Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Tensioni per la pesca a strascico

04/06/2011

autore: PINUCCIO SABA

Pescatori esasperati dai danni alle reti causati dai pescherecci che si spingono in zona vietata
Migliaia di euro in fumo per i proprietari delle barche Bianca Maria e Lina

PORTO TORRES. Rischiano di trasformarsi in vero e proprio scontro le tensioni esistenti da sempre fra le imprese di pesca a strascico e la piccola pesca. Dopo l’episodio dello scorsa settimana, ieri un peschereccio ha strascicato le reti calate da due gozzi davanti a Balai.
 Il fatto è accaduto a un miglio e mezzo dalla costa, all’interno della fascia di rispeto di tre miglia entro le quali lo strascico è vietato.
 I danni sono ingenti: la prima barca, la “Bianca Maria”, ha visto strappare o maciullare dieci “pezzi”, con un danno superiore ai 1200 euro. Un migliaio di euro, invece, i danni patiti dalla seconda imbarcazione, la “Lina”, la stessa che proprio la settimana scorsa aveva lamentato una perdita di venti pezzi di rete, strascicati da un peschereccio nella zona della Secchinella, sempre di fronte a Balai. «Ho disarmato la barca, ho messo quel che resta delle reti a terra (le altre le ho lasciate a mare) e consegnato tutta la documentazione alla capitaneria di porto - sbotta il pescatore - Non posso permettermi di comprare e armare altre reti e ora siamo in tre senza lavoro. Non mi resta che cercare un’occupazione a terra, magari come muratore». «Già quando strascicano sotto costa ci portano via il pesce - gli fa eco il secondo pescatore - ma se va avanti così non potremo più lavorare, non possiamo permetterci di comprare un paio di reti all’anno».
 Sul molo della darsenetta interna, si forma un gruppetto di operatori della piccola pesca che vogliono parlare delle loro disavventure. E tutti, nessuno escluso, raccontano dei danni subiti in passato. Una situazione che fino a qualche mese fa era abbastanza tranquilla, anche se non sono mancati gli incidenti. Negli ultimi tempi, però, la situazione è nettamente peggiorata anche perché le denunce presentate in capitaneria di porto finora non hanno portato a risultati concreti. Certo, non sono tutti i pescherecci che non rispettano il limite delle tre miglia entro le quali lo strascico è interdetto, ma questo particolare non serve a calmare gli animi.
 Questa mattina gli operatori della piccola pesca si incontreranno sul molo della darsenetta per fare il punto sulla situazione e decidere il da farsi. Sicuramente verranno presentate due denunce in capitaneria di porto (ieri sono stati ricevuti dal comandante in seconda), i pescatori appaiono sfiduciati. Ma ci vogliono riprovare a rivolgersi alle forze dell’ordine, andare oltre e rivolgersi al prefetto per esporgli i problemi che si sono venuti a creare a Porto Torres dopo gli ultimi incidenti.
 La repressione dello strascico sottocosta non è facile, spiegano i pescatori, perché in banchina c’è sempre una vedetta, giorno e notte, un “piantone” che avverte i pescherecci al largo quando la motovedetta della guardia costiera molla gli ormeggi.
 La capitaneria di porto può sempre controllare il “blue box” una sorta di gps obbligatorio su tutte la grandi imbarcazioni da pesca, che trasmette la posizione dei pescherecci a una centrale operativa a Roma, ma anche con il blue box è difficile dimostrare che quella imbarcazione stava strascicando.
 E nel frattempo resta nel cassetto dei sogni la barriera di ripopolamento posizionata all’interna delle tre miglia che, oltre a favorire la riproduzione dei pesci, è l’unico ostacolo insormontabile per le reti a strascico.

Chiavi di questa notizia: Pesca