Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«Il Comune riprenda in mano il porto»
07/08/2008
autore: Gianni Olandi
ALGHERO. Per decenni è stato quasi un corpo estraneo al contesto politico amministrativo della città. Una sorta di zona franca quasi interdetta all’Ente locale, forse anche per incapacità operativa dello stesso, dove si è consumata nell’indifferenza pubblica e istituzionale una brillante operazione di tipo economico: si sono socializzati i costi e privatizzate le rendite. Ma ora il porto di Alghero è tornato di attualità. C’è voluta una ipotesi di inserimento dello stesso nell’autorità portuale di Olbia che ha fatto esplodere un primo dibattito e negli ultimi giorni la presentazione di uno schema di piano particolareggiato dell’intera area portuale. Se ne parla in questi giorni in consiglio comunale ma l’argomento è talmente salito di tono che domani sera alle 18,30 se ne parlerà in occasione di una tavola rotonda organizzata da Legambiente che si terrà a bordo della Goletta Verde che proprio domani getterà le ancore alla fonda del porto per il tradizionale appuntamento estivo. Il titolo dell’incontro sarà “Alghero, lo sviluppo del porto e la tutela delle coste”. Due prospettive che potrebbero perfino entrare in rotta di collisione almeno stando allo schema di piano particolareggiato che prevede la realizzazione di una nuova e grande darsena dove potrebbero trovare collocazione millecinquecento nuovi posti barca. Oltre alle infrastrutture di supporto alla nautica. Legambiente ha partecipato al volo tale progettualità e cogliendo l’occasione della presenza ad Alghero dell’ammiraglia ambientalista ha organizzato l’incontro coinvolgendo tutti gli operatori pubblici, privati, istituzionali e le conserelle dell’ambiente quali Lipu, Wwf e Italia Nostra. Si partirà da una considerazione, peraltro già nota a tutti: il porto di Alghero è uno dei più grandi del Mediterraneo, certamente il più grande della Sardegna in termini di posti barca ed estensione. Interamente realizzato con i soldi pubblici. Domani sera sulla Goletta Verde si porrà anche il quesito che la politica locale ha lasciato in astanteria da sempre: come mai le ricadute ecocnomiche di un impianto del genere sono minime, sottodimensionate rispetto alle enormi potenzialità. Legambiente, attraverso il coordinatore dell’iniziativa, Luciano Deriu, gli da una chiave di lettura abbastanza significatiiva: la causa va ricercata in una inadeguata struttura gestionale, lasciata alla concessioni di decine di gruppi di privati. Ragionamento dal quale si deduce che i gruppi appena accennati hanno indubbiamente tratto vantaggio dagli investimenti pubblici restituendo alla economia cittadina meno delle briciole dei volumi finanziari che si muovono nell’area portuale. Volumi che forse varrebbe la pena conoscere, approfondire, valutando il costo concessione con il presunto utile degli attracchi dei posti barca. Domande che non si è mai posto nessuno ma che ora con l’arrivo di uno schema di piano particolareggiato, e nuovi 1.500 posti barca, in molti si stanno mettendo. Anche a Palazzo Civico.
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