Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Porto Torres:Un altro caso Poetto
21/09/2006
CAGLIARI. Dessì: «Temo un altro caso Poetto» «Su Porto Torres e soprattutto su S. Gilla temo un altro caso Poetto». Questa la dichiarazione di Tonino Dessì dopo l’approvazione delle due deliberazioni riguardanti gli stabilimenti Syndial di Porto Torres e di Assemini. «Provo una moderata soddisfazione perché alla fine sono passate le due delibere che autorizzano, confermando punto per punto le dovute prescrizioni a suo tempo da me proposte, l’esercizio degli impianti tecnologici di depurazione relativi alla messa in sicurezza delle falde acquifere (già comunque in avanzata fase di realizzazione). «Continuo a manifestare invece serissime e crescenti preoccupazioni per l’ulteriore prescrizione, relativa alla realizzazione di imponenti opere morte cementizie di parziale sbarramento (per P. Torres) e di totale confinamento (per Santa Gilla) dei rispettivi siti industriali. Tale decisione è stata definitivamente confermata, in sede tecnica, il 30 agosto 2006, a livello nazionale, col consenso dei rappresentanti dell’Assessorato, i quali hanno disciplinatamente, come era loro dovere, eseguito gli orientamenti maggioritariamente (ma non unanimemente, almeno per quanto mi riguarda) prevalsi nella giunta. L’alterazione degli equilibri idrogeologici di sottosuoli non sufficientemente indagati, derivanti da tali opere, può tuttavia essere letale per entrambi i siti, in particolare per S. Gilla, un altro gigante della natura che è stato e resta ferito da gravi fenomeni di inquinamento, ma che di cemento, anche ai fini di precedenti bonifiche, ne ha visto fin troppo. Io resto convinto che, se si vuole riportare in equilibrio l’ambiente e contemporaneamente tenere in piedi determinati tipi di industrie, sia preferibile, come è stato in parte fatto su mia iniziativa per lo stabilimento della Portovesme S.r.l., costringere le imprese ad investire sulla totale modernizzazione e ambientalizzazione dei rispettivi processi produttivi e non contare troppo su interventi, per di più parzialmente finanziati a carico pubblico, di difesa passivi, che non incidono sui processi industriali, ma modificano irreversibilmente assetti fisici consolidati da milioni di anni». «Come è successo per il Poetto - aggiunge - le migliori intenzioni possono essere fonte di conseguenze disastrose, se praticate senza la dovuta perizia e cautela. Fortunatamente la ratifica di tali decisioni spetta al nuovo ministro dell’Ambiente, che dovrà conclusivamente emanare un proprio decreto a norma di legge; sarà mia cura segnalare all’on. Pecoraro Scanio i miei timori». Tonino Dessì, ex assessore regionale della difesa dell’ambiente
Chiavi di questa notizia: Poetto