autore: G. Bazzoni
Dalla diossina ai metalli pesanti. Al momento non si sa ancora se le sostanze inquinanti siano solo una eredità del passato
PORTO TORRES. Un mittente e quarantaquattro destinatari «per quanto di competenza». A volte i numeri parlano più delle relazioni tecniche. Per capire la portata e la complessità dei problemi legati alla bonifica dell’area industriale si può partire dai destinatari del verbale della Conferenza di servizi, riunita il 30 agosto nei locali del ministero dell’Ambiente, direzione «Qualità della vita». Alla fine della riunione, con 18 punti all’ordine del giorno, il rapporto è partito in tutte le direzioni. Ministeri, Regione sarda, Provincia di Sassari, Comuni di Porto Torres e Sassari, enti di vigilanza. Lunghissimo l’elenco delle aziende coinvolte nell’opera di bonifica, monitoraggio e risanamento: Syndial certo, che attraverso il suo avvocato fiduciario, Piero Arru, per il momento non vuole commentare l’ordine di realizzare il muro di sbarramento a mare. Ma il ministero dell’Ambiente chiede conto sui «veleni» di Porto Torres anche a Eni, Endesa, Terna, Esso, Ineos, Sasol, Butangas, Sarda Laterizi, Accademia dell’Ambiente solo per citare i più noti. Tutti coinvolti a vario titolo nell’opera di risanamento e destinatari di prescrizioni che dovranno essere eseguite a tambur battente. Perché la situazione è grave. I nuovi soggetti La vera novità della relazione è che questa non riguarda solo i soggetti «storici» dell’industria pesante di Porto Torres ma, come si può leggere nel documento ministeriale, «la Conferenza di servizi ha evidenziato all’interno del perimetro una serie soggetti titolari di attività produttive potenzialmente inquinanti che non hanno presentato alcuna documentazione, nè sulle attività di messa in sicurezza». La Conferenza di Servizi ha messo in luce la necessità di andare a fondo negli accertamenti e ha chiesto la trasmissione entro un mese del piano di caratterizzazione delle aree di competenza. Petrolchimico Le analisi, come già si sapeva dall’inchiesta della Procura, hanno riscontrato nelle acque del porto industriale risultati allarmanti e la presenza di diossine, furani e altri composti chimici nei tessuti dei pesci e dei molluschi. «Le concentrazioni rilevate - si legge nel documento - risultano superiori ai tenori massimi ammissibili per le derrate alimentari stabiliti dalla Comunità europea». «Dal rapporto risulta - scrive il direttore generale del ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini - che i valori di concentrazione sono perfino superiori a quelli rilevati nelle vongole di un’altra area fortemente compromessa quale Marghera». Preoccupanti, secondo la Conferenza di Servizi, «i rischi sanitari associati al consumo alimentare degli organismi marini pescati nell’area dove sono stati rilevate le contaminazioni». Le grandi discariche «Da un dossier elaborato dalla Regione si evince che nella discarica nota come cava gessi, nell’area del Petrolchimico - si legge nella relazione - sono stati attivati interventi di messa in sicurezza di emergenza, cosa che è avvenuta anche nella discarica di Minciaredda». Per gli esperti del ministero si tratta però solo dei primi interventi. Indispensabili. Lo stesso documento, infatti, sostiene che «la discarica di Minciaredda è di dimensioni molto più ampie di quelle censite nel piano Ansaldo e dovrà essere oggetto di accurati approfondimenti in sede di predisposizione del piano di caratterizzazione». Fiume Santo Dai controlli eseguiti nella falda è emerso «un esteso stato di compromissione delle acque, connesso alla presenza di molteplici superamenti di limiti vigenti in materia di bonifiche». Anche in forma di hot spot di sostanze cancerogene per parametri quali manganese (anche 60 volte oltre il limite) e triclorometano (oltre 10 volte il limite). E anche ad Endesa viene chiesto di «attivare la realizzazione di un sistema di sbarramento fisico continuo lungo l’affaccio a mare dell’area della centrale, onde impedire la diffusione della contaminazione rilevata nelle acque della falda sia superficiale che profonda verso il mare antistante». Anche a Endesa, come alla Syndial, è stato dato un termine (venti giorni) per «adottare interventi di messa in sicurezza di emergenza». Capitaneria di porto La Conferenza decisoria ha deliberato di chiedere alla Capitaneria di porto e ai Comuni di Porto Torres e Sassari di fornire, entro trenta giorni, l’identificazione dei titolari di concessioni demaniali (pontili di carico e scarico ed eventuali oleodotti di trasferimento dai pontili) all’interno dell’area marino-costiera perimetrata. Questo affinché effettuino «le caratterizzazioni dei sedimenti». Anche i Comuni competenti per territorio sono stati invitati a «caratterizzare le eventuali aree pubbliche, agricole e destinate a pascolo, contigue a insediamenti industriali». Il cammino per la bonifica dell’area industriale di Porto Torres è solo ai primi passi, ma coinvolge tutti.