Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Non facciamoci scippare il diritto di decidere: votiamo
10/06/2011
autore: Federico Palomba
La storia di questi referendum è fatta da pattuglie che vi credevano, da organizzazioni che si sono spostate dallo scetticismo al sostegno, da furbizie respinte dai giudici, dalla mobilitazione crescente. In principio c’erano i militanti di Idv, del Comitato per l’acqua pubblica e di quello sardo SiNoNucle che, pioggia o sole, raccolsero milioni di firme nello scetticismo di quanti non credevano nel quorum né nella volontà partecipativa dei cittadini. Fukushima non c’era ancora stato: il no al nucleare era frutto di ragionamento e di speranza in un futuro di energia pulita e rinnovabile che non appestasse per sempre i territori con le scorie indistruttibili a memoria d’uomo. Né si accettava che l’acqua, sotto il pretesto dell’efficienza nella gestione delle reti, potesse diventare strumento di potere in mano di gestori-gabellieri che, in nome del profitto e non della beneficienza, potessero toglierla a quanti non potevano permettersi di pagare la bolletta. Questi se infischiano che l’acqua sia pubblica quando chi gliela deve portare in regime di monopolio gliela chiude se non può pagare tariffe crescenti per pagare il profitto.
Infine, gli stessi militanti di Idv raccolsero le firme per abrogare la legge sul legittimo impedimento, che stabilisce un’odiosa differenza tra cittadini dinanzi alla legge affermando che i processi a carico del premier e dei ministri devono fermarsi mentre quelli degli altri vanno avanti. Ci sarebbe poca soddisfazione nel sapere dopo la scadenza del mandato che chi ha governato per tanti anni era un malfattore.
La fiducia sullo strumento referendario come mezzo di democrazia diretta ha diviso per tanto tempo chi ci credeva e chi no. Ma con la sciagura giapponese e la sconfitta elettorale di primavera si sono schierati per il «Sì» anche grandi partiti e organizzazioni di massa, che hanno fatto diventare più alla portata il raggiungimento del quorum. All’opposto, le stesse considerazioni hanno ingenerato paura in chi temeva che la consultazione anti nucleare, risolvendosi in un plebiscito sul «No» all’atomo, trainasse quorum e consenso anche sugli altri quesiti referendari. Tra questi il più temuto era certo quello sul legittimo impedimento la cui cancellazione sarebbe risultata un ulteriore smacco politico con il rigetto definitivo della logica della legislazione di favore (detta anche “ad personam”). Di qui tutti i tentativi, ridicoli e patetici, di truccare le carte: fissando il referendum alla soglia dell’estate per allontanare il voto (300 milioni dispersi al vento); e sul nucleare con la finta abrogazione prima, con il ricorso alla Corte Costituzionale poi, tentativi smascherati dalle supreme magistrature e bollati quali espedienti.
La prossima consultazione referendaria si svolge perciò in un contesto assai più favorevole di quelli precedenti. La motivazione al voto e la mobilitazione sono oggi molto più grandi. La gente ha ripreso gusto a partecipare ed a vincere; ed ha capito che questo è possibile. La “depoliticizzazione” dei referendum (con termini coloriti il leader dell’Italia dei Valori ha detto che bisogna “de-dipietrizzare” e “de-berlusconizzare” la consultazione) responsabilizza anche gli elettori di destra. I quesiti referendari sono attinenti a questioni vitali su cui vale la pena di pronunciarsi. Infine, il tentativo della destra di truccare le carte per “scippare” il referendum atomico ha forse fatto capire quanto prezioso sia il bene della partecipazione diretta dei cittadini ai propri destini. Il timore che anche l’astensione possa essere utilizzata dal potere non come una modalità tecnica di espressione dell’opinione, ma come segno di rinuncia alla democrazia diretta, potrebbe giocare al rovescio, ridicolizzando anche la disperata corsa dei ministri a pronunciarsi per l’astensione.
Ecco perché la predizione di raggiungimento del quorum è oggi tutt’altro che azzardata. Noi sorrideremmo se i quattro «Sì» sfossero una valanga. Ma non piangeremmo se taluni votassero quattro «No», perché si presidierebbe comunque una delle ultime prerogative effettive dei cittadini: quella di poter decidere del destino proprio e dei propri figli e nipoti. Votino tutti, dunque, dalla mattina presto per infondere fiducia nel quorum: poi andare al mare sarebbe anche più bello.
Chiavi di questa notizia: Nucleare