Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Sommozzatori all’opera tra i veleni

04/06/2011

autore: GIAMPIERO COCCO

I sub dei carabinieri e della Marina filmano i fondali dell’ex arsenale

LA MADDALENA. I sommozzatori del nucleo subacquei dei carabinieri di Cagliari e i colleghi del gruppo “Sdai” della Marina Militare Italiana si sono immersi, ieri mattina, nelle acque prospicenti l’ex arsenale della Maddalena. Alla ricerca dei detriti e dei veleni del mancato G8.
 A seguire le prime immersioni di una imponente “operazione ricerca” che dovrebbe durare alcune settimane è stato, ieri, il sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, titolare delle due inchieste aperte sulle bonifiche attuate nella realizzazione delle infrastrutture che dovevano ospitare il mancato G8.
 Le disposizioni impartite ai subacquei sono diverse, la prima delle quali è relativa alla mappatura dei fondali e alla reticolarizzazione delle aree interessate allo sversamento a mare dei rifiuti provenienti dall’area G8.
 Come il Molo Carbone, sbriciolato come torrone da tre potentissime cariche di gelatina ad alto potenziale che hanno disperso, nel raggio di oltre un miglio, i detriti in ferro e cemento armato. Sull’uso indiscriminato dell’esplosivo il “Comando Militare marittimo autonomo della Sardegna” ha precisato, ieri, che la «Marina Militare non ha mai preso parte ad alcuna fase delle operazioni di demolizione del molo Carbone, condotte sotto la sola responsabilità di imprese civili». L’incarico venne affidato dalla struttura di missione della Protezione civile alle aziende appaltanti. Le quali hanno anche provveduto a far esplodere, in alto mare, le restanti scorte di gelatina, recuperando anche il “pescato”. Sempre sul fronte dell’inquinamento ambientale terrestre e marino l’associazione “Sardegna Libera” ha inviato un dettagliato esposto alla magistratura gallurese, segnalando che nel maggio del 2009 e nel gennaio 2010 avevano evidenziato, con due esposti, le «anomalie sulle lavorazioni previste nell’ordinanza della Presidenza del consiglio dei ministri dove, al fine di rimodellare la linea della costa di fronte all’ex arsenale, si consentiva l’utilizzo di fanghi di dragaggio, anche se contaminati, per la realizzazione di banchine mediante il riempimento di vasce di colmata in calcestruzzo. Detti lavori, vietati dalla legge ma autorizzati dall’ordinanza della P.C.M. numero 3716 del 19 novembre 2008, hanno certamente contribuito ad alterare, aumentandoli, i valori inquinanti nelle acque che sono venute a contatto con questi fanghi». Ed è quanto stanno già cercando di appurare i tecnici incaricati dalla magistratura gallurese. Le tracce lasciate dalla “Cricca della Ferrattella” stanno per ritornare a galla, affondate frettolosamente per dare smalto all’isola della Maddalena.

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