Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Ancora in piazza contro le centrali nucleari
03/06/2011
autore: SILVIA SANNA
REFERENDUM In vista della consultazione del 12-13 giugno in calendario appuntamenti in tutta l’isola
Riparte la mobilitazione dei comitati. L’obiettivo: bissare il successo di maggio SASSARI. Manifesti e volantini parcheggiati nei cassetti non hanno fatto in tempo a impolverarsi e l’entusiasmo, sull’onda del successo di maggio, è alle stelle. Come l’atleta che ha appena battuto il record e scalpita per ritornare in pista e dimostrare che può fare ancora meglio: i promotori del referendum contro il nucleare aspettavano solo il segnale della Cassazione, ora che è arrivato la giostra ricomincia. Sino al 12 giugno nelle piazze e per le strade dell’isola si parlerà di nuovo di energia atomica, di un incubo che si può evitare: basta mettere un’altra croce sul Sì.
In realtà la campagna non si è mai fermata, almeno sul web, nell’attesa trepidante di un verdetto che a moltissimi sembrava scontato, di fronte al tentativo maldestro del governo di mettere in freezer per un anno atomo e scorie radioattive. Ora che la Cassazione ha sciolto gli ultimi dubbi, la mobilitazione diventa ufficiale e frenetica, perché il tempo a disposizione è poco e il quorum da raggiungere, 50 più uno, è molto più alto rispetto a quello del 15-16 maggio, quando l’asticella si fermava al 33 per cento. La Sardegna venti giorni fa ha fatto un figurone: quorum vicino al 60, 97,13 per cento di Sì, nucleare colpito e affondato. Ce n’è abbastanza, dice qualcuno, per mettere l’isola al riparo da rischi futuri: una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che il governo deve tenere in debito conto l’opinione espressa dalle Regioni con i referendum consultivi. Non basta invece, dicono molti altri: per scacciare l’incubo atomico, l’intero Paese deve pronunciarsi compatto, e chiudere definitivamente un discorso che altrimenti resterebbe sospeso. E in un contesto così delicato, l’esempio sardo di maggio deve rappresentare un modello da imitare.
L’ha detto spesso, in questi giorni, Bustianu Cumpostu, componente del Comitato Si.Nonucle: «Da qui è partito un segnale, rivolto a tutto il mondo. Ribadendo la nostra volontà il 12 e 13 giugno, faremo capire che i sardi non sono contrari al nucleare solo nel loro giardino, ma ovunque». Ancora una volta, a condividere le scelte di Cumpostu è il presidente della Regione Ugo Cappellacci, esponente del Pdl che la linea del suo partito sull’atomo non l’ha mai appoggiata, anzi l’ha osteggiata apertamente. E in campo, con l’obiettivo di convincere i sardi a concedere il bis, ci sarà il Comitato regionale Sardegna «Vota sì per fermare il nucleare»: oggi a Cagliari, nella sede delle Acli, sarà presentato il calendario di iniziative programmate sino al 12 giugno. Da un capo all’altro dell’isola saranno apparecchiati per la seconda volta i banchetti zeppi di materiale informativo, decine e decine di volontari spiegheranno perché bisogna votare contro il nucleare: antieconomico, pericoloso per le persone e per l’ambiente, gigantesco passo indietro rispetto alle più moderne forme di energie rinnovabili, quelle pulite che sfruttano il sole e il vento. Lo sa bene Legambiente, che domani (alle 18) sarà ad Alghero, nella passeggiata Barcellona: ci saranno tute bianche e maschere No Nuke, ma si parlerà anche di acqua e di legittimo impedimento, gli argomenti al centro degli altri quesiti referendari. Gli ambientalisti chiedono quattro Sì: per il futuro e per la giustizia, «per una primavera che è già iniziata e non possiamo fare sfiorire».
Chiavi di questa notizia: Nucleare