Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Si decide il futuro dell'acqua
08/06/2011
autore: Annalisa Bernardini
Le due schede su gestione e tariffe. Deriu: «Deve restare pubblica»
U
n voto per decidere la gestione del sistema idrico e la remunerazione del capitale investito nel sistema. Questi i due quesiti a cui i cittadini dovranno rispondere domenica e lunedì con il voto sul cosiddetto “referendum sull'acqua”.
QUESITI Con un primo quesito, infatti, agli italiani si chiede l'abrogazione dell'intero articolo 23 bis della legge Ronchi (la numero 133 del 2008, relativo ai "Servizi pubblici locali di rilevanza economica", poi modificato da successive normative). In poche parole viene messa in discussione la legge che sta per essere approvata, in linea con quanto stabilito dalle regole europee, che prevede la privatizzazione della gestione. L'eventuale vittoria del sì, però, non sarebbe un ritorno al sistema totalmente pubblico: farebbe decadere le Autorità d'ambito dall'obbligo di affidare i servizi idrici in concessione ad aziende pubbliche e private,cosa oggi prevista.Ciò che sarebbe pubblico, in caso di vittoria, è il soggetto titolare della gestione. Con il secondo quesito, invece, si interviene sulla composizione della tariffa, chiedendo l'abrogazione dell'articolo 154 del decreto legislativo 152 del 2006 nella parte in cui prevede l'adeguata remunerazione del capitale investito dal gestore. Fatto che per i promotori del referendum farebbe lievitare la tariffa. In pratica, si chiede di non premiare con un rendimento, chi investe denaro nelle infrastrutture idriche.
IL MOVIMENTO SARDO Da sempre contraria alla privatizzazione della gestione del sistema idrico è stata l'associazione sarda “Liberiamo l'acqua”. Il presidente onorario, nonché presidente della Provincia di Nuoro, Roberto Deriu, ribadisce il suo no al cambio di gestione e quindi voterà “sì”. «Il servizio pubblico è migliore perché il gestore privato deve fare profitto e lo può fare solo con tariffe alte e servizi poco costosi, e quindi con una qualità inferiore rispetto a quanto richiede questo tipo di servizio». Per Deriu, solo il pubblico può dare una garanzia al diritto dei cittadini ad avere l'acqua e ad averla a un prezzo equo. «Ma noi andiamo oltre», aggiunge, «Chiediamo che la gestione dell'acqua rimanga totalmente pubblica e anche che sia il più vicino possibile al cittadino e quindi in mano degli enti locali e non della Regione». Altra questione è l'ambito, oggi unico per tutta la Sardegna. «Dev'essere adeguato alle esigenze del territorio e dei cittadini, è necessario un ragionamento scientifico su quale sia il migliore in termini di grandezza». Chiavi di questa notizia: Acqua