Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Disastro del Poetto, otto condanne

05/07/2008

autore: MAURO LISSIA

Cagliari, il tribunale va oltre le richieste dell’accusa. Due assoluzioni

Due anni e 8 mesi all’ex assessore provinciale Zirone, padre dell’intervento


CAGLIARI. Condannati dai cagliaritani e ora, a distanza di sei anni dal ripascimento-disastro, anche dai giudici del tribunale: sono otto, colpevoli con gradi diversi di aver trasformato il Poetto in una spiaggia grigia al pari dei peggiori bagni dell’Adriatico. Sentenza dura, oltre le richieste dei pubblici ministeri Guido Pani e Daniele Caria, che in requisitoria avevano escluso per tutti l’accusa di abuso d’ufficio.
 Il collegio presieduto da Francesco Sette - a latere Casula e Badas - è uscito dalla camera di consiglio alle 13 e 45 e ha lasciato di stucco l’aula affollata di avvocati e cronisti, rimontando nel dispositivo il vecchio ingranaggio dei capi d’imputazione: abuso d’ufficio, danneggiamento aggravato e falso ideologico in atti pubblici per i quattro imputati principali, con pene diversificate in base all’equilibrio fra attenuanti e aggravanti, prescritte le contravvenzioni ambientali.
 I numeri della sentenza sono questi: l’ex assessore provinciale ai lavori pubblici Renzo Zirone, autentico padre politico dell’intervento insieme a Sandro Balletto (condannato a dieci mesi col rito abbreviato) paga con due anni e otto mesi di carcere. Con le stesse accuse il tribunale ha inflitto tre anni ai dirigenti Andrea Gardu e Salvatore Pistis che diressero i lavori per conto della Provincia, due anni al responsabile del procedimento Lorenzo Mulas. Ancora due anni, ma solo per danneggiamento, a Piergiorgio Baita, rappresentante dell’Ati Mantovani-Gavassino che si aggiudicò i lavori. Un anno e quattro mesi per falso ideologico ad Andrea Atzeni, Giovanni Serra e Paolo Orrù, i tecnici della commissione di monitoraggio che attestarono la piena riuscita dell’intervento insieme a Luigi Aschieri, condannato a sei mesi con il giudizio abbreviato. E’ arrivata invece una sentenza di assoluzione piena - non hanno commesso il fatto - per Daniele Defendi, accusato di danneggiamento aggravato, il dipendente della ditta Sidra che si occupava della draga che riversò in meno di venti giorni sul Poetto 370 mila metri cubi di materiale grigio e di pietrame. Assolto con la stessa formula anche Antonello Gellon, geologo della commissione di monitoraggio incaricato di sorvegliare i lavori a bordo della draga: era accusato di falso ideologico. I pm Pani e Caria avevano chiesto un anno per Zirone, due anni e quattro mesi per Pistis e Gardu, un anno per Mulas e Baita, un anno e quattro mesi per Atzeni, Orrù e Serra, nove mesi per Defendi.
 Pesanti anche gli elementi accessori del dispositivo, che prevede la condizionale per chi ne ha diritto - pene al di sotto dei due anni - e la non menzione a tutti tranne che a Baita. Zirone, Pistis, Gardu, Mulas, Atzeni, Orrù e Serra sono interdetti dai pubblici uffici per un anno. Articolato il meccanismo dei risarcimenti: i rappresentanti della Provincia e Baita, in parte insieme all’amministrazione e all’impresa Ati Mantovani-Dragaggi-Gavassino, dovranno pagare i danni e le spese all’agenzia del Demanio, alla Regione, al comune di Cagliari, al Wwf Italia, agli Amici della Terra, a Legambiente, al comune di Quartu e al Gruppo di Intervento giuridico: sarà il giudice civile a stabilire le cifre. Intanto però il tribunale ha stabilito una provvisionale di 86 mila euro a favore della Regione.
 Nessun commento dai difensori, che già annunciano i ricorsi in appello. Emerge un dato tecnico inconfutabile: i giudizi di colpevolezza ora sono due, emessi da due giudici diversi. Questo significa che l’impianto accusatorio elaborato dai due pubblici ministeri nel corso di un’inchiesta giudiziaria apparsa subito molto complessa ha pienamente retto all’esame dell’aula. Ancorato a un elemento di partenza che il grande lavoro della difesa non è riuscito a indebolire: i vertici politici e i dirigenti della Provincia, davanti ai risultati catastrofici dell’intervento, con il limo nero e maleodorante che si accumulava sull’arenile del Poetto, dovevano fermare la draga Antigoon ma non l’hanno fatto. Al contrario hanno continuato per anni a difendere il ripascimento, spalleggiati dagli esperti della commissione di monitoraggio: la sabbia - dicevano - tornerà bianchissima. L’hanno detto e sono arrivati al punto di certificare la prospettiva in un libretto a colori, realizzato e diffuso a spese pubbliche, in cui la spiaggia grigia appariva già candida. Nessun errore, per la difesa: il capitolato d’appalto è stato rispettato, il colore della sabbia è quello previsto in un intervento che doveva servire solo a proteggere l’arenile e non a renderlo più bello.

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