Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Bonifiche, ora il ministro fa pressing
05/06/2011
autore: Giampiero Cocco
LA MADDALENA L’INCHIESTA Anche i vertici della Protezione civile chiedono il completamento degli interventi promessi da un anno
Ma la magistratura frena: prima bisogna completare l’analisi dei fondali
LA MADDALENA. Stefania Prestigiacomo, ministro all’Ambiente, preme sulle sue strutture. Altrettanto fanno i vertici della Protezione civile, preoccupati dalle notizie poco confortanti che arrivano dall’isola. Il completamento delle bonifiche promesse da un anno, è ora una priorità. Che cozza, però, con gli accertamenti disposti dalla magistratura sui lavori del mancato G8 alla Maddalena.
Nel frattempo i sub della marina militare e dei carabinieri scendono in acqua, mentre a terra i militari della capitaneria di Porto, guidati da due geologi, stanno effettuando nuovi carotaggi sulle fiancate delle banchine per capire quale materiale di riempimento è stato utilizzato per saturare le vasche di colmata. Un lavoro che impegnerà gli investigatori per alcune settimane, il tempo necessario per tracciare il reticolo sottomarino espressamente richiesto dal magistrato che conduce le due inchieste sulle bonifiche, il sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, e verificare il genere di materiale, con campionamenti per ogni metro quadro di reticolo, depositato sul fondo del mare. Un lavoro da certosini ma indispensabile, alla procura gallurese, per capire cosa e quanto non è stato portato via dall’isola della Maddalena durante i segretissimi lavori per il mancato G8. L’associazione “Sardegna Libera” che già nel 2008 e nel 2009 aveva segnalato presunte irregolarità nella conduzione dei lavori, ha inviato nei giorni scorsi un nuovo esposto alla magistratura gallurese.
Il presidente, Angelo Cremone, scrive al magistrato inquirente che venga accertato se «parte dei fanghi dragati e trattati con leganti per la loro stabilizzazione (e non inertizzazione) siano stati, a seguito di miscelazione con calce e cemento, riversati direttamente in acqua anzichè all’interno dei vasconi di colmata, con l’inevitabile dispersione di materiali dragati e contaminati e dei relativi materiali stabilizzanti (calce e cemento) nello specchio d’acqua antistante l’arsenale, con inevitabile ulteriore inquinamento dell’habitat marino già abbondantemente compromesso». Il quadro sinora affiorato dalle prime verifiche disposte dalla magistratura inquirente non è tranquillizzante.
A fronte di ben 65mila tonnellate di materiali che la struttura di missione ha sostenuto (e profumatamente pagato) d’aver smaltito in diverse discariche isolane e del continente soltanto 40mila, chilo più chilo meno, sono state tracciate e accertate. Ne mancano 25mila, una quantità enorme. La duplice inchiesta è stata avviata proprio per accertare che fine hanno fatto quelle scorie, tra le quali ci sono veleni di ogni tipo, tra i quali l’amianto.
Chiavi di questa notizia: Maddalena