Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Rischio di tariffe gonfiate e inquinamenti
11/06/2011
autore: FERRUCCIO FABRIZIO
Esiti infelici della gestione privata delle risorse idriche nella provincia di Frosinone
FROSINONE. L’ultima beffa in provincia di Frosinone è stata il colore dell’acqua. A Sora vi hanno trovato colibatteri, a Ceccano quantità eccessive di arsenico. Ma già dal 2007 nel frusinate, apripista insieme alla provincia di Arezzo nell’affidare la gestione dei servizi idrici ai privati, i conti non tornavano. A San Donato Val di Comino, paesino ai piedi del Parco Nazionale d’Abruzzo, la vedova del fontaniere si vide recapitare una bolletta dell’acqua di 2600 euro. Non era un caso isolato. La Finanza cominciava a sospettare di tariffe che non tenevano conto del consumo reale di acqua ma erano calcolate in modo forfettario e senza lettura dei contatori. E, soprattutto, senza un contratto con il gestore. Sulla bolletta inoltre gravavano voci come «nolo del contatore» o «depuratori». Solo che i contatori risultavano di proprietà degli inquilini e i depuratori erano quasi tutti fuori uso. Insomma, da quelle parti oltre all’acqua puzzavano anche i soldi. In una provincia con 450 mila residenti e 86 Comuni, il tappo è saltato solo grazie al «Comitato civico per il diritto all’acqua» (Cocida) che ha denunciato tutto alla procura. Sotto accusa è finita l’Acea Ato 5 spa, che nel 2002 ha vinto l’appalto per gestire i servizi dell’acqua: oggi è una delle 20 società della Holding Acea che ha nel Comune di Roma l’azionista di maggioranza e vede il gruppo Caltagirone scalare le quote azionarie.
«Ci hanno truffato con bollette gonfiate senza nemmeno un contratto tra gestore privato e cittadini» - dice Mario Antonellis, presidente del Cocida. Due funzionari dell’Acea sono stati rinviati a giudizio per distruzione di documenti dalla procura di Frosinone che aveva indagato, oltre ai vertici dell’azienda, anche l’ex presidente della Provincia. In molti Comuni gli abitanti hanno deciso di non pagare più. Roccaforte della rivolta è San Donato, paese tradizionalmente “rosso”. «Ma il colore politico non c’entra - taglia corto Antonellis -, sull’acqua c’è connivenza tra apparati politici e comitati d’affari».
Una battaglia perché se l’Acea rivendica il mancato pagamento e minaccia di chiudere il flusso idrico, i cittadini hanno trovato nel nuovo presidente della Provincia, Iannarilli, un solido alleato. Costui si è andato a leggere la transazione stipulata tra l’Acea e l’Ato di Frosinone nel 2007 e ha scoperto costi gonfiati per milioni di euro. Ha portato le carte in procura che ora indaga su un altro filone. Intanto, la sentenza di un giudice di pace ha stabilito che in assenza di contratto l’Acea è tenuta a rimborsare le fatture ai cittadini. Dal 2002 sono circa 300 milioni di euro.
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