Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Comitato ambiente, appello alla città su nucleare e acqua

08/06/2011

autore: Antonello Palmas

OLBIA. «Vogliamo far sapere a tutti quanto sia fondamentale tornare a votare». Per questo Il Comitato ambiente Olbia ha organizzato per domani (19, Delta Center) una manifestazione sui referendum del 12-13 giugno. Quelli che stanno loro a cuore, naturalmente, sono i quesiti ambientalisti, ovvero contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua («ma a parlare di legittimo impedimento ci sarà Andrea Viola», ha detto il portavoce Giancarlo Carbini, affiancato da Verdiana Canu, del comitato provinciale contro il nucleare).
 Ieri mattina il Comitato ha presentato l’iniziativa al Jamin-A Cafè di via Barcellona, specificando di essere nato «prima di Fukushima, semplicemente quando si avvicinava la data della consultazione referendaria e ci si rendeva conto di quanto fosse carente l’informazione al riguardo» dice Carbini «I sardi hanno votato in maniera meravigliosa nel referendum regionale, ma occorre tornare alle urne perché non è finita», ha detto prima di passare la palla a Marcus Reichart.
 Il fisico nucleare tedesco ha spiegato come (problema scorie a parte) la produzione di energia nucleare sia tutt’altro che conveniente. E che non regge la scusa che «tanto anche i Paesi confinanti hanno le centrali vicino alle nostre frontiere»: il pericolo più concreto, come dimostrano i provvedimenti giapponesi, riguarda un raggio di 100 chilometri. «La Germania - dice - ha deciso di abolire il nucleare e in attesa di sviluppare le fonti alternative su cui si sta lavorando punterà su gas e carbone con nuove tecnologie».
 Paolo Sanna, presidente regionale del comitato «Liberiamo l’acqua», ha parlato dell’ l’acqua come bene “comune”, quindi indisponibile per i privati, e non semplicemente “pubblico”. «In Sardegna l’errore è stato optare per l’ambito unico, seguendo spinte di carattere più ideologico che tecnico-pratico. Abbanoa ci ha messo del suo, ma ha dovuto far fronte a una situazione difficile. La storia dice che privatizzare non significa miglior servizio e tariffe più basse. In realtà la voglia di privatizzare nasconde interessi enormi».

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