Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

La Cassazione: si vota anche per il nucleare

02/06/2011

autore: ANNALISA D’APRILE

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ROMA. E alla fine la Cassazione ha detto sì: il referendum sul nucleare si farà e con qualche modifica al testo, portata dalla Suprema Corte, resta nei quattro quesiti in programma per il 12 e 13 giugno. «Stupefatta» dalla decisione dei cassazionisti la maggioranza.
Esultanti invece i Comitati del sì, Verdi e ambientalisti che ieri hanno festeggiato per le strade della capitale stappando spumante e srotolando striscioni pro-voto. Ma ora, lo scoglio vero è raggiungere il quorum. Nei pochi giorni che mancano al voto, i promotori del referendum hanno intenzione di martellare i cittadini con una campagna d’informazione che li convinca ad andare alle urne. E in loro soccorso è già arrivata l’Agcom che ieri ha bacchettato la Rai per gli orari improbabili in cui avrebbe mandato in onda gli spot referendari.
 Dopo un percorso travagliato la consultazione popolare contro il ritorno al nucleare (promossa dall’Idv), messa a rischio dall’inatteso decreto Omnibus rilanciato dal governo, incassa il primo sì: quello della Corte di Cassazione. I giudici hanno accolto a maggioranza le ragioni avanzate nel ricorso presentato da Italia dei Valori e Pd e da una memoria del Wwf che reclamavano il trasferimento del quesito sulle nuove norme votate nel dl Omnibus. Ed è proprio quello che hanno fatto gli ermellini stabilendo la validità del referendum e introducendo una modifica al testo del quesito che ora chiederà l’«abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare». Una decisione amara per il governo. Stupito il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, perché la Cassazione ha consentito a far «abrogare» dal referendum una legge già abrogata dall’esecutivo. Per Romani inoltre, l’Italia resterebbe ora priva di «un futuro energetico». Per il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo il governo «non voleva aggirare il referendum», ma ora il Pdl deve «pronunciarsi per la libertà di voto».
 E anche Berlusconi ieri si è mostrato della stessa opinione. Anzi, di più: ««Abbiamo deciso di lasciare libertà di voto agli italiani - ha detto - non abbiamo posizioni preconcette. Sono argomenti su cui vogliamo sentire l’opinione degli italiani». Silvio Berlusconi, alla domanda dei giornalisti, spiega: «Vogliamo sapere cosa ne pensano gli italiani, non abbiamo posizioni preconcette».
 Si annunciano frenetici i dieci giorni che mancano al voto: il Viminale dovrà ristampare le schede con il nuovo quesito; vanno informati e bloccati gli italiani all’estero che hanno già iniziato a votare sulle vecchie schede e, soprattutto, per raggiungere il quorum bisogna intensificare la promozione. Presidi e banchetti dei Comitati del sì saranno operativi in molte città. Pd e Idv, sostenuti dai loro rispettivi leader, Bersani e Di Pietro, scenderanno in piazza il 10 giugno per chiudere in bellezza la campagna referendaria.

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