Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Tagli alla scuola, affondo dei sindacati

13/05/2008

autore: Giulio Zasso

Cgil, Cisl,Anci e Legambiente: mannaia confermata in Sardegna

I sindacati rilanciano le loro preoccupazioni per i tagli alla scuola sarda previsti dal «piano di razionalizzazione dell’insegnamento ». Il primo grido d’allarme era stato lanciato due mesi fa, ora la Cisl trova il sostegno di Cgil, Legambiente e Anci. I tagli alla scuola sarda saranno pesanti già dall’autunno prossimo: come era previsto andranno perse 941 cattedre in tutta l’Isola, con la riduzione di docenze ripartita tra l’istruzione primaria e quella secondaria. «Denunciamo con forza la situazione drammatica i cui versa la scuola in Sardegna », scrivono le organizzazioni sindacali e l’associazione dei Comuni. «Con tagli previsti già per l’anno 2008- 2009 che avranno ricadute pesantissime ». I TAGLI. Il giro di vite sulle cattedre «non tiene nel giusto conto la situazione peculiare della Sardegna, con la sua utenza scolastica estremamente frazionata sul territorio. E quindi esposta agli interventi cosiddetti di “razionalizzazione” della rete scolastica». I tagli, accusano i sindacati, «sono fondati esclusivamente sulla logica del contenimento della spesa e si rivelano del tutto indifferenti alla funzione di coesione sociale che la scuola - spesso l’unica presenza istituzionale - rappresenta ». Le riduzioni più consistenti si registrano nella scuola primaria (le vecchie elementari) con un organico che prevede il passaggio dagli attuali 6406 insegnanti ai 5993 dell’anno prossimo (413 in meno). Meno sensibile il calo nella scuola secondaria di primo grado (le medie), con la riduzione da 5197 a 5019. Negli istituti secondari di secondo grado (le superiori) le cattedre nel 2008-2009 saranno 7525 contro le 7875 attuali.
APPELLO ALLA REGIONE. I sindacati invocano l’intervento della Regione «e di tutte le forze politiche» per sollecitare la richiesta di deroghe «all’applicazione dei parametri nazionali per ogni ordine di scuola ». Cgil, Cisl, Anci e Legambiente ritengono indispensabile l’esclusione dei piccoli comuni dal calcolo dei parametri previsti dalla Finanziaria nazionale, sollecitando anche la salvaguardia delle scuole dell’infanzia (elementari e medie). Si chiede poi un’attenzione particolare per i territori più isolati, «in particolare le zone montane». A ruota, si propone anche di salvaguardare gli organici nelle aree in maggiore difficoltà.
LE PROSPETTIVE. «Da tempo si assiste a tagli indiscriminati (mille posti all’anno nell’ultimo decennio) che hanno progressivamente depauperato il sistema scolastico sardo», sottolinea Peppino Loddo (Flc-Cgil). «Sono spariti la caserma, l’ufficio postale, persino il parroco. E ora tocca al presidio scolastico». Per Enrico Frau (Cisl scuola Sardegna), «la stabilità degli organici è uno dei principali obiettivi per dare il giusto valore strategico al sistema pubblico dell’istruzione ». Invece, «si prevedono ulteriori tagli, sia sul versante dei docenti che su quello del personale Ata».
IL DISAGIO. Perplessità anche da Franca Battelli (Legambiente scuola): «Siamo molto preoccupati per la situazione che si sta definendo in Sardegna in seguito alla circolare ministeriale numero 19, che avrà sicuramente conseguenze negative sulla qualità dell’insegnamento e sulle concrete possibilità di far fronte ai numerosi problemi sociali che si riversano comunque sulla scuola». Chiude il de profundis Renzo Ibba, rappresentante della consulta regionale dei piccoli comuni dell’Anci: «Le scuole dei piccoli comuni rappresentano un investimento per il futuro e un contributo per la modernizzazione del Paese. La riduzione degli organici del personale docente statale determinerà la soppressione di alcuni plessi scolastici e l’accorpamento di altri, provocando un danno grave alle piccole realtà locali». G. Z.

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