Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Assemini, riparte l’eolico ma subito arriva lo stop dalla Procura di Cagliari
05/06/2011
autore: MAURO LISSIA
VENTO E AFFARI Sotto sequestro il cantiere di Energia Alternativa srl. È stato stravolto il progetto che era stato approvato
CAGLIARI. Sigilli, paletti e decreto di sequestro preventivo con allegati due avvisi di garanzia con una sfilza di accuse: per la società Energia Alternativa srl si allontana l’obbiettivo di realizzare sedici aerogeneratori a Planemesu, tra Uta e Assemini, nell’area del consorzio industriale dove fra inchieste giudiziarie e intoppi vari i parchi eolici sembrano nascere sotto una cattiva stella.
Ieri mattina attorno alle undici gli uomini del Nucleo investigativo del Corpo Forestale si sono presentati all’ingresso del cantiere e l’ufficiale Ugo Calledda ha notificato ai responsabili il decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Giovanni Massidda. Il provvedimento riguarda tutte le opere edilizie in costruzione e i terreni. A richiederlo, il 24 maggio scorso, è stato il pubblico ministero Daniele Caria che in linea con la relazione di sopralluogo elaborata dalla Forestale contesta alla società titolare del progetto una sequenza impressionante di irregolarità, alcune con pesanti riflessi penali. Su tutte l’evidente difformità accertata dai forestali tra quanto prevedevano le concessioni edilizie, i permessi di costruire firmati dagli uffici tecnici di Uta e Assemini e ciò che risulta oggi in fase avanzata di realizzazione.
Gli indagati sono l’amministratrice delegata della società concessionaria Alessandra Moi (50 anni) di Capoterra e l’ingegnere progettista-direttore dei lavori Giuseppe Usai (41 anni) di Quartu Sant’Elena che devono rispondere in concorso all’accusa di aver violato sotto diversi aspetti - come scrive il gip Massidda - la disciplina penale posta a presidio del territorio.
I lavori sono cominciati il 4 maggio scorso e fino ad oggi la Energie Alternative ha messo in piedi soltanto tre degli aerogeneratori pianificati e solo in parte: ci sono i pali ma non ancora le eliche. Dopo una lunga serie di misurazioni e verifiche il Corpo Forestale ha accertato che il progetto è stato in buona parte stravolto. Prima di tutto non è stato rispettato il piano regolatore territoriale del Casic (oggi Cacip) dove stabilisce che il rapporto massimo tra superficie coperta e superficie totale non debba essere superiore al quaranta per cento: a Planemesu, in base al diritto di superficie acquistato, verrebbero realizzate opere sul 98 per cento dell’area, con uno sfruttamento intensivo dello spazio vietato dalle norme del piano. Secondo la Procura non sono state rispettate neppure le distanze delle torri eoliche dai terreni confinanti e dalle strade: la distanza minima dovrebbe essere 77 metri, qui la violazione - scrive il gip - appare quasi generalizzata. Infine manca la valutazione d’impatto ambientale, indispensabile in base al piano paesaggistico regionale. Insomma: a leggere il decreto del gip sembra che la Energie Alternative abbia gestito il cantiere con una certa disinvoltura, senza badare più di tanto alle regole. Stavolta però l’intervento della Procura è stato rapidissimo: sigilli e stop ai lavori ad appena un mese dall’avvio.
La vicenda del parco eolico di Planemesu è tutt’altro che semplice. Proprietaria dell’area è la società ‘Planemesu azienda agricola srl’ con amministratore unico Amsicora Giuseppe Capra e soci Corrado Picciau e Elisabetta Pietrangeli. Ma il primo a mettere gli occhi su quel sito per farne una centrale a vento era stato il defunto gran maestro della Massoneria Armandino Corona, che attraverso le società Coron srl, Energia Verde srl e Energia Alternativa srl aveva proposto un parco da 41 torri eoliche su un fazzoletto di terreno. Il progetto però si era impantanato nelle procedure autorizzatorie per poi fermarsi definitivamente. Il 23 maggio 2004 era stato ceduto il diritto sull’intera superficie alla società ‘Fca srl’ perchè vi realizzasse un complesso di aerogeneratori e opere collegate. In quella stessa data la ‘Fca srl’ aveva girato il diritto di superficie alla ‘Energia Alternativa srl’ che fino a quel momento si chiamava ‘Energia rinnovabile srl’. L’impegno dichiarato era di rispettare il piano regolatore dell’allora Casic e tutte le norme ambientali. Ma poi, conclusi i passaggi societari e arrivate le autorizzazioni, il progetto sembra aver cambiato volto sino a sfociare in pesanti difformità. Ma non è finita: la società Planemesu, proprietaria dell’area, dovrebbe costruire un parco fotovoltaico all’interno del parco eolico ora finito sotto sequestro. La società di riferimento è la Sarda Energie. Il Cacip ha negato il via libera all’operazione ma il Tar ha accolto il ricorso dell’impresa privata. Nel frattempo però è intervenuta la Procura. Come dire che le cose si complicano
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