Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Dal principe ismailita agli americani
12/06/2011
autore: GUIDO PIGA
Com’è cambiato in mezzo secolo il mondo dorato dell’Aga Khan
PORTO CERVO. In principio, c’era il Grande disegno. Gli alberghi, le ville, il porto. Affari, non c’è dubbio. Ma, come diceva un insuperato economista scozzese, la mano invisibile dell’interesse egoistico avrebbe fatto quello di tutti.
La creazione della Costa Smeralda nei primi anni ’60 ha contribuito enormente alla realizzazione di infrastrutture fondamentali (l’aeroporto, per esempio: quello di Olbia era chiuso da anni), ha fatto crescere una nuova economia (da agricola a terziaria, senza passare per il fallimento della petrolchimica) e nuove professionalità (i galluresi oggi sono imprenditori di rilievo, basti pensare ai Molinas, padroni di Porto Rotondo) e ha imposto un nuovo stile costruttivo, più urbanistico (cosa si può fare) che architettonico (come lo si deve fare).
Quasi 50 anni dopo, la Costa Smeralda è quello che l’Aga Khan immaginava dovesse diventare: non un’occasione di sviluppo solo per se stesso e per i suoi amici, ma anche per gli altri. Quella narrazione iniziale oggi è però improponibile. Perché il modello Costa Smeralda non c’è più. Il suo sistema economico, almeno. Il nuovo proprietario della Costa Smeralda - il finanziere americano Barrack, ancorato ai soldi dell’europea Unicredit - ha “solo” la proprietà degli alberghi e del porto. Non può più fare affari con la vendita delle ville, a meno che non intenda mettere sul mercato quelle costruite al Romazzino e bloccate dai giudici. Non può contare sulle aziende create dall’Aga Khan attorno al turismo, dall’ex Alisarda alla Cerasarda, per fare massa critica.
Oggi la Costa Smeralda è tutta lì, concentrata fra la marina e gli alberghi Cervo, Cala di Volpe, Romazzino e Pitrizza. Barrack è finanziere. Ha comprato la Costa pagandola 290 milioni e qualche anno dopo valeva già 400. Ha ottenuto l’ampliamento degli alberghi e ora il suo valore potrebbe essere cresciuto. Potrebbe, perché Unicredit ha svalutato la propria partecipazione solo un anno fa: la banca è azionista e creditrice. Barrack è chiamato a rispondere ai propri investitori, e quindi ha rilanciato: dice di aver pronto un miliardo di investimenti, e dice di voler edificare delle ville con parchi da 15 ettari. Niente di nuovo per Porto Cervo e dintorni: anche l’Aga Khan ha a lungo cercato di realizzare il suo masterplan.
La vera novità, forse, è l’assoluto silenzio con cui è stato accolto il proclama impastato di cemento. Anni fa, quando l’Aga Khan muoveva una mattonella, succedeva il finimondo. Le associazioni ambientaliste attaccavano su tutti i fronti. Legambiente, con Tiana, era la più attiva nel difendere la costa gallurese dall’assalto delle ruspe. E ora?
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