Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

«Uranio? Il mandante, non il killer: genera le polveri che poi uccidono»

19/06/2011

autore: Paolo Carta

La ricercatrice Gatti: «Tredici pastori morti, è un caso unico al mondo»

«Sono d'accordo con il professor Umberto Veronesi: un proiettile all'uranio impoverito può essere messo in tasca senza causare problemi alla salute. La sostanza è usata per costruire aerei e surf. I discorso è un altro: l'uranio impoverito, scarsamente radioattivo, quando è sparato ad esempio contro un carro armato, crea un aerosol di metalli che - se inalato - entra nel corpo attraverso i polmoni, arriva nel sangue, nello sperma, causa tumori, si attacca anche al Dna: da qui la possibilità di bimbi malformati».
Maria Antonietta Gatti, biomaterialista dell'Università di Modena, è convinta di una teoria che nei prossimi giorni esporrà negli Usa, in un convegno sulla biosicurezza. «Sono l'unica italiana invitata in un Paese che ha subito la moderna Hiroshima delle nano particelle, cioè l'esplosione delle Torri gemelle, che a distanza di anni sta causando, nelle persone che hanno lavorato ai soccorsi, tumori e diabete con incidenze altissime».
E nel poligono di Quirra?
«In piccolo ha subìto quel che è successo a New York. Perché le polveri provocate da esplosioni a oltre tremila gradi uccidono».
Teoria contestata in campo internazionale.
«Abbiamo le foto di queste nano particelle cancerogene, negli organi dei soldati malati e dei pastori morti a Quirra. Io l'ho già detto due anni fa: tredici allevatori ammalati di leucemia in una zona così piccola, in un ambiente che prima era salubre, terra di centenari, è un caso unico al mondo. Per fortuna sta indagando la magistratura di Lanusei».
Lei è consulente del pm Domenico Fiordalisi.
«Sì, ma anche della Difesa, nella commissione parlamentare d'inchiesta che ha ispirato la legge di risarcimento per chi si ammala e vive nei pressi di un poligono, che ha sollecitato i controlli ambientali recenti. A Quirra sono state sperimentate bombe dal 1956 a oggi, non dimentichiamolo».
Veronesi non concorda.
«No, se leggete bene le sue parole, il professore non affronta il nocciolo del problema. Io lo sostengo da sempre: l'uranio impoverito non è il killer, ma il mandante della malattia. Sono le polveri della guerra e l'inquinamento bellico ad uccidere».
Soltanto a Quirra? E le grandi città inquinate?
«Verissimo. L'Organizzazione mondiale della Sanità ha detto che chi abita nella Pianura Padana, dove esiste un'alta concentrazione di inceneritori, vive in media 36 mesi in meno rispetto a chi abita negli altri Paesi industrializzati. Impianti tra l'altro assolti in passato dal professor Veronesi».
L'uranio fa male?
«Rispondo con una domanda. Come mai nelle centrali nucleari, durante i processi di arricchimento, gli operatori devono indossare tute protettive integrali?»
Quirra contaminata?
«Quirra è inquinata. Io ho fatto esperimenti addirittura su me stessa, su abiti e scarpe usati per un sopralluogo. Il provvedimento di sgombero degli allevatori deciso dal Gip per me era obbligatorio, anche se resta drammatico».
Poligono da chiudere?
«No. Io propongo soluzioni, non faccio terrorismo. Mettendo al bando certe attività che si svolgono a Quirra, utilizzando particolari protezioni per gli operatori, bonificando le zone compromesse, il poligono sarebbe sicuro. La mia rabbia è che forse si sarebbe potuto salvare la vita di persone che invece sono morte».

«Teoria interessante, ma i riscontri certi ancora non ci sono»
Lo studio delle nano particelle di metalli pesanti fa parte dei controlli ambientali effettuati di recente nel poligono dalla Nato. Sono state trovate un po' in tutti i reperti raccolti (foglie, organi di pecore, licheni). «Ma per ora - spiega uno dei commissari incaricati di studiare i risultati, l'ingegner Fernando Codonesu - l'effettiva pericolosità dal punto di vista sanitario è una teoria forte, rispettabile, ma ancora da confermare. Esistono pochistudiosi al mondo di nano particelle, che sono state trovate anche in Toscana, a Baunei, e che forse sono dappertutto. Io non discuto l'importanza degli studi della dottoressa Gatti, ma aspetto altri riscontri in letteratura scientifica. L'uranio impoverito? In natura non esiste. Non so se possa aver creato tumori a Quirra. Di sicuro esistono in quella zona molti fattori di rischio ancora da studiare, legati al poligono. Per esempio le emissioni radar, ma non solo».
L'UNIVERSITÀ Il professor Gavino Faà, ordinario di Anatomia patologia nell'Università di Cagliari e responsabile del Registro tumori della Sardegna, predica prudenza: «Sul caso Quirra, delicatissimo, dove la magistratura sospetta l'eventuale correlazione tra attività del poligono e l'insorgenza di determinate patologie, vedo che in tanti parlano troppo. Occorre cautela. I dati in mio possesso sui tumori sono parziali, ma da quel che ho visto per ora non mi sembra che siano così allarmanti. Però ripeto: questo non è il tempo delle parole, ma dei fatti. Bisogna studiare, capire, eventualmente intervenire».
I DUBBI Quel che gli studi epidemiologici non hanno ancora spiegato, sono i casi di tumori registrati in una frazione piccola come Quirra in circa 15 anni (13 casi solo tra i pastori, 68 in tutto, secondo gli anti-militaristi). Per Faà, è un discorso fuorviante: «Qualsiasi pubblicazione scientifica, non può accettare numeri in questo modo. Esistono parametri da seguire, osservazioni nel tempo, diagnosi esatte, che io ancora non ho visto e che dovrebbero essere alla base di ogni ragionamento. Ogni studio, deve essere messo a disposizione della comunità internazionale, che di solito arriva a critiche feroci. Ma è l'unica strada possibile».
LA MANIFESTAZIONE Oggi manifestazione alle 19 in piazza Marconi a Villaputzu per chiedere lo smantellamento del poligono.

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