Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Le petroliere Vitol non arriveranno a Porto Torres

15/05/2008

Le autorizzazioni richieste per i serbatoi di Fiume Santo necessarie per alimentare i gruppi energetici a olio

PORTO TORRES. Per adesso le petroliere della Vitol non solcheranno le acque del Golfo dell’Asinara. La conferma, la seconda nel giro di pochi giorni, arriva direttamente dall’amministratore delegato di Endesa Italia Joaquin Galindo, che ieri ha telefonato al sindaco di Porto Torres Luciano Mura per chiarire il contenuto della missiva inviata alla Regione con la quale chiedeva lumi su quale ente fosse competente a rilasciare le autorizzazioni per la gestione dei serbatoi per olio combustibile situati all’interno della termocentrale di Fiume Santo. Un chiarimento necessario, quello di Joaquin Galindo, dovuto anche alle accese polemiche che hanno fatto seguito alla richiesta di chiarimenti inviata alla Regione. L’amminuistratore delegato di Endesa Italia ha ribadito che le autorizzazioni per serbatoi di Fiume Santo sono necessari alla normale attività della termocentrale e cioé alla marcia dei gruppi di produzione 1 e 2 che bruciano olio combustibile a basso tenore di zolfo. «Galindo mi ha confermato che la politica di Endesa nel territorio non è mutata - ha detto Luciano Mura - e che è loro intenzione rispettare anche il protocollo d’intesa sottoscritto più di un anno fa con la Regione Sardegna. Ogni altro progetto, compresa l’ipotesi di affittare i serbatoi alla Vitol, sarà portato avanti solo con il consenso del territorio». Affermazioni tranquillizzanti, quelle dell’ad di Endesa Italia, che per adesso mettono in un angolo la vicenda Vitol. E che fanno prevedere che i gruppi 1 e 2 continueranno a bruciare olio combustibile ben oltre la fatidica data del 31 dicembre 2008, data entro la quale i due gruppi avrebbero dovuto andare in pensione perchè troppo inquinanti. Probabile l’arrivo di una nuova deroga, alla luce anche delle esigenze, della fame di energia della Sardegna. Sta per arrivare l’estate e questo significa un’impennata dei consumi energetici che non può essere garantita dal vecchio cavo Saccoi che collega l’isola con la rete di distribuzione nazionale. Inoltre Endesa Italia è ancora in attesa che venga avviata la procedura autorizzativa per la costruzione del nuovo gruppo di produzione da 410 megawatt a carbone che andrebbe a sostituire proprio i vecchi impianti a olio combustibile. Un problema che potrebbe interessare solo relativamente Endesa Italia visto che si sta per arrivare alla stretta finale della lunga vicenda azionaria e societaria che ha visto la multinazionale spagnola passare di mano, stavolta sotto il controllo dell’Enel che a sua volta dovrà cedere l’impianto di Fiume Santo. Due le ipotesi fin qui ancora in piedi e che vedono la tedesca E.On. e la lombarda A2A contendersi la termo centrale. Fino a qualche mese fa il passaggio all’A2A, nata dalle fusione delle municipalizzate di Brescia e Milano, sembrava scontato. Ma nelle ultime settimane ha ripreso quota l’ipotesi tedesca, pronta a riversare nella trattativa milioni e milioni di euro a favore dell’Enel ma anche dell’A2A. Una trattativa che dovrebbe concludersi entro la fine del mese di giugno, al massimo entro la prima decade di luglio. A quel punto sarà possibile capire qualcosa in più sul futuro dell’impianto di Fiume Santo dove, in base all’accordo di programma del gennaio del 2007, è previsto un investimento di cinquecento milioni di euro solo per la costruzione del nuovo gruppo di produzione di energia elettrica. Senza dimenticare la disponibilità mostrata da Endesa per una compartecipazione alla costruzione di un impianto di rigassificazione. 

Chiavi di questa notizia: Inquinamento