Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Atomo, spuntano i mini-reattori

09/06/2011

autore: Giuseppe Centore

SE VINCE IL NO

CAGLIARI. Una centrale nucleare da almeno 600 megawatt, e sarebbe un peso medio, per essere installata in Sardegna prevede la cancellazione di un terzo del parco produttivo sardo, come la dismissione delle centrali di Portovesme o dei due gruppi di Fiumesanto. Il limite invalicabile per una centrale “sarda” di quella potenza è infatti rappresentato dalle reti di trasmissione, che impediscono l’esportazione in quantità significative dell’energia qui prodotta. L’uscita dall’isola, se si vuol usare un termine comune, è oggi al massimo di 450 megawatt, come l’entrata. Un canale troppo stretto per far passare la corrente prodotta dalle turbine eventualmente installate in Sardegna. Ma la scappatoia c’è e sono i mini-reattori, sistema alternativo e più adattabile all’Italia delle centrali di concezione francese. Se il quorum fallisse, ne sono convinti i Verdi, che in un dossier hanno illustrato l’opzione B, il governo non tornerebbe indietro sul primo progetto nucleare, ma guarderebbe a una nuova opzione che sposa le società multinazionali dell’energia fare affari con i colossi americani e lasciar perdere i francesi. Questi reattori cosiddetti modulari da 100 megawatt, non hanno bisogno di potenti reti di trasmissione, non devono lavorare necessariamente a ridosso del mare, e possono essere inseriti in qualunque contesto. La Sardegna, non più isolata dalla rete nazionale con il grande cavo di collegamento con la penisola avrebbe le carte ancor più in regola per ospitare la mini-centrale.

Chiavi di questa notizia: Nucleare