Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Energia e ambiente, un problema unico

17/06/2008

autore: ERMINIO ARIU

Vertice in Regione tra sindacati e il presidente Renato Soru
 
PORTOVESME. Energia e questioni ambientali nell’area industriale di Portovesme sono diventati i temi di estrema attualità. Cgil, Cisl e Uil ha da tempo avanzato la richiesta d’incontro al presidente della giunta regionale, Renato Soru, che ha raccolto l’invito ed ha fissato un vertice con i rappresentanti sindacali del Sulcis Iglesiente per venerdì prossimo. Il rischio che le multinazionali abbandonino il territorio appare sempre più probabile dal momento che la partita energia si gioca a Bruxelles dove la specificità dell’isola continua a rimanere un riconoscimento meramente virtuale. Eurallumina, Alcoa e Portovesme srl continua a rinviare la colata di dollari ed euro nel settore investimenti in attesa che le tariffe elettriche abbiamo una base stabile e soprattutto costante. Un polo industriale fondato su uno stato di precarietà energetico ma anche di incertezza anche sul piano dello sviluppo economico. A fermare ogni possibile potenziamento della produzione, ai nuovi insediamenti sono le questioni ambientali, problemi annosi causati dalle industrie a partecipazioni statali che, oltre all’aria e alle colture agricole, hanno contaminato con veleni industriali anche le falde acquifere sotterranee. «La richiesta d’incontro fatta da Cgil, Cisl e Uil - ha commentato Roberto Puddu della Cgil - è stata accolta dal Governatore che ha ritenuto urgente individuare soluzioni immediate per le fabbriche energivore. Dopo quasi un decennio di impegno sindacale la questione energia è sempre allo stadio iniziale e si rischia di vedere le multinazionali pronte a lasciare in nostro territorio. Altrettanto grave appaiono le questioni ambientali dell’area ad alto rischio perchè le recenti prescrizioni del ministero dell’ambiente ha azzerato qualsiasi possibilità di investire a Portovesme». Si stanno vivendo situazioni assurde: le industrie di stato, allora si chiamavano Alsar (Aluminia, Alluminio Italia), Samim e Nuova Samim (oggi Portovesme srl) ed Eurallumina sotto il controllo Efim hanno imbrattato il cielo, la terra e il mare con fluoro, arsenico, cadmio, piombo e altri metalli pesanti che sono andati, in forma di cocktail ad inquinare la falda acquifera. «Quello che ci preoccupa - ha aggiunto Mario Crò dell’Uil - è che un nuovo insediamento produttivo, l’ampliamento di un cantiere deve essere preceduto da un adeguato intervento di bonifica del sottosuolo su cui dovrà essere realizzato l’investimento. Se la barriera idraulica dovrà essere fatta le spese dovranno essere a totale carico di chi ha causato il danno e quindi dallo stato. Non si può pretendere ad un nuovo imprenditore che ha scelto di investire a Portovesme si faccia carico di mettere in sicurezza la falda acquifera». Questi due argomenti saranno presentati, in tutta la loro gravità, al presidente della giunta regionale, Renato Soru, che se dovesse accogliere le richieste del sindacato proporrà al ministro dell’ambiente la nomina di un commissario straordinario per la bonifica dell’area ad alto rischio di crisi ambientale che è ormai circoscritta al territorio di competenza dei comuni di Portoscuso e Gonnesa. «Alla scadenza del decreto istitutivo - ha concluso Antonello Corda della Cisl - Carbonia, San Giovanni Suergiu e Sant’Antioco hanno chiesto di uscire dall’area a rischio favorendo la concentrazione delle risorse finanziarie specifica alle zone più critiche».

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