Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

E’ scontro sullo sbarramento a mare da quaranta milioni di euro Porto Torres

21/09/2006

PORTO TORRES. Syndial intende mettere in sicurezza le falde acquifere dell’area sulla quale sorge lo stabilimento, ma prima la società controllata dall’Eni vuole essere sicura dell’efficacia degli interventi. Nessuna intenzione di entrare in rotta di collisione con la delibera della giunta regionale che impone alla Syndial la realizzazione di un muro lungo quattro chilometri nella zona immediamente antistante la costa, ma la necessità di verificare la validità dell’ipotesi del progetto. Validità che, peraltro, è stata messa in discussione dai tecnici dell’assessorato regionale all’Ambiente.  Il problema principale è legato alle caratteristiche dell’infrastruttura che ha dimensioni ciclopiche: lungo come detto fra i quattro e i cinque chilometri, alto cinque metri e largo fra i cinquanta centimetri e un metro, il muraglione dovrebbe scendere a una profondità di cinquanta metri.  Questo per impedire che acque di falda eventualmente inquinate possano raggiungere il mare.  Era stata la stessa Syndial a sollecitare la Regione affinchè venisse approvata la delibera (necessaria dopo la determinazione del ministero dell’Ambiente presentata nel corso di una conferenza di servizi e contro la quale Syndial ha presentato un ricorso al Tar della Sardegna il cui pronunciamento è atteso a breve) ma con la richiesta di soprassedere per il momento sulla realizzazione del muraglione e questo per una serie di motivi. Negli ultimi 18 mesi Syndial ha investito una trentina di milioni di euro per la realizzazione di un complesso di impianti per il trattamento delle acque di falda. Si tratta di tre impianti denominati «Taf1», «Taf2» e «Taf3» capaci di captare tutte le acque di falda che si trovano nel sottosuolo dello stabilimento. Grazie a questi impianti, le acque vengono sottoposte a un trattamento per l’eliminazione di eventuali tracce di metalli pesanti e delle sostanze che vengono lavorate nello stabilimento. Al termine di questo ciclo, le acque trattate finiscono nel depuratore consortile e solo allora scaricate a mare. Un trattamento che, assicurano i tecnici della Syndial, protegge il mare da ogni forma di inquinamento. Questo grazie alla serie di pozzi realizzati durante la caratterizzazione dell’area, caratterizzazione necessaria e obbligatoria prima di qualsiasi intervento in una zona industriale.  Per avere la certezza che il sistena «Taf» funzioni bene, secondo i tecnici della Syndial è sufficiente effettuare una serie di test sul tratto di mare antistante lo stabilimento petrolchimico. Una volta in possesso di questi dati, se necessario si potrà passare alla progettazione e alla costruzione del muraglione.  Una struttura per la cui realizzazione si devono affrontare e superare diverse difficoltà di carattere tecnico. Soprattutto è necessario sapere cosa c’è a quota meno cinquanta per tutta la lunghezzaa del muraglione: se si trova la roccia, allora lo sbarramento riuscirà a bloccare il flusso delle acque contaminate; ma se, come è già capitato in altre zone costiere della Nurra, si incontrano strati argillosi o di arenaria, quel muraglione rischia di essere assolutamente inutile.  Queste osservazioni erano già state fatte dai tecnici della Syndial e accolte dai funzionari dell’assessorato regionale all’Ambiente. Ora con quella delibera, la Regione ha imposto alla Syndial il termine perentorio di trenta giorni di tempo per avviare la progettazione e la costruzione del muro di contenimento, termine che la società difficilmente potrà rispettare.


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