Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Vinyls, via dall’Asinara Ma la battaglia per il lavoro va avanti
09/06/2011
autore: Gianni Bazzoni
CHIMICA IN AGONIA Resta il presidio sulla torre, futuro laboratorio di politica. Il bando: Igs taglia fuori Porto Torres
PORTO TORRES. Niente titoli di coda. Perchè la vertenza degli operai della Vinyls non è finita. Anzi, da ieri la storia dell’Asinara ha un capitolo nuovo che si aggiunge a quelli del carcere e del Parco: l’hanno scritto loro, i cassintegrati che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha elogiato per «dignità e coraggio». E li ha invitati a non mollare. Ieri pomeriggio, alla torre aragonese, l’annuncio della partenza dall’Asinara. Ma la lotta continua.
Posti in piedi nella vecchia torre che perde pezzi di intonaco. Rappresenta il «covo» nel quale sono nate le idee, le strategie e dove è stata coltivata la speranza del lavoro. Dentro ci sono i segni di una vertenza vissuta: centinaia di pagine dei quotidiani affisse alle pareti, due brande, sedie di plastica, una maglietta del Cagliari, decine di altri ricordi di una battaglia che ha attraversato la Sardegna, percorso l’Italia fino al Quirinale e girato il mondo via web.
Si lascia l’Asinara, ma la torre aragonese no. Diventa il «laboratorio politico», il luogo dove cassintegrati, lavoratori, sindacati, istituzioni e associazioni continueranno a riunirsi, fino a quando non ci sarà qualcosa di concreto. Un saluto commosso all’«isola dei cassintegrati», tra tanti volti amici che hanno reso possibile - per 15 mesi - una operazione impegnativa e complessa. Malati di «asinarite» - come dice Pietro Marongiu -, era inevitabile. Succede sempre: ai detenuti, alle guardie, a tutti coloro che con l’Asinara hanno avuto un rapporto intenso. E Michele Cossu, giovane operaio, guarda al futuro con tristezza: «Non ho niente in mano - dice - chiedo che ciò che abbiamo fatto non vada disperso, che resti il ricordo». Una impronta, un simbolo: lo riconosce Pasqualino Federici, presidente del Parco, e anche Rosario Musmeci, assessore provinciale al Lavoro. Ci sarà qualcosa che testimonierà il valore dell’«isola dei cassintegrati», capace di battere la televisiva «isola dei famosi». C’è il tempo per pensarci, ma quel che conta oggi è il presente. I segretari di Cgil, Uil e Ugl - Massimiliano Muretti, Giovanni Tavera, Simone Testoni e Piergianni Rais, Antonio Galleri per la segreteria della Cisl - ieri hanno fatto il punto di una vertenza ancora aperta e dal finale incerto, segnata dalla promesse inutili del Governo Berlusconi. La variabile della chimica verde è tutta da giocare. Pensieri a voce alta, davanti al rettore dell’Università Attilio Mastino, al sindaco Beniamino Scarpa, a Rosario Musmeci per la Provincia, al presidente regionale di Legambiente Vincenzo Tiana, amministratori dei Comuni dell’area di crisi, al parroco di San Gavino don Mario Tanca. E proprio il sacerdote, ha sottolineato l’importanza di una vertenza «che riguarda il lavoro per tutti, non solo per voi». E alla vigilia della festa dei Martiri turritani, avrebbe voluto un finale diverso. Ma non è possibile: «Per questo sono preoccupato per voi e per le vostre famiglie». Donne e bambini, uomini in divisa e istituzioni, la torre aragonese sembra troppo piccola. Il sindaco di Porto Torres condivide la preoccupazione, la crisi di una città che sprofonda lentamente la vive tutti i giorni con la fila dei senza lavoro davanti alla sua porta. Così le promesse non valgono a niente. Contano le certezze, e non sono buone. Le indiscrezioni sul bando Vinyls evidenziano una «chiusura» per l’Igs di Varese, interessata solo a Ravenna. Porto Torres e Marghera fuori. La chimica verde è un progetto in movimento: joint venture Eni-Novamont il 16 giugno, poi autorizzazioni e prime opere da avviare. Ma gli impianti tradizionali a fine mese chiudono. E la gente finisce per strada: un problema sociale sottovalutato che richiede una gestione forte, intelligente, con mezzi straordinari. Questione di ordine pubblico. Il 22 giugno il presidente Cappellacci ha convocato il «tavolo governativo sardo». Quirico Desole, operaio ex Eurocoop, ha perso tutto, gli hanno rigettato la domanda di disoccupazione, dice poche parole: «Io per dignità mia e della mia famiglia vorrei tornare al lavoro. Solo questo». Non si può sbagliare una mossa. E speriamo che quel faro acceso dal Capo dello Stato non si spenga.
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