Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
I rifiuti tossici forse sono sotto il cemento
01/06/2011
autore: Giampiero Cocco
L'INCHIESTA DELLA PROCURA DI TEMPIO
La Maddalena, le nuove perizie sollevano altri dubbi sulle bonifiche costate 45 milioni
TEMPIO. Il «sistema gelatinoso» della cricca affaristica guidata da Diego Anemone e Angelo Balducci affiora anche sulla costa sottoposta a bonifiche per il mancato G8 della Maddalena. Dopo i micidiali veleni affondati nello specchio d’acqua dell’ex arsenale, altri rifiuti pericolosi potrebbero essere stati sepolti sotto il cemento dei moli rimessi a nuovo dall’impresa che si garantì gli appalti per il Grande Evento. A cercarli sono gli uomini della capitaneria di porto.
L’inchiesta sulle bonifiche procede dunque su due fronti, quella sui fondali marini - affidata agli uomini del Noe di Sassari, ai sommozzatori dell’Arma e agli ispettori dell’Arpa e Ispres - e un’altra sulla terra ferma affidata agli investigatori della capitaneria e ad alcuni geologi che da diversi mesi e in tutta segretezza, stanno analizzando i campioni prelevati nella costa.
Il magistrato che conduce l’inchiesta, il sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, ha già raccolto in diversi faldoni le decine di perizie consegnate da esperti e investigatori. Risultanze peritali che hanno portato, nei giorni scorsi, al sequestro probatorio di 60 mila metri quadri di mare davanti al Main Center della Maddalena, nell’ex arsenale. I tantissimi dubbi, sospetti e perplessità sulle modalità di smaltimento, attività sottoposte all’epoca alla completa secretazione da parte della struttura di missione, hanno dunque trovato le prime e inquietanti conferme. Le opere di bonifica costate alle casse regionali circa 45 milioni di fondi Fas si stanno rivelando sempre più incomplete. Veleni micidiali come amianto, mercurio, idrocarburi sono ancora presenti in 60mila metri quadrati d’acqua attorno all’ex arsenale, e con valori doppi rispetto a quelli d’inizio lavori, che vanno datati nel maggio del 2008. E ora affiora anche l’ipotesi che non tutto il materiale pericoloso ricavato dalla demolizione dell’ex arsenale e dei moli (tra i quali l’amianto) che la struttura di missione sostiene di aver regolarmente smaltito in diverse discariche autorizzate, comprese due della penisola, a Torino e Milano, potrebbero non aver mai lasciato l’isola della Maddalena.
Fallita miseramente la ventilata e più volte riproposta “integrazione” del risanamento dell’intera area da parte della Protezione civile, ora il dubbio degli investigatori si estende anche alla terraferma.
La “Cricca della Ferratella” guidata da Angelo Balducci & Co. messa sotto accusa per i lavori del mancato G8 (quei 350 milioni di fondi Fas che fecero gridare al miracolo gli imprenditori riuniti nella Ati, l’associazione temporanea d’imprese che si assicurò il grosso degli appalti) potrebbe rispondere di inquinamento ambientale, marino e terrestre. In concorso con quanti, esperti e non, hanno avuto un vorace ruolo nello svuotare quella greppia governativa foraggiata con fondi destinati alle aree sottosviluppate, ovvero la Sardegna. In questo brulicare di indagini va ricordato uno dei metodi di “smaltimento e deomolizione” utilizzato dalla società che si era accapparrata il “lotto 7”, ovvero la portualità e la bonifica dell’area. Il molo in cemento armato che caratterizzava l’accesso all’ex arsenale venne ritenuto superfluo e si decise di abbatterlo. Sistemando immense cariche di tritolo nei basamenti e facendo brillare tutto dopo aver isolato il tratto di mare che va da Cala Gavetta ai pontili di Santo Stefano.
Tre botti che ridussero in frantumi migliaia di metri cubi di cemnto armato, che ricaddero in mare. E che, dopo una sommaria ripulitura, sono ancora adagiati sul fondale. E dire che l’impresa specializzata in bonifiche ambientali si era intascata fatture milionarie calcolando, come prezzo base, 750 euro a metro cubo. Il mare e le colate di cemento avrebbero nascosto tutto, con la pietra tombale del segreto di Stato. Un sepolcro che ora è stato riaperto dalla magistratura gallurese.
LA LETTERA DI BALDUCCI
«Caro Bertolaso è tutto in regola»
TEMPIO. Angelo Balducci, l’ex Presidente Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici impallidì dopo un articolo sul G8 pubblicato dall’Espresso. Alla vigilia di Natale 2008 scrisse a Guido Bertolaso. «Si assume nell’articolo che le operazioni di bonifica non siano state correttamente espletate. Si deve invece rimarcare che il piano di caratterizzazione delle bonifiche terrestri riguardante l’ex arsenale e il relativo progetto di bonifica sono stati presentati ed approvati nelle sedute di Conferenze di servizio del 12 luglio, 8 agosto, 28 novembre e 19 dicembre dell’anno in corso. I rifiuti speciali da smaltire sono stati trasportati nelle discariche di Sassari, Nuoro, Cagliari, Torino e Milano, a seconda dei codici CER (Catalogo europeo rifiuti) attribuiti a seguito di analisi condotte con gli Enti preposti al controllo (Asl, Ispesl, Provincia e Regione). I rifiuti contenenti amianto, con specifiche lavorazioni dal piano approvato, sono stati trasportati esclusivamente nelle discariche di Torino e Milano. L’ amianto non è stato smaltito in Sardegna in quanto non esiste impianto idoneo. Nella discarica di Bolotana sono stati portati rifiuti non pericolosi». (g.p.c.)
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