Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Hanno inquinato cielo, mare e terra

09/05/2008

autore: LUCIO SALIS

Le accuse mosse contro quattro manager di multinazionali
Sono precise, circostanziate, allarmanti le accuse per inquinamento che il pm Michele Incani muove contro quattro industrie.
 
PORTO TORRES. Sulla grande muraglia una barriera di filo spinato. Mancano solo i cartelli off limit per completare l’immagine del lager. E pazienza se sullo sfondo si staglia il panorama mozzafiato del Golfo dell’Asinara. Benvenuti a La Marinella, area industriale di Porto Torres. Qui, in una superficie fronte mare di circa 2000 ettari, negli anni Sessanta è nata e cresciuta la Sir, impero petrolchimico di Nino Rovelli. Nel giro di dieci anni l’occupazione è arrivata a 4500 unità, più l’indotto. Poi è iniziata la decadenza. Agli inizi degli anni Novanta gli addetti sono scesi a quota 2500, oggi sfiorano il migliaio. Svanito il sogno industriale della Sir, sono arrivate altre multinazionali, tra le quali l’Eni. A testimoniarlo sono rimasti i ruderi degli stabilimenti e un livello di inquinamento infernale. A scoprirlo è stato un magistrato cagliaritano, Michele Incani, affiancato da un’agguerrita pattuglia di detective della Polizia e dei carabinieri del Noe. Al termine di un’inchiesta durata 5 anni, ha messo sotto accusa quattro dirigenti di azienda: Diego Carmello e Francesco Maria Appeddu, rappresentante legale e direttore della Ineos Vynils Italia, Guido Safra, direttore della Sasol e Gian Franco Righi, direttore della Syndial spa. Imputati di disastro ambientale, avvelenamento di acque e sostanze alimentari e violazione delle norme sugli scarichi industriali. Reati gravissimi, mai contestati nell’area turritana, accertati grazie alle analisi eseguite da un’équipe di specialisti, tutti della penisola: Giorgio Ferrari, magistrato delle acque di Venezia, Massimo Gabellini e Antonella Ausili, dell’Icram (Istituto centrale per le ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare). In pratica, dalle indagini del Pm, incrociate con gli esami compiuti dai tecnici, è emersa l’immagine drammatica di un’area industriale. Quasi terra di nessuno in cui, per circa mezzo secolo, sono stati riversati veleni potentissimi, tutti ad elevato effetto cancerogeno, sotto lo sguardo, evidentemente distratto, di chi poteva e doveva controllare. Basti pensare che il primo depuratore è stato realizzato solo nel 1985. Ora si comincia fare chiarezza. In causa sono chiamati quattro dirigenti, per reati datati fra il 2004 e il 2006. Esauriti i venti giorni di tempo concessi loro dalla legge per difendersi, potranno essere prosciolti o rinviati a giudizio. L’avvocato Piero Arru, fiduciario dell’Eni (che controlla Syndial) per la Sardegna, non si pronuncia: «Prima devo esaminare gli atti, svariate migliaia di pagine». L’inchiesta è nata da una notizia, pubblicata, il 29 giugno 2003, nella cronaca di Sassari de L’unione Sarda, su presunti disastri ambientali, in località Minciaredda, denunciati dall’Irs (Indipendentzia Republica de Sardigna) di Gavino Sale. I cinque anni successivi hanno consentito al dottor Incani di accertare un elevato tasso di inquinamento che ha interessato la falda idrica dell’area industriale, il mare, la flora e la fauna ittica. In pratica, è stata avvelenata la catena alimentare. I tecnici hanno accertato che nella zona di mare davanti al porto c’erano pesci e molluschi carichi di composti chimici, ma altri sanissimi. Significa che esiste un interscambio con la fauna del golfo. Particolare che, il 12 aprile 2006, ha indotto il Pm Incani a inviare all’assessorato regionale all’Ambiente, via fax, una comunicazione "riservata urgente" con la quale avvertiva che «dalle analisi sui campioni di biota marino prelevati il primo ottobre 2005 dall’area marina all’interno del porto industriale di Porto Torres, emergono valori di diossina e idrocarburi elevati». Il tutto «per le determinazioni di codesto assessorato ». Un invito ad agire, di fronte a una situazione di gravità eccezionale. Comprensibile scrupolo, se si considera il tipo di sostanze inquinanti e soprattutto la quantità riversata direttamente in mare, attraverso il sistema fognario o a causa della tracimazione di vecchi depositi. Ad esempio, per il Dicloroetano, potentissimo cancerogeno, da quattro a sei volte le quantità minime previste dai minimi di legge (da 114 a 130 kg anno, contro 30). Ma questo è solo uno dei tantissimi veleni (cadmio, cromo zinco, cloro, benzene, cianuri, solventi, pesticidi clorurati ecc.) elencati nelle cinque pagine di accuse contestate dal Pm agli imputati, cui addebita il disastro ambientale «consistito nella immissione in ambiente di sostanze pericolose generando un pericolo attuale e reale per la pubblica incolumità in grado di alterare in modo permanente la flora e la fauna marina, non potendo essere oggetto di risanamento». Ancora più grave, se si può stilare una classifica degli orrori, l’accusa di "avvelenamento delle acque e delle sostanze alimentari" previsto dagli articoli 439 e 452 del codice penale, «per aver immesso nell’ambiente acquatico attraverso lo scarico delle acque reflue» la solita serie di rifiuti «che causavano l’avvelenamento di sostanze destinate all’alimentazione (fauna ittica), generando un pericolo attuale e reale per la pubblica incolumità essendo state rilevate nei prodotti ittici, nell’acqua e nel fondale marino concentrazioni degli elementi chimici in grado di causare danni alla salute così come dalla tabella Iarc». Iarc significa Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, appartenente all’organizzazione mondiale della Sanità. L’istituto individua quattro categorie di prodotti chimici e ne indica la potenzialità di provocare tumori. La tabella numero 1 comprende Cadmio, Cromo, Benzene, che possiedono una "probabilità di cancerogenicità" del cento per cento. Segue la 2A (per brevità, Policlorodibenzofenili) con probabilità 75 per cento; quindi 2B (Dicloroetano 1,2, Etilbenzene, Esaclorobenzene) probabilità 50 per cento; e infine la 3 (Mercurio Rame, Toluene, Ploriclorodibenzodiossine, Policlorodibenzofurani, Xilene) probabilità 25 per cento. Queste sostanze, con i loro venefici effetti, sono state liberate, in quantità è il caso di dire industriali, nell’ambiente di Porto Torres. Nel silenzio quasi generale. Ora un magistrato presenta il conto. (1 Continua)

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