Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«Il G8 lo facciamo da un’altra parte»
10/07/2008
Il premier gela la Sardegna: lavori a rilento, il governo ha una soluzione di riservaLA MADDALENA. Prima di risalire sull’Airbus che, dal vertice di Toyako, lo riportava in Italia, Silvio Berlusconi ha avuto il tempo per far saltare le coronarie alla Sardegna. «Il Governo ha una soluzione di riserva se i lavori per il G8 del 2009 alla Maddalena non fossero terminati. Comunque - ha assicurato il premier -, sarà fatto il possibile per finire i lavori e realizzare il prossimo G8 in Sardegna». La doccia giapponese raffredda l’isola, e Renato Soru precisa che le parole del primo ministro «sono quelle già espresse nel corso del soppralluogo tecnico alla Maddalena: l’incontro tra grandi avverrà nell’isola». «E’ naturale - ha spiegato ieri pomeriggio il governatore - che nell’organizzare eventi planetari di questa importanza debbano essere approntate delle soluzioni alternative. Ma siamo tutti certi che l’incontro si farà alla Maddalena, così come previsto». Ne è certa anche la presidente della Provincia Olbia Tempio, Pietrina Murrighile. Dagli uffici romani dell’alto commissariato per il G8 arrivano parole rassicuranti. «E’ il concetto già espresso alcune settimane fa dal premier alla Maddalena - dice Guido Bertolaso - e ampiamente riportato dalla stampa. Questa volta il dubbio di fondo è stato espresso in un contesto internazionale, da quì l’ipotesi, piuttosto remota, che l’evento abbia una sede diversa da quella isolana. Nelle prossime ore saranno affidati dall’Alto Commissariato 5 grossi appalti, e prevediamo di poter chiudere il discorso “lavori” nei tempi previsti, anche se questi sono limitatissimi. Per quanto riguarda la sede alternativa a cui ha fatto riferimento il premier, questa è una delle previste opzioni operative legate al’organizzazione di un evento più che complesso, un incontro che non contempla sbavature di alcun genere, neppure all’ultimo minuto. Per noi tutto procede come da scaletta, con l’evento fissato nell’isola della Maddalena». Il primo problema (anche se nessuno lo vuole dire) è quello relativo alla sicurezza da garantire ai capi di Stato e alla popolazione che ospita l’evento. Un evento che, stando alle parole di Berlusconi, potrebbe riservare una variabile proprio in terra sarda. «Da ora siamo noi i protagonisti - ha detto ieri il premier - il “format” dell’incontro cambierà. Una giornata sarà in pratica dedicata al G8-13, anche se la formula non muterà granchè. Potrebbe però essere modificata la sede». Sono state queste le parole del presidente del Consiglio che hanno allertato i giornalisti al seguito, dando corpo ai tanti dubbi che circolano da un pò di tempo sul luogo del prossimo G8. «Siamo indietro nei lavori», ha spiegato Berlusconi, anche se Bertolaso lo ha rassicurato sulla perfetta sincronizzazione dei tempi. «Ci hanno detto - ha spiegato il Cavaliere senza giri di parole, e questa è un’informazione che potrebbe essere giunta al premier nelle ultime ore - che i lavori potrebbero non essere completati in tempo. In ogni caso - ha assicurato - terremo pronta una soluzione di riserva ove avessimo difficoltà a terminare entro il prossimo luglio. Abbiamo dato il via alle opere, però la Maddalena è un isola. Insomma, ci sono dubbi, e non soltanto miei, che questi lavori possano essere compiuti entro una data». Una sortita “giapponese” che ha sorpreso anche gli uomini del suo entourage. Quindi è stato lo stesso premier a illustrare il calendario del prossimo anno. Il lunedì ci sarà l’incontro «tradizionale». Il martedì, invece, agli Otto grandi si uniranno i Cinque emergenti (Cina, India, Brasile, Messico e Sud Africa). In pratica un “G13” che «lavorerà insieme tutto il giorno». La mattina di mercoledì agli Otto si uniranno i Paesi africani, e subito dopo (come già quest’anno in Giappone) ci sarà l’incontro del “Mem” (le Maggiori economie mondiali) composto dal G8 e dai cinque emergenti più Indonesia, Australia e Corea del Sud. In questo modo, ha spiegato Berlusconi, «saranno rappresentati la maggioranza dei Paesi del mondo e si potranno prendere delle decisioni che sono davvero comuni». Si tratta di un formato “nuovo”, ha sostenuto il Cavaliere, proposto dall’Italia, «accettato all’unanimità dai Grandi e molto bene accolto anche dai Paesi africani e dai 5 emergenti». La “soluzione alternativa” è soltanto Pratica di Mare. La più grande base aerea italiana che ospita il 14º Stormo e il 15º Stormo dell’Aeronautica Militare, il gruppo elicotteristi dei carabinieri, il reparto volo della polizia di Stato, il centro aviazione della guardia di finanza. Il 28 maggio 2002 la base ha ospitato il vertice tra i paesi della Nato e la Russia, durante il quale venne adottata la dichiarazione di Roma che diede vita al consiglio a 20 con la Russia. In cucina Michele, lo chef di Berlusconi, preparava i piatti per i grandi. Nei bunker del secondo aeroporto militare d’Europa (dopo Ramstein), chiuso da sedici chilometri di filo spinato intorno agli ottocento ettari di terreno, il filtro delle forze dell’ ordine era assoluto, con quindicimila uomini impegnati nella sorveglianza. «In dieci giorni, è nata una città», disse il prefetto di Roma. Una città a un tiro di schioppo da Napoli (con Ischia e Capri), i luoghi che Berlusconi vuole rivitalizzare, dal punto di vista turistico, dopo aver ripulito la Campania dalla immondizia.
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