Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
La Marina vuole riprendersi Guardia del Moro
01/08/2008
autore: Piero Mannironi
Chiesto il parere del Comipa per ripristinare la servitù nell’isola di Santo Stefano
LA MADDALENA. La Marina non si rassegna a perdere il deposito sotterraneo di Guardia del Moro, nell’isola di Santo Stefano. Infatti, dopo la sentenza del Tar Sardegna che ha bocciato la richiesta di rinnovo della servitò militare perchè presentata fuori tempo massimo, la Marina chiede ora un nuovo decreto per “riprendersi” il gigantesco sistema di gallerie. E lo fa con un tempismo eccezionale. La sentenza con la quale il tribunale amministrativo ha fatto decadere i vincoli della servitò è stata depositata infatti in segreteria il 7 luglio e, dopo appena dieci giorni, ecco arrivare dal “Genio militare per la Marina” la richiesta del parere vincolante del comitato misto paritetico regionale sulle servitò per riavere Guardia del Moro. eri mattina la Marina voleva una risposta dai membri civili del Comipa. Una risposta che era facile prevedere negativa, ma che avrebbe in ogni caso messo in moto le procedure previste dalla legge 898 del 1976. E cioà il ricorso del presidente della Regione al ministero della Difesa e, in sede d’appello, al Consiglio dei ministri. Un meccanismo che dovrebbe essere di garanzia reciproca per Governo e Regione, ma che, nella sostanza, concede l’ultima parola, e quindi la decisione, al premier e al ministro della Difesa. Ma ieri la decisione del Comipa non c’è stata. E’ stata infatti rinviata perchè i componenti civili del Comitato hanno chiesto e ottenuto un sopralluogo da fare nel corso di una prossima seduta dello stesso organismo. E’ chiaro che la Marina vuole bruciare le tappe e perciù la posizione dei membri del Comipa di nomina regionale ieri ha spiazzato i militari e provocato una certa irritazione. Sembra infatti che, davanti alle insistenze pressanti dei rappresentanti delle forze armate, i componenti civili abbiano addirittura minacciato di abbandonare la riunione. Alla fine, i militari hanno ceduto e così verrà effettuato un sopralluogo in quei dodici chilometri scavati nel granito di Santo Stefano dove attualmente si trova qualche vecchia torpedine e le armi sequestrate nel 1994, nello stretto di Otranto, alla nave Jadran Express del miliardario russo Zhukov. Insomma, oggi Guardia del Moro ì più che altro un deposito giudiziario. L’altro ieri, il presidente della Regione Renato Soru ha incontrato a Cagliari i rappresentanti del Consiglio regionale del Comitato paritetico, ribadendo la netta opposizione a qualsiasi nuova servitù, prima che si apra una discussione con il Governo sulla riduzione delle attivitè militari in Sardegna. Soru ha ricordato che il presidente del consiglio Berlusconi, al termine dell’incontro dedicato venerdé scorso al prolungamento della pista nel poligono di Quirra, si è impegnato ad aprire un tavolo sulla complessiva materia dei poligoni in Sardegna, fra la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero della Difesa e la Regione. Proprio il “caso Quirra” sembra avere riaperto vecchie ferite, sancendo di fatto la fine di un negoziato tra Governo e Regione per la riduzione del peso della presenza militare nell’isola. Perciò Soru è tornato sul concetto di dominio dicendo: «Quando le esigenze di sviluppo economico e di gestione del territorio non sono armonizzate con quelle della difesa e queste prevalgono e diventano esagerate e investono un territorio di 24 mila ettari, dieci chilometri di costa solo a Villaputzu, piÈ di trenta a Teulada, non siamo più alla doverosa collaborazione a cui ogni Regione ì tenuta, ma siamo al dominio». «Noi — dice Gianni Aramu del Comipa — ci siamo mossi sulle direttrici di un principio che ì stato concordato tra Governo e Regione. E cioì quello di una progressiva riduzione delle servitÈ in Sardegna. Mi sembra invece che la Difesa si muova in una direzione opposta, prima chiedendo la costruzione di un aeroporto nel poligono del Salto di Quirra e poi il ripristino della servitÈ a Guardia del Moro». Anche Pio Palazzolo, un altro membro del Comitato misto paritetico, maddalenino, non ì d’accordo sul fatto che la Marina si “riprenda” il deposito sotterraneo di Santo Stefano. E lo dice con molta chiarezza: «E’ evidente che la presenza di quelle gallerie in mano alla Difesa ostacoli i progetti di riconversione economica e sociale dell’arcipelago. Santo Stefano continuerebbe a essere off-limits per ogni iniziativa e, come se non bastasse, anche il traffico nel braccio di mare tra Santo Stefano, La Maddalena e Caprera verrebbe fortemente condizionato. In estrema sintesi, quel deposito sarebbe una vera iattura per l’arcipelago». In questo ennesimo punto di tensione nei rapporti tra la Difesa e la Regione ci sono alcuni paradossi che ì bene non dimenticare. Il primo e piÈ importante ì che cinque anni fa il deposito di Guardia del Moro non interessava piÈ di tanto alla Marina. Al punto che venne offerto alla Us Navy. La circostanza saltò fuori nel 2005 da un documento riservato della Us Navy, chiamato in codice Rsip. Nel documento, uscito dagli archivi del Comusnaveur (il comando della Us Navy in Europa), emergeva che lo stato maggiore italiano nel marzo del 2003 aveva offerto alla Us Navy le aree dell’Arsenale (Western portion), le due caserme Sauro e Faravelli e le strutture di Guardia Vecchia, mentre il ministero della Difesa italiano (indicato con la sigla ModI) aveva messo a disposizione della Marina americana anche l’intero comprensorio di Santo Stefano, incluso il tunnel del deposito di munizioni di Guardia del Moro. Due anni fa, il dietro-front del capo di stato maggiore della Marina, l’ammiraglio di squadra Paolo La Rosa: «Il deposito di Guardia del Moro, a Santo Stefano, ha per noi un valore strategico».
Chiavi di questa notizia: Maddalena