Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Legambiente: ritiriamo le vele blu
18/06/2011
autore: ANDREA MASSIDDA
LUCIANO DERIU L'associazione era al corrente: «Credevamo che risolvessero»
Un punteggio altissimo per tutto il litorale
ALGHERO. Una macchia così grande da coprire di giallo persino le quattro «vele blu» assegnate da Legambiente alle spiagge algheresi. «Quando la guida è uscita ci avevano assicurato che tutto si sarebbe risolto rapidamente, ma ora siamo pronti a ritirarle», spiegano dall’associazione.
Dopo la clamorosa protesta dei titolari degli stabilimenti balneari, che lunedì scorso hanno messo i cappucci agli ombrelloni facendo mancare persino il regolare servizio di salvamento, anche le principali associazioni ecologiste hanno dovuto prendere atto che la situazione è drammatica. E che parlare di «disastro ambientale» non è più tabù, visto che lo ha fatto anche il sindaco di Alghero Marco Tedde attraverso due lettere inviate a settembre e a febbraio al presidente della Regione Ugo Cappellacci. Del resto, basta fare un salto lungo il litorale di Maria Pia per verificare con i propri occhi che ogni santo giorno, con inquietante puntualità, a partire dalle dieci del mattino le acque che vanno dall’ospedale marino sino all’ingresso di Fertilia assumono la tonalità del Tevere e non più quella caraibica rappresentata anche nei depliant turistici. E che davanti a quel colore giallo-pipì girerebbe i tacchi inorridito persino un alpino che non ha mai visto il mare.
«Il problema del depuratore di San Marco che da un anno e mezzo scarica i reflui nel Rio Filibertu, con recapito finale nello stagno del Calik - ammette Luciano Deriu, algherese e segretario regionale di Legambiente - è giunto ai livelli di una vera e propria emergenza ambientale. Da pochi giorni - aggiunge - è stato predisposto un Piano di gestione delle acque reflue del Comune di Alghero, strumento propedeutico e obbligatorio che contempla il riutilizzo dei reflui in agricoltura a cura del Consorzio di bonifica della Nurra. E non si può negare che l’utilizzo delle acque reflue depurate per usi irrigui sia in linea di principio una buona pratica. O che le caratteristiche delle acque di Alghero e Olmedo, prive di inquinanti di tipo industriale, siano adatte a un riutilizzo irriguo e dunque ci siano le premesse perché tecnicamente il sistema funzioni». La questione, tuttavia, rimane molto complessa. Perchè anche gli agricoltori sono sul piede di guerra. «Chiedono garanzie di rigorosi controlli - spiega ancora Deriu - dal momento che il sistema interseca la salubrità dei prodotti agricoli». Secondo l’ambientalista, poi, il Calik sarebbe comunque risparmiato solo parzialmente, in quanto il Consorzio di bonifica prevede il recepimento di solo una parte dei reflui, miscelati al 50 per cento con acqua fresca, ed esclusivamente nella stagione irrigua. «I fenomeni di eutrofizzazione dello stagno verrebbero solo rallentati e le acque di balneazione gialle sarebbero soltanto un po’ meno gialle. In più l’ecosistema non si salverebbe».
Morale? «Tutti i soggetti coinvolti in questo disastro - conclude l’ambientalista - devono trovare una soluzione alternativa, perchè una cosa è certa: gli scarichi nel Calik devono interrompersi. E se il mare è troppo lontano, occorre guardare verso il Cuga, considerato che il Piano di bacino regionale prevede che sia destinato a ricevere le acque reflue di Sassari e di altre zone».
Chiavi di questa notizia: Ambiente