Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Energia pulita, progetto Sardegna
14/06/2011
autore: Annalisa Bernardini
Con la firma del “Patto dei sindaci” la Regione investe sulle fonti rinnovabili
La Sardegna fa rotta sull'ambiente e lo fa a vele spiegate. Con la firma tra la Regione e l'Unione europea del “Patto dei sindaci”, alla presenza del direttore generale della Commissione europea, Pedro Ballesteros, prende forma il progetto “SardegnaCo2.0” che vuole produrre energia da fonti rinnovabili per almeno il 20% entro il 2020 e il 35% entro il 2030, riducendo anche le emissioni nocive. Durante un affollato convegno, ieri a Cagliari, la Regione ha illustrato il progetto agli enti locali. I veri protagonisti saranno infatti i Comuni che potranno aderire al progetto “Smart City - Comuni in classe A” e presentare progetti innovativi per candidarsi a diventare enti efficienti dal punto di vista energetico.
SFIDA La Sardegna crede molto nella green economy tanto da far nascere nell'Isola il primo polo di chimica verde con l'obiettivo di passare da un sistema industriale energivoro ad uno più virtuoso. «La Regione ha grandissime potenzialità in questo settore che può risolvere il problema del futuro in termini di sviluppo sostenibile e può essere una vera chance per il lavoro delle nuove generazioni», ha spiegato il presidente della Regione Ugo Cappellacci. «Il nostro obiettivo è di avere un mix di produzione: 10% dal carbone pulito, 20% da carbone tradizionale, 30% dal metano e il resto dalle rinnovabili». Tra queste si intende soprattutto il fotovoltaico e il termodinamico, ma anche l'eolico «solo però salvaguardando il paesaggio». Per l'assessore regionale all'Industria, Oscar Cherchi, «con questo progetto la Sardegna può innescare il cambiamento del sistema industriale vecchio».
LEADER Andrea Prato, coordinatore del progetto, ha poi sottolineato come «per la prima volta la Sardegna non è indietro rispetto agli altri Paesi, anzi è pioniera in questo settore». Il progetto è il primo in Italia. «Quando nel '64 arrivò la chimica producemmo già prodotti desueti. Quello che invece produrremo ora con la chimica verde è il futuro, è un prodotto che sarà richiesto da qui ai prossimi 30 anni, e noi, arrivando per primi, potremo orientare il mercato». Per la riuscita del progetto (che prevede investimenti di circa 37 milioni di euro) per Prato occorrono scelte dal basso, in modo che la popolazione sia coinvolta e convinta. Servono nuove norme snelle e «la coesione e condivisione politica, sociale e sindacale. Se non saremo uniti non otterremo alcun risultato».
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