Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Quaranta, neopresidente della Consulta: «Difficile fermare il referendum»
07/06/2011
autore: PAOLO CARLETTI
ROMA. «La Corte Costituzionale difficilmente potrà bloccare il referendum sul nucleare». Il presidente della Consulta, Alfonso Quaranta, fresco di nomina (eletto ieri con 10 voti su 13), esprime un parere personale, ma sembra anticipare un verdetto che fa sorridere i rederendari e il largo schieramento orientato per votare sì all’abrogazione della legge che permetterebbe al governo di costruire nuove centrali nucleari in Italia.
La Corte Costituzionale infatti si esprimerà oggi sull’ammissibilità del requisito referendario sul nucleare dopo il ricorso del governo Berlusconi. «Si tratta di una mia valutazione personale - ha aggiunto Quaranta - perché questa tematica sarà sottoposta all’esame specifico della Corte, inclusa l’Avvocatura dello Stato per conto del governo che ha presentato una memoria. Abbiate pazienza - ha concluso - di aspettare domani, al massimo dopodomani: la Corte agirà con estrema rapidità».
Siamo dunque all’ultimo tornante, decisivo, nel difficile percorso che il referendum sull’atomo del 12 e 13 giugno (insieme agli altri quesiti, due sull’acqua e uno sul legittimo impedimento) ha dovuto affrontare nelle ultime settimane, di fronte all’offensiva del governo, che tramite i numerosi legali del presidente Berlusconi ha utilizzato tutti i grimaldelli possibili per scardinare la consultazione ed evitare il voto. Ma senza riuscirci, a quanto pare.
Subentrato proprio ieri a De Siervo, e più gradito al centrodestra, Quaranta non fa sconti a nessuno e avverte: «Ritengo inopportune le interferenze esterne sulla Corte, questa mia elezione fa giustizia di ogni illazione sulla presunta politicizzazione della Corte che spero cessi». Quindi oggi, sotto la presidenza del giudice Quaranta, la Corte dovrà prendere in tempi rapidi l’importante decisione, se ammettere il nuovo quesito referendario così come riformulato dalla Cassazione nei giorni scorsi. E proprio la Cassazione ieri ha reso note le motivazioni del suo «sì» alla consultazione del 12 e 13 giugno. La Corte sostiene che le nuove norme del decreto Omnibus convertito in legge a maggio, di fatto aprono le porte nell’immediato al nucleare in Italia.
La Suprema Corte nelle dieci pagine di motivazioni depositate ieri mattina, spiega che l’articolo 5 della nuova legge non blocca l’ipotesi del nucleare ma di fatto «è regolativa di un rinvio, non di una abrogazione o eliminazione della scelta nucleare», e pone le basi per la ripresa della produzione nucleare all’emissione di «un provvedimento adottabile dal Consiglio dei ministri entro il termine di 12 mesi». La famosa moratoria voluta da Berlusconi, che pubblicamente (davanti a Sarkozy, durante il vertice italo-francese a villa Madama) ammise candidamente di averla voluta per evitare il referendum e dover aspettare altri anni prima di fare le centrali nucleari.
La camera di consiglio della Consulta si riunirà alle 9,30, i giudici ascolteranno gli avvocati delle parti (Avvocatura dello Stato, Pace per i promotori referendari, e Pellegrino per il Pd), quindi deciderà, con un verdetto questa volta inappellabile e definitivo.
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