Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

L'enigma del deposito di Guardia del Moro

05/06/2011

autore: PIERO MANNIRONI

La Marina non lo vuole cedere: chiesto il rinnovo della servitù

LA MADDALENA. Sul deposito sotterraneo di Guardia del Moro c’è una verità sfuggente e indecifrabile. Un qualcosa di non detto che va oltre i formalismi della tecnocrazia militare e le retoriche enunciazioni di principio del ministero della Difesa. Non si tratta di fumose teorie dietrologiche, ma a dirlo è la stessa storia recente del sistema di gallerie, che si sviluppa nel ventre dell’isola di Santo Stefano. D’altra parte, negli ultimi quarant’anni sono stati proprio i fatti a dimostrare che alla Maddalena può benissimo applicarsi la fulminante battuta che lo statista inglese Winston Churchill fece sulla storia russa: «Si tratta di un indovinello, avvolto in un mistero all’interno di un enigma». E la storia di Guardia del Moro è tutto e il suo contrario. L’unica costante è che deve mantenere le stellette. Non importa se delle forze armate italiane, degli Stati Uniti o della Nato.
 Secondo un documento riservato della Us Navy, in codice R.g.i.s., filtrato nel 2005 dal Comusnaveur (il comando della Us Navy per l’Europa), lo stato maggiore italiano (Italian defence general staff) offrì nel marzo del 2003 alla Us Navy Guardia del Moro. Nel documento si legge infatti che il ministero della Difesa italiano (indicato con la sigla ModI) aveva messo a disposizione della Marina americana anche l’intero comprensorio di Santo Stefano, incluso il tunnel del deposito di munizioni sottoroccia.
 Quindi, Guardia del Moro non era considerato più indispensabile per la Marina. Ma, appena un anno dopo, ecco l’incredibile dietro-front. Il 13 dicembre di quell’anno, infatti, davanti alla Commissione Difesa della Camera, l’ammiraglio Paolo La Rosa, parlando del deposito munizioni di Guardia del Moro, disse: «Il suo valore strategico risiede nel fatto che esso è l’unico, tra tutti quelli in uso, in grado di rispondere pienamente a tutti i requisiti operativi logistici». Come dire: non dismissibile perché indispensabile per la Marina.
 Indimenticabile, in quell’occasione, la gaffe di La Rosa. L’ammiragio disse infatti che la Difesa avrebbe corrisposto una cifra consistente per indennizzare il proprietario del sito: 893mila euro per il quinquennio 2007-2011. Al Comune della Maddalena sarebbe andata metà di quella somma, cioè 446mila euro. Peccato, però, che le cifre reali avevano tre zeri in meno... Per quella servitù la Difesa paga una umiliante elemosina ai proprietari e al Comune.
 La famiglia Serra, proprietaria dell’isola, chiese allora l’esproprio dei 63 ettari e mezzo di Santo Stefano, rivendicando una somma notevole: quasi 13 milioni di euro. Negli anni Ottanta i Serra avevano aperto un contenzioso con il ministero della Difesa per l’isola “scippata” nell’interesse superiore della Nazione. Ebbene, il tribunale di Cagliari nominò un perito per fare una valutazione dei terreni sottoposti a servitù. Nel 1988, il tecnico dei giudici attribuì ai terreni lungo la costa di Santo Stefano il valore di 40mila lire al metro quadro e 20mila lire per gli altri. Calcolatrice alla mano, si arrivò a una somma molto vicina ai tredici miliardi di lire di allora. Quella cifra, secondo la rivalutazione dei coefficienti Istat, nel 2007 corrispondeva a dodici milioni 781 mila 326 euro.
 Ma quell’anno accadde l’incredibile: ci si accorse infatti che la Difesa aveva dimenticato di rinnovare la richiesta di imposizione della servitù. Il 7 marzo, almeno teoricamente, il deposito di Guardia del Moro tornò quindi nella disponibilità dei suoi legittimi proprietari e si arrivò al paradosso che la Marina occupava abusivamente spazi privati. Fu allora che, dal punto di vista politico, si creò uno strappo - sul quale l’allora presidente della Regione Renato Soru ha sempre glissato - con il governo “amico” di centrosinistra che sposò in pieno le tesi della Marina e negò a Soru la restituzione di Santo Stefano e, quindi, delle gallerie di Guardia del Moro. Enrico Letta e Francesco Rutelli si schierarono con il governatore, ma questo non bastò. Come nel luglio del 2008 fu inutile il ricorso della Regione al Consiglio dei ministri, presieduto allora da Berlusconi.
 Dopo qualche settimana anche il Tar riconobbe la legittimità della servitù, decretandone il rinnovo quinquennale. La servitù perciò scadrà nel febbraio del prossimo anno. E proprio qui sta la novità di questi giorni. Secondo alcune voci, per non incappare in imbarazzanti querelle, la Marina ha già chiesto un ulteriore rinnovo quinquennale della servitù.
 Resta in piedi sempre la stessa domanda: perché la Marina tiene tanto a Guardia del Moro? Per ospitare, come dice, i nuovi missili Aster-15 e Aster-30? Illogico, visto che la flotta italiana è oggi concentrata nei porti di Taranto, La Spezia e Augusta e cioè a centinaia di miglia da Santo Stefano. E allora?
 Il dubbio è che il deposito debba essere restituito a chi lo ha costruito: la Nato.

Chiavi di questa notizia: Servitu militari