Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Alghero, i turisti scappano dalle spiagge
18/06/2011
autore: Chiaramaria Pinna
L’INCUBO DELL’ESTATE Il consorzio Riviera del Corallo supporta la lotta contro il depuratore
La marea gialla mette in crisi la stagione, gli imprenditori: vogliamo un commissario
ALGHERO. «L’assessore può anche dire che quell’acqua la berrebbe, ma io questa fesseria non posso raccontarla ai turisti». Sandro Ibbadu, gestore di uno dei lidi assediati dalla marea gialla è disperato. E con lui Francesco Pedrini e gli altri sette operatori che per il terzo anno consecutivo devono fare i conti con la marea gialla che respinge i bagnanti. Ma la pazienza ha un limite, e oltre ad avere sollecitato la Procura chiedono che si nomini in fretta un commissario straordinario. Gli imprenditori del consorzio della Riviera del Corallo sono con loro. La città applaude.
«Ma che sia un commissario con le palle e abbia a disposizione i soldi per risolvere questo problema». Ibbadu e Francesco Pedrini, entrambi rappresentanti di categoria per la Sib e la Fiba, un’idea ce l’hanno. E costerebbe anche poco: «Se le acque conferite al Rio Filibertu che arrivano al porto canale sono pulite - dicono - perchè non convogliarle in una condotta che butti oltre Capo Caccia anzi che farle finire sul litorale?». Proposta sensata, dettata da notti insonni per le cifre, oltre diecimila euro in media, che ogni anno gli imprenditori devono versare al demanio piuttosto che all’erario o al Comune per aprire gli ombrelloni e offrire un servizio anche se, a causa dell’inquinamento, non si vede un turista. L’idea è stata respinta da Abbanoa e dagli altri sei enti preposti al controllo delle acque che, sventolando le leggi, gridano l’impossibilità di applicare quella soluzione. Così insieme alla marea gialla monta la disperazione. «Eppure i 5mila metri cubi di acqua che ogni ora finiscono sul litorale al largo si disperderebbero in un attimo senza creare problemi di nessun genere», replicano gli operatori. Sta di fatto che ieri, alle 11 del mattino, nello stabilimento il Tucano, Sara Ibbadu e un’amica stavano con gli occhi puntati verso il bagnasciuga come se da un momento all’altro dovesse emergere un mostro marino. Mezz’ora dopo l’acqua sulla battigia ha cominciato a diventare più gialla. «In genere - spiega - vira verso il marrone e emana un odore nauseante mentre monta un schiumetta bianca striata di verde». Sara è figlia di Sandro titolare del Tucano che per anni ha dato lavoro ad almeno sette stagionali e invece due giorni fa ha licenziato Domenico, unico assunto in questa estate di sofferenze. Sara, all’ora dell’aperitivo anzi che dietro il bancono sta seduta a un tavolino e si dava lo smalto alle unghie. Il giorno precedente alla cassa ha battuto tre scontrini: una bottiglietta d’acqua un caffè e un gelato. A mezzo giorno, ieri, ha incassato un euro. Fino a un attimo prima quello spicchio di spiaggia sembrava dipinta, il mare invitante soprattutto perchè il termometro segnava 32 gradi resi sopportabili da una leggera brezza di ponente. «E’ così tutti i giorni - spiega Sara Ibbadu -, sul litorale che dal porto canale di Fertilia si allunga fino all’Ospedale Marino non c’è un’anima». Più che una spiaggia tre chilometri surreali di deserto bianco e ordinatissimo, punteggiato dagli ombrelloni colorati dei nove stabilimenti che si rincorrono da Maria Pia fino a un passo dalla città. «Anzi che ad affittare ombrelloni e sdraio, a preparare panini e pranzi siamo qui ad aspettare che l’acqua si colori».
«L’alternativa di Abbanoa - spiega Sandro Ibbadu - è dirottare tutto al Consorzio della Nurra per irrigare i campi». Ma sarà un buco nell’acqua perchè i contadini, quel carico di cloro e nutrienti, non potranno mai utilizzarla. Il rischio, anche in questo caso, sarebbe un disastro per le colture, gli animali e l’eco sistema.
«Questo era un paradiso - spiega Sandro Ibbadu - io ho assistito anno dopo anno alla sua distruzione: prima con la costruzione della litoranea che ha ostruito il canale di Fertilia, poi l’arrivo dei residui del potabilizzatore di Olmedo che prima serviva 700 persone mentre ora sono migliaia, si aggiungano le acque della zona industriale di San Marco. Tutto finisce nel Calik, area di interesse comunitario un tempo risorsa del territorio, oggi una specie di bacino di decantazione grazie a un’autorizzazione della Provincia di Sassari, e prima ancora della Regione. Il sistema dei vasi comunicanti, per cui con le maree lo stagno si alimentava correttamente di acqua salata è saltato. Tornare indietro, sarà difficile».
Alle 12, 30 arriva una coppia bergamasca. Chiede un ombrellone e due sdraio senza domandarsi come mai ci sia il coprifuoco. E intanto Stefano Visconti, presidente del consorzio Riviera del Corallo, albergatore, arriva per portare solidarietà: «Le prenotazioni negli hotel reggono - spiega - comunque vi sosterremo perchè viviamo tutti dall’immagine del mare». I bergamaschi rosolano felici e ignari. L’acqua gialla, in molti litorali italiani è una costante da molti anni. Che sarà mai quella striscia di pochi metri...
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