in obiettivi concreti, ma al tempo stesso raggiungibili:
- lo sviluppo del turismo naturalistico e del birdwatching, attraverso la promozione di offerte ecoturistiche nelle aree di maggiore pregio ambientale, da valorizzare durante tutto l’arco dell’anno. Ciò consentirebbe di ampliare l’attrattività turistica oltre le mete più conosciute, come quelle balneari, orientando l’attenzione anche verso paesaggi e territori ancora poco esplorati, ma di altrettanto rilevante valore ambientale;
- il raggiungimento di 5,7 giorni di permanenza turistica per abitante nei mesi non estivi, rispetto agli 1,7 del 2018, contribuendo ad una destagionalizzazione dei flussi turistici che le aree interne attendono da anni;
- la promozione della Sardegna come “The biggest wild Mediterranean island”, un posizionamento che può trovare credibilità solo attraverso la tutela del suo patrimonio naturale e della sua unicità;
- il raddoppio, e oltre, delle superfici agricole biologiche (dal 10,2% al 25%), con ricadute positive sul potenziamento delle filiere locali e sulle opportunità di sviluppo e di incentivazione delle aziende situate all’interno e nelle aree limitrofe ai siti tutelati.
La conservazione della biodiversità, inoltre, non è necessariamente in contrasto con le attività economiche e produttive locali. Se gli obiettivi prioritari di una Zona di Protezione Speciale (ZPS) sono indubbiamente quelli della tutela e della conservazione dell’avifauna e dei suoi habitat, le modalità attraverso cui tali obiettivi vengono perseguiti possono vedere gli attori locali assumere un ruolo attivo, diventando al tempo stesso protagonisti e beneficiari delle iniziative di conservazione. Il coinvolgimento attivo degli attori del territorio li rende parte integrante del progetto e quindi più coinvolti nelle azioni che devono essere intraprese, diventando custodi del sistema naturale la cui conservazione deve essere garantita. Ne è un esempio il coinvolgimento degli allevatori nella realizzazione dei carnai aziendali, a supporto della sopravvivenza e dell’espansione della popolazione di grifoni.
Una ZPS, pertanto, non deve essere percepita come un recinto o un vincolo imposto al territorio, ma come un’opportunità per costruire un quadro di regole, interventi e progetti condivisi, da definire attraverso una governance partecipata che coinvolga la Regione, gli enti locali e i diversi portatori di interesse. In questa prospettiva, il processo di ascolto e confronto avviato dalla Regione, al quale Legambiente Sardegna porta il proprio contributo, rappresenta una premessa fondamentale per costruire una sinergia effettiva tra conservazione della natura e sviluppo locale.
Auspichiamo, infine, che tale processo possa portare nel breve tempo alla definizione uniforme degli aspetti gestionali dei siti della Rete Natura 2000 attraverso il rafforzamento del sistema di governance pubblica, dotato di adeguate competenze tecnico-scientifiche e delle necessarie figure professionali. Attualmente i siti della rete Natura 2000 in Sardegna fanno parte del sistema delle aree protette, ma non sempre sono gestite come tali, e questo rappresenta una debolezza da colmare con urgenza; la gestione dei siti richiede infatti un presidio istituzionale stabile, capace di assicurare il coordinamento degli interventi, il monitoraggio degli obiettivi di conservazione e il coinvolgimento continuativo delle comunità locali.