Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

La fotografia di Porto Torres: un cocktail di veleni mortali

24/10/2006

autore: Daniela Scano

La relazione della Conferenza di servizi del ministero analizza la zona industriale 

PORTO TORRES. Uno stagno prosciugato dai rifiuti che negli anni hanno assorbito la vita e rilasciato nel terreno il loro carico di morte. Acque di falda che di acqua ne contengono pochissima e sono, ormai, solo cocktail di veleni. «Composti alifatici clorulati cangerogeni totali» - solo per citare quello dal nome più lungo - in concentrazioni angoscianti.  Ma anche arsenico, ferro, manganese, solfati, idrocarburi. E tanto benzene da far navigare una intera flotta. Pesci imbottiti di diossina che nuotano placidi nelle acque antistanti il petrolchimico e si spostano in quelle del porto commerciale. E da lì chissà dove.   I destinatari. La relazione della Conferenza di Servizi «decisoria» del ministero dell’Ambiente, direzione Qualità della vita, fotografa la zona industriale di Porto Torres ed è da due settimane sulle scrivanie di quarantaquattro destinatari. Ci sono proprio tutti: sindaci e amministratori locali, enti di vigilanza, ma anche una teoria di aziende dai nomi conosciuti e non, grandi e piccole, tutte operanti nella zona industriale. Tutte chiamate a partecipare a una bonifica di interesse nazionale. A reagire, con senso di responsabilità, all’emergenza infinita.  Chiunque abbia letto la relazione non può stupirsi per la fretta con cui la Regione ha ordinato la costruzione di un muro di contenimento davanti a tutta l’area. Tutti i sospetti sono certezze elencate in un libro a disposizione di tutti. Neppure il linguaggio asettico degli esperti riesce a cancellare l’effetto spaventoso.   Una bomba ambientale. Dopo uno stillicidio di allarmi è ormai chiaro che la zona industriale di Porto Torres sia una bomba non più innescata, ma già esplosa, della quale bisogna correre a raccogliere una miriade di frammenti. Prima che finiscano di martoriare l’ambiente e la salute.   Il muro. Il famoso muro e il coinvolgimento della Syndial. Se ne è parlato tanto, ma forse non si sa che è solo una delle diciassette prescrizioni deliberate «dopo ampia e articolata discussione» dalla Conferenza di servizi. Ci sarebbero altri sbarramenti da fare «attesa - scrivono gli esperti - l’ubicazione delle aree in esame all’interno di uno stabilimento la cui falda è interessata da un elevato e generalizzato stato di contaminazione anche da sostanze cancerogene». Destinataria, in questo caso, la Ineos Vinyls spa che aveva ricevuto medesimo messaggio, dallo stesso mittente, un anno fa. Ma che per ora ha solo sbrigato «la fase di definizione delle attività propedeutiche».  Ma uno sbarramento dovrebbe essere eseguito anche dalla Sasol Italy spa che, da un esame preliminare condotto su un atto di caratterizzazione da lei stessa realizzato il 13 giugno 2006, è alle prese con acque di falda con sostanze «anche cancerogene». Benzene venti volte oltre il limite, come ferro e il manganese. E questi valori schizzano verso l’alto vicino agli impianti.  E devono partecipare alla costruzione del muro anche Eni ed Esso, «atteso - per la prima - il diffuso stato di contaminazione delle acque di falda con presenza di hot spot di sostanze anche cangerogene, nonché la presenza di un bersaglio sensibile a valle del deposito costituito dal mare antistante». E deve quotarsi anche Endesa per arginare fisicamente i veleni distillati dalle sue arterie industriali. Nelle acque di falda del Petrolchimico, dove bisognerebbe sbarrare l’affaccio a mare, c’è un «esteso stato di compromissione di sostanze cancerogene».   Il lago prosciugato. C’è poi l’immenso immondezzaio dell’area Cse dove, negli anni, i rifiuti hanno soffocato la vita dello stagno Genano. Settantamila metri quadrati di «deposito incontrollato di rifiuti che potrebbero essere altamente contaminati». E la discarica di Minciaredda, dove le analisi fatte eseguire dalla Provincia di Sassari hanno evidenziato «una contaminazione diffusa da idrocarburi pesanti e puntuale da mercurio e cadmio e di organismi significativi per il consumo alimentare».  Per gli esperti della Conferenza di Servizi, inoltre, «non ci sono i documenti in merito alla messa in sicurezza delle aree agricole e di quelle destinate a pascolo, contigue all’insediamento industriale di Porto Torres». Però è necessario acquisirli, in fretta.  La necessaria documentazione manca, del tutto, nella vasta area su cui insiste il «Centro intermodale regionale» a sud-est del Petrolchimico. La Conferenza di servizi ha deliberato di richiedere alle società Distoms, Sarda Laterizi, Holdston (in liquidazione) e Accademia dell’Ambiente, titolari di aree sulle quali si svolgono attività potenzialmente inquinanti, il piano di caratterizzazione delle aree di competenza. In caso di inadempienza, saranno attivati i poteri sostitutivi per l’esecuzione degli interventi.   Le aree dell’Asi. Molto vaste le aree del Consorzio Asi: 155 ettari così suddivisi: depuratore consortile e forno essicatore (16), la discarica di fanghi (11), 46 ettari di lotti industriali di cui 12 già assegnati, vasconi di acqua industriale, 42 ettari di strade, 29 ettari di aree verdi. Già nel marzo 2006, il consorzio Asi aveva chiesto una proroga dei termini di trasmissione della documentazione richiesta. La Conferenza di Servizi ha chiesto, in tempi brevi, il piano di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza adottati o in corso di adozione di tutte le aree. Priorità a depuratore consortile, discarica fanghi, darsena (servizi Asi) «in prossimità della quale - scrive il dirirgente nazionale Gianfranco Mascazzini - si osserva il fenomeno della polla nonché all’area in corrispondenza del lagone».  Nella relazione c’è una sintesi dello stato di fatto dell’area marino-costiera ricompresa nell’area industriale, il cui piano di caratterizzazione dell’Icram è stato approvato dalla Conferenza di Servizi decisoria del 22 giugno 2004.   Minciaredda. È questa l’area a maggiore criticità e per questo è entrata nel programma di monitoraggio 2003-2006 predisposto e finanziato dalla Comunità europea. La Provincia di Sassari ha eseguito campionamenti del fondale marino, dei sedimenti delle spiagge nell’area esterna alla diga foranea, della colonna d’acqua e di organismi marini, per verificare una potenziale contaminazione. La campagna di prelievo è stata estesa anche in aree esterne alla perimetrazione, su organismi diversi dalla rete trofica e significativi per il consumo alimentare. Le analisi chimiche hanno rilevato, questa la valutazione dell’Icram sui dati forniti dalla Provincia il 26 aprile 2006, una contaminazione diffusa di idrocarburi pesanti e puntuale da mercurio e cadmio. Questo elemento chimico metallico, usato nella fabbricazione di leghe, è stato rilevato in «contaminazione puntuale» anche nel’acqua.   I pesci alla diossina. È del 23 maggio 2006 la nota trasmessa dalla Regione Sardegna al ministero dell’Ambiente «recante preoccupanti risultanze di accertamenti effettuati su pesci e molluschi nell’area antistante lo stabilimento Petrolchimico. Da tale relazione emerge un elevato livello di contaminazione di diossine e furani nei tessuti di pesci e molluschi». Le concentrazioni, specie in corrispondenza del porto industriale, risultano «superiori ai tenori massimi ammissibili per le derrate alimentari. In particolare, i composti Cpb e le diossine raggiungono talvolta il 200 per cento del limite massimo previsto sul prodotto fresco». La contaminazine è estesa al porto commerciale «... e suggerisce - si legge nel documento - una possibile estensione della medesima anche al di fuori del porto industriale».  Gianfranco Mascazzini sottolinea come «l’interdizione della pesca in aree ben definite, misura idonea per affrontare la contaminazione delle vongole, costituisca un provvedimento di difficile formulazione e attuazione».  La Conferenza di servizi ha deliberato di richiedere al gruppo di lavoro Norm «una idonea e puntuale procedura di caratterizzazione integrativa finalizzata alla determinazione della eventuale presenza di radioattività nei sedimenti della predetta area marino-costiera». Ancora: «attese le preoccupanti risultanze dell’indagine condotta sul biota marino nell’area antistante il Petrolchimico, delibera di chiedere alla Asl e all’Arpa, al Comune di Porto Torres e alla Provincia di adottare, ciascuno per la parte di propria competenza, le necessarie misure atte a garantire la salute umana, nonché la protezione dell’ambiente dell’area marina antistante l’area industriale di Porto Torres». Entro trenta giorni Capitaneria, autorità portuale, Comuni interessati dovranno far pervenire al ministero l’elenco dei soggetti titolari di concessioni demaniali. Tutti i soggetti, pubblici e privati, dovranno inoltre fornire adeguate informazioni sui cicli produttivi.  Dopo questa relazione, nessuno potrà dire di non sapere la verità sui veleni dell’area industriale di Porto Torres.

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