Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Bonifiche ferme all’anno zero

11/06/2011

autore: ERMINIO ARIU

Le accuse del sindacato che denuncia l’inerzia di Igea negli interventi di risanamento
Dai fanghi rossi di Monteponi alla palude di sa Masa, non si muove nulla

IGLESIAS. Montagne di fanghi rossi a Monteponi, la palude Sa Masa inquinata dai fanghi della laveria di Campo Pisano, colline variopinte a Masua e Nebida mentre Portovesme naviga su una piattaforma di liquidi industriali contaminati. Dopo 20 anni dal decreto di area ad alto rischio di crisi ambientale il percorso fatto sulla strada delle bonifiche, è decisamente limitato.
 Igea, nata per intervenire sulle iniziative geoambientali sembra in costante surplace. Il lavoro fatto per mettere sotto controllo le colline dei fanghi rossi di Monteponi è modesto: qualche intervento superficiale su una zona limitata ma il percolato prodotto dalle acque piovane continua a scendere verso il mare continuando ad inquinare il Golfo del Leone. Sa Masa, poi, sembra l’eterno laboratorio di ricerche per un piano di caratterizzazione che non ha mai fine. Ci aveva provato una società milanese che aveva intessi diversi da quelli degli abitanti della zona ma non sembra che il ritmo della mappatura degli inquinati della zona umida, sia cambiato. Anni, lustri e parecchi decenni per un piano di caratterizzazione sono davvero troppi. «Il problema vero - denuncia Roberto Puddu (Cgil) - e che Igea e il ministero dell’ambiente hanno scarso interesse a mettere in sicurezza le falde acquifere di Portovesme e a bonificare le montagne di discariche dell’Iglesiente. Se a gestire queste partite serie vengono inviati, con nomina politica, persone telecomandate, il risultato è sempre quello che vediamo da anni. Siamo all’assurdo. Mi preoccupa il fatto che i sindaci del territorio accettino questo stato di cose. Sembra che non siano consapevoli del danno che viene riservato al patrimonio ambientale. Se non si rimuovano le fonti inquinanti il turismo, l’economia in generale non può rifiorire. La Regione sonnecchia o meglio non ha la consapevolezza del triste primato del Sulcis Iglesiente». Alcuni interventi di bonifica dei siti minerari dismessi sono stati affidati a privati e a questo punto i segretari territoriali di Cgil, Cisl e Uil stanno cercando di verificare per quale motivi Igea abbia abdicato alcune competenze a favore delle imprese esterne. In galleria avrebbe dovuto intervenire l’organico della società pubblica. «Se ci spostiamo a Portovesme - aggiunge Mario Crò della Uil - notiamo che il Ministero dell’ambiente, quando intravedeva la possibilità di costruire le costosissime barriere idrauliche, aveva il fuoco sotto i piedi. Ora non ha più fretta. Continuando di questo passo dovranno passare alcune generazioni prima di vedere le prime bonifiche». Il crollo delle presenze dei turisti potrebbe essere anche causato dalla presenza di zone inquinate. «Le bonifiche - ammette Fabio Enne - fanno parte dell’importante pacchetto di interventi indispensabili per il rilancio dell’economia della zona».

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