Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Energia, nel 2011 bolletta record Serviranno 63 miliardi di euro

16/06/2011

autore: MAURO PERTILE

Vola la spesa per il caro greggio. Il governo: «Troppi ostacoli all’aumento della produzione» Scaroni (Eni): «Con il no al nucleare gli italiani hanno deciso di andare a tutto gas»

ROMA.
Se gli italiani, tramite il loro voto, hanno deciso di abbandonare il nucleare, il Paese deve puntare allora tutto sul gas. Anche per limitare i rischi legati alla dipendenza delle forniture dall’estero, in particolare dalla Russia e dai Paesi del Nord Africa, oggi in fibrillazione.
 L’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, è stato molto chiaro nel corso di un’audizione davanti al Parlamento europeo, ieri a Bruxelles. Scaroni ha sottolineato inoltre la necessità di creare un nuovo organismo unico comunitario per gestire l’interconnessione e le infrastrutture del trasporto gas.
 La bolletta energetica italiana, intanto, nonostante un calo dei consumi, continua a lievitare, prevalentemente a causa del caro-greggio. Per fine anno, stima l’Up (Unione petrolifera), il conto dell’energia supererà i 63 miliardi di euro a fronte dei 53,9 del 2010. Il solo costo del petrolio passerà da 28,5 miliardi a 36, record assoluto: eppure il peso del petrolio sul totale dei consumi di energia è sceso dal 41% del 2009 all’attuale 39%. E negli ultimi sei anni i consumi, afferma l’Up, sono diminuiti più di quanto avvenuto in occasione del secondo shock petrolifero, con 19,2 tonnellate in meno.
 Il governo, tuttavia, si attende un aumento delle produzioni italiane di idrocarburi già quest’anno. Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, parlando davanti all’assemblea dell’Up, ha presentato il piano di sviluppo in Basilicata che prevede una maggiore produzione di 90mila barili al giorno. Come pure ha presentato i progetti per l’off-shore, con possibilità di incrementare le produzioni di gas di ulteriori 3 miliardi di metri cubi l’anno. Romani ha però poi accusato duramente coloro che frenano lo sviluppo dei rigassificatori. «Ne abbiamo due, vogliamo farne un terzo, ma ci sono ideologismi paleoambientalisti che frenano le nostre iniziative», ha detto parlando delle difficoltà incontrate, per esempio, nel caso dei lavori di riconversione della centrale veneta di Porto Tolle (Rovigo).
 Il no al nucleare ha rilanciato chiaramente anche i programmi legati alle fonti rinnovabili. L’occasione ieri è venuta dall’assemblea di Assosolare, l’associazione nazionale dell’industria fotovoltaica, che ha chiesto al governo l’istituzione di un tavolo permanente con l’industria delle rinnovabili per monitorare la crescita del settore.
 Ma sullo sfondo ci sono le preoccupazioni per lo scacchiere internazionale. L’ad dell’Eni, Scaroni ha insistito: lo stop libico, anche se da Tripoli arriva il 13,2% del gas importato dall’Italia e un quarto del greggio, non fa paura. Ma un’eventuale seconda interruzione delle forniture, magari a causa dei dissidi tra Russia e Ucraina o per l’instabilità del Nord Africa, metterebbe a rischio l’Italia. Per questo motivo Scaroni ha proposto la creazione di un’Autorità europea in grado di gestire le interconnessioni di gas. Il modello di riferimento sono gli Stati Uniti: la non interconnettività del sistema europeo ha impedito, per esempio, l’approvvigionamento lo scorso inverno dei paesi dell’Est Europa da parte di quelli occidentali. «Una piena interconnessione - ha detto Scaroni - potrebbe far fronte a un’eventuale interruzione anche delle forniture dalla Russia».

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