Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

I sardi alla ricerca del secondo exploit

12/06/2011

autore: FILIPPO PERETTI

REFERENDUM Ieri regolarmente insediati i seggi in tutta l'isola, oggi si vota dalle 8 alle 22, domani dalle 7 alle 15
Quattro settimane fa il 50 per cento dei votanti è stato superato in tutte le Province

CAGLIARI. A quattro settimane dal vittorioso referendum regionale contro il nucleare, i sardi tornano oggi e domani alle urne per i quattro quesiti nazionali, tra i quali spicca ancora quello sull’energia dell’atomo. Il messaggio partito dall’isola il 15 e 16 maggio è incoraggiante per il quorum: l’affluenza era stata del 59,34 per cento, anche se bastava superare il 33 per cento.
 Il referendum regionale di metà maggio era consultivo. Il 97 per cento degli votanti si era espressa contro il nucleare. Un pronunciamento scontato, anche perché tutte le forze politiche avevano detto chiaramente «no» all’ipotesi di una centrale nell’isola. Ciò che aveva favorevolmente impressionato è stata anche l’affluenza alle urne. Nelle province di Cagliari (61,39 per cento) e di Carbonia-Iglesias (65,91) c’è stato il trascinamento delle elezioni amministrative nei Comuni capoluogo, ma anche nelle realtà dove la scelta dei sindaci riguardava solo centri minori la partecipazione al referendum è stata nettamente al di sopra del 50 per cento: il dato più basso era stato registrato a Sassari con il 54,76 per cento, quattro punti e mezzo sotto la media regionale.
 Questa volta non si vota solo sul nucleare, ma anche sull’acqua (con due quesiti) e sul legittimo impedimento. Il richiamo per gli elettori è quindi più ampio e, complice anche il cattivo tempo, i favorevoli alla riuscita dei referendum hanno qualche motivo in più per essere ottimisti.
 Iniziamo dal nucleare. In Sardegna il dibattito politico continua ad avere aspetti peculiari rispetto al livello nazionale, dove anche in questo appuntamento si è riprodotto pari pari lo scontro delle ultime elezioni amministrative tra la maggioranza berlusconiana di centrodestra e le opposizioni, dal centrosinistra al terzo polo. Nell’isola, infatti, sul nucleare è confermata l’anomalia rappresentata dalla presa di posizione del presidente della Regione, Ugo Cappellacci, prima carica istituzionale del Pdl. A maggio Cappellacci aveva fatto il possibile per il successo del referendum consultivo regionale, sia con l’abbinamento alle elezioni amministrative sia con una forte pubblicità istituzionale durata diverse settimane. Il presidente non solo aveva invitato i sardi a recarsi ai seggi, ma aveva invitato esplicitamente a votare contro l’installazione di centrali nucleari nell’isola. Una presa di posizione, la sua, che non è certo piaciuta a Silvio Berlusconi, che in quel periodo stava combattendo, in contemporanea con lo scontro sulle amministrative, una dura battaglia con chi si oppone all’energia nucleare in Italia.
 Cappellacci ha utilizzato politicamente il referendum regionale perché preoccupato dall’idea del governo «amico» di prevedere una centrale in Sardegna: ipotesi, del resto, mai smentita ufficialmente.
 L’atteggiamento di Cappellacci ha sicuramente fatto sì che in Sardegna non sia esploso uno scontro interno sul nucleare. Anche se le polemiche non sono mancate. Il coordinatore vicario del Pdl, Settimo Nizzi, ora alla guida del partito dopo le dimissioni di Mariano Delogu, aveva stigmatizzato la presa di posizione del presidente della giunta. E non c’è sintonia neppure ora: Cappellacci ha annunciato che voterà «Sì» ma stavolta senza invitare i sardi ad andare alle urne, limitandosi a dire di agire secondo coscienza. Nizzi, invece, ha affermato ieri sera: «Non so se andrò a votare». Una linea più prudente rispetto a quella di Berlusconi («Non voterò»), anche perché lo stesso Cavaliere sembra esserne pentito: il raggiungimento del quorum sarebbe una sua sconfitta politica.
 La scelta di Cappellacci non ha convinto l’opposizione. Il più critico con lui nel Pd è stato il suo predecessore, Renato Soru, che ha parlato di «inganno». Per essere credibile Cappellacci, ha detto l’ex governatore, avrebbe dovuto fare ricorso alla Corte costituzionale assieme ad altri 11 presidenti di Regione.
 Di grande presa anche in Sardegna sono i quesiti sull’acqua e sul legittimo impedimento. Quest’ultimo quesito spingerà gli antiberlusconiani doc a recarsi a votare per abbattere la legge ad personam. I due referendun sulla gestione dell’acqua hanno riaperto in Sardegna il dibattito e le polemiche su Abbanoa.
 Ieri pomeriggio si sono regolarmente costituiti in tutta l’isola i seggi elettorali dove sono chiamati a votare i 1.479.570 sardi per i quattro referendum abrogativi. Oggi si vota dalle 8 alle 22 e domani dalle 7 alle 15. Durante l’orario di apertura dei seggi, resteranno aperti anche gli uffici elettorali comunali per l’eventuale richiesta di duplicati della tessera elettorale.

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