Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Missili su navi passeggeri, aperta l’inchiesta
05/06/2011
autore: GIAMPIERO COCCO e PIER GIORGIO PINNA
LA MADDALENA Le forze armate italiane incaricate di sgombrare i tunnel di Santo Stefano, imminenti nuovi sviluppi
La Procura di Tempio avvia un’indagine formale. Il ruolo del Genio militare
LA MADDALENA. Missili, fucili mitragliatori e razzi a bordo di due traghetti: la magistratura di Tempio avvia un’inchiesta. Con l’apertura di un fascicolo giudiziario per «atti relativi» sulla notizia anticipata ieri dalla «Nuova Sardegna».
In estrema sintesi, si parla del trasferimento - tra il 18 e il 20 maggio scorso - di un maxi-arsenale da tempo confiscato perché finito al centro di traffici clandestini internazionali. Prima con un «trasloco» dall’isola-bunker di Santo Stefano, dov’era stivato dal 1994, al porto passeggeri della Maddalena. E poi da lì a Palau, Olbia, Civitavecchia.
Tutto con l’ausilio di due normali navi di linea cariche di sardi e turisti, una della Saremar e l’altra della Tirrenia. In una situazione che Marisardegna definisce «senza pericoli».
«Le cariche erano inerti, già disattivate prima della partenza, a bordo non è mai arrivato alcun tipo di esplosivo», aggiungono infatti i vertici regionali della Marina.
A dare il via agli accertamenti e ai riscontri con estrema tempestività è stato ieri mattina il sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, lo stesso magistrato che indaga sulle bonifiche mancate nell’ex arsenale della Maddalena. Dal suo ufficio di Tempio avrebbe già preso contatti con il Comando di Marisardegna. Trovando le prime conferme sulle modalità usate per il trasporto e su chi ha diretto l’intera operazione, classificata come «riservata» dalle autorità militari. Che avrebbero, stando alle prime indicazioni, agito alla luce del sole, senza discostarsi dai protocolli di sicurezza previsti per questo genere di trasporti.
Il magistrato ha però chiesto formali spiegazioni a livello ufficiale su tutti i particolari della missione. Così i prossimi giorni, sotto tutti questi profili, si riveleranno certamente cruciali.
Ma di più, nel frattempo, non è dato sapere. Dalle prime indiscrezioni trapelate sembra che molta parte delle verifiche sia legata all’accertamento del livello di responsabilità nella missione. Il comando dell’intera operazione - dopo le disposizioni della magistratura di Torino che aveva ordinato la distruzione delle armi stivate nelle gallerie di Santo Stefano fin dal 1994 -, sarebbe stata affidata all’Esercito, piu precisamente al Genio militare.
Invece la Marina - «padrona» di casa lungo i moli e nei tunnel nell’isola-bunker, una enorme polveriera dove da anni sono stivati esplosivi, armi e munizionamento bellico - avrebbe fornito all’Esercito soltanto il necessario e indispensabile supporto logistico. Mentre il trasporto, la scorta e la sorveglianza del convoglio - fanno sapere da Cagliari - sarebbero avvenuti utilizzando mezzi e personale specializzato dell’Esercito.
Ma qual è la destinazione finale delle armi, che qualcuno vuole siano rimaste a poca distanza da Civitavechia, all’interno di una base militare, in attesa delle disposizioni finali sulla loro sorte? Ancora non si sa.
Ci sono invece particolari sullo stoccaggio fatto a suo tempo. Nei rapporti redatti dall’autorità giudiziaria di Torino, che aprì l’inchiesta sul gigantesco traffico scaturito dal blocco navale della Nato istituito nel Canale d’Otranto dove incappò la nave carica di armamenti russi destinati a rifornire i belligeranti della ex Jugoslavia, s’indicò un’impressionante quantità di pezzi e munizionamento.
Ecco l’elenco esatto: 30mila kalashnikov, 32 milioni di proiettili per i mitragliatori AK 47, 400 missili terra-aria filoguidati con annesse 50 postazioni di tiro, 5mila razzi katiuscia. Non si sa se tutto questo materiale bellico abbia fatto parte del carico finito nei quattro container. Ma in fondo il problema è un altro: stabilire che cos’è finito con esattezza nelle stive delle due navi passeggeri.
Chiavi di questa notizia: Servitu militari