Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Secondo Morittu nessun problema per il sistema integrato sardo

21/05/2008

autore: PIER GIORGIO PINNA

L’assessore: «Ci stiamo attivando»

 SASSARI. Nella volata verso il riciclo diminuiscono le maglie nere. Lo sottolineano all’assessorato regionale per l’Ambiente. Dal 27% di fine 2007 si è passati al 30% d’inizio maggio. Con un incremento dei quantitativi smistati per il riuso di carta, vetro, plastica, ferro, acciaio e sostanze organiche. In tutta l’isola, si va da 225mila tonnellate a oltre 230mila. Di più. È confermato il convolgimento nelle operazioni di altri 200mila cittadini. Ormai metà dei sardi smista residui domestici e commerciali prima dello smaltimento definitivo. In questa fase mancano ancora numeri ufficiali. Tuttavia la linea di tendenza appare, tra disfunzioni e difficoltà, positiva. E il responsabile politico di questo settore d’azione nella giunta regionale, Cicito Morittu, si dice convinto che i dati diventeranno via via più rassicuranti. «Tanto che l’obiettivo di toccare a fine anno il 40% di raccolta differenziata appare realistico», chiarisce. L’assessore elenca poi i nuovi centri in questi mesi convertiti sulla strada del riciclo. Restano confermati i risultati favorevoli di città come Sassari, dei centri del Taloro, di Fonni, Orgosolo, Mamoiada e di altri paesi. Più di 200 dei 377 comuni. A loro si aggiungono ora realtà di medie e grandi dimensioni in grado di fare la differenza rispetto al passato. «Mi risulta che Nuoro e Olbia stiano accelerando - commenta, visibilmente soddisfatto, Cicito Morittu - E se a Oristano si comincerà in questi giorni, sono a conoscenza di un nuovo impulso verso la differenziata dato di recente da Quartu e Assemini. La stessa amministrazione di Cagliari, sino a qualche tempo fa una vera cenerentola in questo campo, sta recuperando con rapidità iniziando ad adeguarsi al trend generale. Ecco perché, più nel complesso, siamo ragionevolmente ottimisti». Un milione e 800mila tonnellate, pari ad altrettanti metri cubi di scorie: tra inceneritori, discariche, termovalorizzatori è questa la capacità di assorbimento del sistema integrato sardo. Sistema destinato a smaltire i residui urbani di una popolazione di un milione e 600mila abitanti che in certi periodi dell’estate quasi raddoppia per il massiccio sbarco dei turisti. E che adesso dovrà sobbarcarsi ancora il peso delle nuove quantità di rifiuti in arrivo dalla Campania. Commenta in proposito l’assessore Morittu: «Abbiamo fin dall’inizio dato la nostra disponibilità e continuiamo a fornirla anche ora: ho già affrontato la questione con De Gennaro, si parla di circa tremila nuove tonnellate, del tutto compatibili con le capacità offerte dai nostri impianti. Rimangono solo da verificare le condizioni di praticabilità e da definire modalità e tempi precisi». Nell’isola, per il momento, i termovalorizzatori (ovvero gli impianti che, bruciando la spazzatura, producono energia) sono due. Uno è in funzione a Macchiareddu, ed è quello che all’inizio dell’anno ha smaltito i rifiuti portati con le prime tre navi da Napoli. L’altro si trova vicino a Macomer. Con la raccolta differenziata in aumento, i ritmi di lavoro di entrambi dovrebbero a lungo andare diminuire, e ciò a prescindere dall’emergenza campana. Se dovesse rendersi necessario, anziché il carbone, alimentato dai rifiuti potrebbe poi aggiungersi l’ulteriore polo integrato di Fiume Santo. Ma il processo in questa direzione è in divenire: dopo tante polemiche l’unica certezza è che a Ottana non sorgerà più alcun mega-impianto del genere. In Sardegna gli inceneritori di maggiori dimensioni sono invece cinque. Per la normale immondizia proveniente dai centri abitati, costituita quindi da rifiuti non nocivi, le discariche affidabili sono in tutto una decina. Ma nei progetti internazionali, soprattutto a livello europeo, queste ultime saranno ridimensionate. E fortemente: sono accusate d’inquinare terreni e falde acquifere nonostante le più moderne contromisure tecniche. Analoghe contestazioni vengono mosse da molti ecologisti e da esperti dell’Oms ai termovalorizzatori (smaltiscono grosso modo un quarto di tutta la spazzatura prodotta nell’isola) per quanto riguarda il rilascio di nano-particelle tossiche. Nel frattempo, il traguardo fissato per il 2012 di portare la raccolta differenziata al 65% sembra oggi più vicino. Sempre che nella corsa verso il riciclo i Comuni della Sardegna facciano sino in fondo gioco di squadra.

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