Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Marea gialla, lo scontro si sposta in Regione
15/06/2011
autore: ANDREA MASSIDDA
Ancora sporche le acque tra l’ospedale marino e Fertilia. Botta e risposta tra i consiglieri Bruno (Pd) e Amadu (Pdl) sulle responsabilità
Balneari esasperati per il danno economico: oggi bloccano il traffico tra via Lido e via Don Minzoni
ALGHERO. La marea gialla che ogni giorno colora le limpide acque tra l’ospedale marino e Fertilia, con disastrosi effetti sull’economia della zona, da ieri è metaforicamente arrivata sino a Cagliari. Uno tsunami capace di scatenare una polemica a distanza tra Salvatore Amadu e Mario Bruno, rispettivamente consiglieri regionali del Pdl e del Pd. Nel frattempo i titolari degli stabilimenti balneari di Maria Pia hanno deciso di continuare la loro lotta. E stamattina bloccheranno il traffico di via Lido e via Don Minzoni.
Con inquietante puntualità, anche ieri a mezzogiorno il mare cristallino che bagna le spiagge della celebre pineta di Alghero si presentava più simile al Tevere che ai Caraibi. Succede così da due anni, cioè da quando nel Calik confluiscono, attraverso il Rio Filibertu, i reflui dell’impianto di depurazione di San Marco, ma anche quelli della zona industriale e persino i residui di lavorazione del potabilizzatore. Con il risultato che le acque dello stagno - rese gialle da nuovi organismi vegetali sviluppatisi con lo sconvolgimento dell’ecosistema - finiscono dritte in mare passando per il porto-canale all’ingresso della città di fondazione. Un pasticciaccio che sta mandando sul lastrico praticamente tutti gli operatori balneari del litorale. Che, infatti, in segno di protesta, lunedì hanno messo i cappucci agli ombrelloni, facendo mancare anche il servizio di salvamento.
«È necessario un intervento urgente per rimediare a questo disastro ambientale», commenta Salvatore Amadu, consigliere regionale del Pdl, dicendosi preoccupato per l’inizio di una stagione estiva che già rappresenterebbe una caduta a picco dell’economia e del lavoro per tutti coloro che hanno investito nel territorio. «La protesta degli operatori - aggiunge - è il segnale che non si sia fatto ancora nulla di quanto promesso. Per questo tutti gli enti interessati a vario livello devono individuare al più presto soluzione ed evitare una nuova serrata degli stabilimenti balneari, che avrebbe ripercussioni incalcolabili per l’economia».
Pronta la replica di Mario Bruno, algherese e capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale. «Sarei curioso di sapere - dice - a quali enti si riferisce il collega Amadu quando chiede, giustamente, ma con forte ritardo, che si ponga rimedio al disastro ambientale di Maria Pia. Da parte mia - continua - non ho dubbi: si riferisce alla Regione e al Comune di Alghero, guidati dal Popolo della libertà, del quale lui è autorevole rappresentante». Per Bruno, «l’assenza totale della Regione» è ancor più grave se si tiene conto che la scorsa settimana la giunta Cappellacci ha espresso parere contrario all’emendamento al collegato che prevedeva un milione di euro per un accurato studio dello stagno del Calik e per la successiva bonifica. «Emendamento - continua il capogruppo del Pd - bocciato proprio a causa del voto contrario del partito di Amadu».
Finito? Macchè. Mario Bruno è un fiume in piena. «Se la Regione, di cui Amadu è esponente di maggioranza, non può sottrarsi ai suoi compiti - conclude - la giunta comunale non poteva e non può trincerarsi dietro la non obbligatorietà della Valutazione d’impatto ambientale per impianti di depurazione che servono una popolazione massima di 100mila abitanti. È un tema vecchio, ma le conseguenze oggi sono evidenti. Si passi quindi subito dalla demagogia all’azione. Perché siamo davanti a un vero disastro».
Chiavi di questa notizia: Ambiente