Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Il futuro dell’energia è nelle rinnovabili
10/06/2011
Università in prima fila per migliorare i sistemi di produzione Il convegno “Energie Rinnovabili in Sardegna: Prospettive di Sviluppo e Attività di Ricerca dell’Università di Sassari” del 14 maggio u.s. è stato organizzato dal gruppo di lavoro sulle “energie rinnovabili”, costituitosi di recente in coerenza con gli obiettivi dell’Università che vuole avvicinare l’accademia alla realtà economica e sociale del territorio. Il tema del convegno è apparso perfettamente in linea con l’attualità delle problematiche legate alla produzione di energia.
All’incontro sono stati invitati i rappresentanti di Novamont ed E.On, due gruppi industriali di livello che hanno manifestato la volontà di investire nel nord-ovest della Sardegna sulla chimica verde e sul foltovoltaico. In particolare, l’accordo di massima prevede investimenti sul territorio per attivare la produzione di energia da biomasse e per l’attivazione della filiera sulla bioplastica. Ma è soprendente che mentre tutto questo viene ipotizzato in maniera fumosa, sia scritto invece con chiarezza della chiusura dell’industria chimica. Ma perché? Ci chiediamo se le attività non possando andare avanti in parallelo chiudendo una delle due al momento opportuno. Si vuole chiudere il cracking? Va bene, ma soltanto quando l’altro sistema è attivo e produttivo. È così difficile capirlo? È come se un contadino decidesse di non seminare il grano in un terreno in attesa di un altro tipo di coltura. E nel mentre come camperebbe la famiglia? Ma tutto appare fermo. Tante proposte, tante iptoesi, ma alla fine si ritorna al punto di partenza. Insomma un gioco di “stop and go”, di frenate e di accelerazioni, di paure e di incomprensioni, di aut aut e di incoraggiamenti, che sino ad oggi non ha portato da nessuna parte. L’unità dei rappresentanti del territorio è la condizione indispensabile per essere credibili, una unità che deve essere granitica, tanto più che i tempi sono maturi per chiamare attorno ad un tavolo le parti che devono prendere le decisioni. L’Università offre il tavolo, agli altri il compito della scelta dei commensali e delle pietanze. Tutto questo tenendo presente che le fonti rinnovabili non devono essere utilizzate ad un ritmo più veloce rispetto al tempo necessario per la loro rigenerazione, e prendendo in considerazione l’ipotesi che l’energia da biomasse derivante da colture estranee all’habitat o da monocolture potrebbe arrecare seri danni agli ecosistemi ed agli equilibri biologici dell’ambiente.
Nell’occasione l’accademia ha voluto mettere a disposizione della produzione le proprie competenze, esposte nel corso del convegno in una sorta di bancarella, o meglio di vetrina della scienza, bene in vista e sotto lo sguardo di tutti i cittadini. È stata una occasione per guardare al futuro, un futuro dell’energia che non può non essere basata sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Per questo motivo è necessario che la ricerca sia continuamente stimolata, al fine di migliorare i sistemi di produzione e la formazione specialistica dei lavoratori del settore. L’obiettivo è chiaro: costituire un centro di ricerca polivalente di respiro internazionale per stimolare la ricerca di base ed applicata nei vari campi delle energie rinnovabili. Un progetto forte, ma anche un invito che si vuole rivolgere agli imprenditori, alle istituzioni locali e regionali, per una fattiva collaborazione, perché la competizione vincente è quella che dispone di un più alto valore aggiunto rappresentato dalla conoscenza e dal sapere.
Chiavi di questa notizia: Energie