Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Ambiente, c’è troppa maleducazione

19/06/2011

autore: MATTEO SINI

Occorre maggiore severità con chi getta rifiuti per strada

Volevo dedicare la famosa canzone napoletana «O sole mio» a tutti coloro che, uscendo dalle tabaccherie dopo aver comprato le sigarette, aprono il pacchetto e, come fosse la cosa più naturale del mondo, gettano nylon e stagnola per terra. La dedico anche a quelli che, dopo aver fatto l’amore in auto in una graziosa piazzola di sosta, aprono il finestrino e si liberano di profilattici e fazzolettini. «O sole mio» anche per chi, incurante di chi guida dietro di lui, fa volare in cunetta lattine, bottiglie o cartacce e, perchè no, anche a chi passeggiando in riva al mare o sui moli di un porto, tragga piacere nel sentire lo sfrigolio della sigaretta che si spegne nell’acqua. E non posso scordare quanti sostando di fronte ai cassonetti, vuotano il posacenere dell’auto aprendo appena lo sportello e lasciando il loro mucchietto di bionde per strada come firma. Ma dedico «O sole mio» anche a noi sardi perchè a Napoli non se la sentono più nè di cantarla nè di sentirla, visto che devono chiudere occhi, orecchie e naso per poter sopravvivere. Siamo attenti alla pericolosa energia nucleare, ci sdegniamo giustamente se qualcuno vuole inquinare la nostra Terra, ma ancora dobbiamo imparare molto sull’ecologia spicciola che, se non perseguita con metodo, si trasforma in un enorme danno all’ambiente. Danno di cui presto potremo vederne i più ampi effetti. Anzi si possono facilmente notare dopo il taglio delle erbacce nelle cunette (al proposito mi chiedo perchè l’Anas non preveda anche un aspiratutto che passi dietro i tosaerba). Dedico infine la bella canzone napoletana a quanti pensano che i nostri figli meritino di abitare in un pianeta insozzato dalla nostra società.

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