Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«Nucleare e acqua? Il no è da masochisti»
09/06/2011
autore: ANNA SANNA
Dalla farmacista al pensionato: sassaresi convinti oppositori dell’atomo, domenica andranno alle urne per votare «Sì»
C’è anche l’insegnante che ospitava due bambine di Chernobyl: centrali devastanti
SASSARI. «Io voterò sì. Un sì non grande ma di più, piazza d’Italia è troppo piccola per contenerlo». Rosa Forni, impiegata, ha le idee chiare sul referendum del 12 e 13 giugno. La risposta dei sassaresi è compatta: per le vie del centro è difficile trovare sostenitori del no.
Sull’atomo i sardi si sono già espressi al referendum di maggio, con un plebiscito contro il nucleare. Fukushima ha mosso le coscienze, anche se molti dichiarano di essere contrari da sempre, già ai tempi di Chernobyl: «Mi sono sempre interessata al problema - dice Anna Maria Faedda, insegnante in pensione - Per dieci anni ho ospitato due sorelline bielorusse, che avevano problemi alla tiroide a causa delle radiazioni. Memore di questa esperienza, figuriamoci se voglio centrali nucleari qui da noi». Per tutti l’energia nucleare è un controsenso, soprattutto in Sardegna, dove si potrebbe investire su altre fonti energetiche come eolico e solare. «Dovremmo prima tentare strade alternative - dice Tomasa Corda, impiegata - Prima di Fukushima c’era un po’ di ignoranza, di Chernobyl ce ne siamo dimenticati. Ora spero nei giovani e nella coscienza nazionale». Anche perché, aggiunge Maria Elias, commerciante in pensione: «Se il no al nucleare non vince a livello nazionale, è inutile che noi sardi abbiamo votato».
C’è chi contribuisce alla propaganda per il sì anche in rete, come Silvia Priulla, impiegata, e Gabriella Solinas, farmacista, entrambe trentenni. «Cerchiamo di contribuire diffondendo link su Facebook. Online l’orientamento prevalente è per il sì». Secondo Gabriella non potrebbe essere diversamente: «Ho studiato gli effetti delle radiazioni sugli esseri umani: chi vota no o è ignorante o è masochista».
Se il sì contro il nucleare è sostenuto da argomentazioni valide, c’è qualche piccolo tentennamento sull’acqua. Tutti si schierano per il sì, eppure pochi conoscono bene i due quesiti sulla privatizzazione dei servizi idrici e sui profitti degli investitori sulle tariffe. Il qualunquismo è dietro l’angolo, e si trasforma in slogan: «L’acqua è un bene comune, e non deve essere dato ai privati». Non manca però chi, pur contrario alla privatizzazione, ha riserve sulla gestione pubblica: «I latini dicevano qui custodiet custodies, chi controlla i controllori? - dice un pensionato - Per questo dovrebbe esserci un controllo anche quando i servizi idrici sono gestiti dallo Stato».
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