Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Il popolo del Sì sente profumo di quorum
11/06/2011
autore: Elena Laudante
REFERENDUM Il vescovo Atzei: «Certo che andrò a votare, la Chiesa è contro il nucleare e la privatizzazione dell'acqua»
Sassari, trecento rose offerte da Max Giusti nell’ultima manifestazione prima del voto
SASSARI. Dall’arcivescovo alla moglie del marchese, dagli studenti - numerosi e consapevoli - all’imprenditore dell’acqua e quello della siderurgia. Piazze diverse, stesso senso della partecipazione. E nessun dubbio: «Domenica di corsa a votare». Purché sia. «Perché è un nostro diritto. Per troppo tempo la Sardegna è stata terra di colonizzazione. Ora si può ripartire dalle rinnovabili». Max Giusti ha rispolverato le sue origini sarde e ieri si è scoperto testimonial anti-nucleare.
Anche chi della comicità fa il suo mestiere è diventato serio quando ha accennato al futuro energetico dell’isola. Ma solo per un attimo. Perché le trecento rose che ieri sera ha distribuito al Teatro Civico di Sassari, alle donne in tailleur e perle, insegnanti, mogli di professionisti, signore attive della società civile, gli hanno fatto scappare la battuta: «So’ sarde doc, a emissioni zero. E profumano pure».
Erano tutti rossi i fiori che il presentatore ha portato al popolo che vuole diventare a emissioni zero, proprio come le rose coltivate in serre riscaldate con l’energia del sole. Lo ha dimostrato nella consultazione del 15 e 16 maggio. E vuole ribadirlo domani. «Certo che corro a vota’», si è lasciato scappare Giusti prima di raggiungere il palco del dove Andrea Prato presentava il suo libro. Proprio dietro piazza Tola, cuore della chiusura dei comitati per il «Sì» ai quattro quesiti su nucleare-acqua-legittimo impedimento, nel salotto buono i propositi erano gli stessi. «Certo che domenica andrò a votare, e non c’era bisogno che lo specificasse papa Benedetto. La Chiesa è contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare», ha confermato con serenità l’arcivescovo Paolo Atzei nel foyer del teatro. E tra Madre Romana Chiesa e il centrodestra di Prato, c’erano tanti altri piccoli pezzi di Sassari. Come il mondo dell’imprenditoria. Se a dire che «l’acqua deve restare pubblica», è Gianni Simula, per esempio, il patron della frizzante San Martino, allora c’è da crederci. Dopo aver preso le rose di Giusti, anche le studentesse universitarie Roberta Doppiu, 21 anni, e Gabriella Malesa, 24, erano convinte di tracciare la crocetta che abroga i privilegi del legittimo impedimento, voluto da chi «usa il diritto per fini politici».
Il tour floreale di Giusti, chiamato in Sardegna proprio da Prato, è partito di mattina dall’Istituto agrario Duca degli Abruzzi di Elmas, con il comico collegato in diretta da Roma dove conduceva l’ultima puntata del programma Supermax di RadioDue. Poi in volo verso Alghero, dove ha guadagnato il tempo perduto a causa del ritardo del volo dalla Capitale per distribuire fiori ai passaggeri in transito, e infine di corsa verso Sassari. E parlare del progetto “Sardegna Co2.zero”, agenzia regionale votata alla green economy, fondata per «creare innovazione e possibilità anche a partire da quella chimica verde» - è la mission - che oggi a Porto Torres genera diffidenze. Nessun dubbio, invece, sulle scelta da adottare nel segreto dell’urna. «Prato e Ganau (il sindaco di Sassari, ndr) sono di parti politiche opposte vero? E sono qui per lo stesso scopo. Allora vuol dire - ha sintetizzato Giusti - che la Sardegna può davvero ripartire da qui».
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