Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Appelli dalla Maddalena: subito il rilancio

29/05/2011

autore: Pier Giorgio Pinna

BONIFICHE A META' E INCHIESTA SUL G8 S'invoca il turismo tra segnali contrastanti In luglio convegno promosso dalla Nato
Sequestro dei fondali nell’arsenale, Mita non commenta prima di nuovi contatti istituzionali

LA MADDALENA. Disappunto, visi tesi, sguardi contrariati. E un mix di commenti a metà tra delusione e amarezza. L’ultima novità nell’inchiesta sulle bonifiche nell’ex arsenale ha fatto capire quanto sia lungo il cammino verso un futuro basato sul turismo. Il sequestro di una parte del bacino, in gestione a Mita come il complesso circostante, è ritenuto un atto persino prevedibile per dare corpo agli accertamenti probatori. E la società del gruppo Marcegaglia, prima di pronunciarsi, preferisce aspettare qualche giorno in vista di nuovi contatti istituzionali.
 Ma i giudizi di molti altri non si fanno attendere. Anche perché nella tendenza lasciarsi alle spalle il passato con le stellette si rileva una qualche forma di schizofrenia. Nonostante a livello ufficiale si continui a smentire il possibile arrivo di un naviglio Nato nell’ex base Usa di Santo Stefano, proprio dall’Alleanza atlantica - guarda il caso - fanno sapere che ai primi di luglio organizzeranno un convegno nell’arcipelago. Tema: le nuove strategie nel Mediterraneo. Altra stranezza? Chissa. Ma ora i riflettori sono puntati sulle conseguenze che gli sviluppi dello scandalo formato G8 può provocare per l’industria delle vacanze. «Che posso dire? Il sequestro rientra nel naturale percorso sorto per via di tutta questa brutta storia», dichiara Pierfranco Zanchetta, consigliere comunale dell’opposizione, che da assessore alla Provincia Olbia-Tempio in passato mise in luce inadempienze. «Ed è una brutta storia - prosegue - perché ha visto solo speculazioni ai danni della nostra comunità, come dimostra l’attività della Cricca. Ecco perché ora, per evitare nuove beffe, dovrebbe intervenire la Regione: all’amministrazione sarda spetta tutelare gli interessi non dei privati ma di tutti i maddalenini».
 A distanza, giungono subito rassicurazioni: «Anche noi vogliamo chiarezza - dice l’assessore regionale al Turismo Luigi Crisponi a margine dell’assemblea congressuale Fiavet a Chia - Dopo che ci hanno portato via il G8 e i guai giudiziari, vogliamo essere garantiti sulla decontaminazione dei fondali e per questo ci affidiamo alla magistratura».
 E se fin dall’altro ieri il sindaco, Angelo Comiti, aveva parlato di «calvario a puntate», l’assessore comunale al Turismo, Pierfranco Tirotto, sardista, si dice a sua volta «molto preoccupato». Soprattutto, spiega l’amministratore, «per i riflessi che la vicenda ha sulla stampa non strettamente sarda: di tutto si sente la necessità in questo momento fuorché di avere pubblicità negativa per l’immagine turistica del territorio». «E per quanto ne so io, le bonifiche nell’ex arsenale devono essere completate dalla Protezione civile, la stessa che, adempiuto l’obbligo, passerà all’incasso delle decine di milioni dovute dal gruppo che si è aggiudicato il sito - continua Tirotto - Ma sono sconcertato dai tempi biblici sia per eseguire questo risanamento sia per il rifacimento del water front, specie se confrontati con quelli impiegati per completare quella cattedrale nel deserto che è l’ex ospedale militare».
 Critico il chimico industriale Giancarlo Fastame. Che ricorda come «si disponga di pochi ma significativi documenti riguardanti la bonifica perché i lavori sono stati a lungo condotti in regime di segreto di Stato in vista del G8». «Per sapere qualcosa abbiamo dovuto aspettare il 21 luglio 2010: l’audizione alla Camera di Bertolaso - rammenta - E scoprire che sarebbe stato usato un non meglio identificato processo di “inertizzazione” (a mio avviso impossibile senza rimozione d’inquinanti). Mi sono perciò fatto l’idea che dei 17 ettari di specchio di mare i 5 esterni non siano stati interessati dalla bonifica, 5 o 6 lo siano stati e altri 5 o 6 lo dovranno essere». Il tecnico rileva altre incongruenze: «A cominciare - sostiene - dalla supervisione-superpagata, affidata a persone definite grandi esperte di bonifiche e che non lo erano». «Perché poi sono stati asportati 50 centimetri di sedime e non 51 o 100? - si chiede - E come si può caratterizzare l’area con soli 10 campioni superficiali?». Secondo Fastame adesso bisognerebbe riprendere perciò l’esame estendendolo a tutti e 17 ettari, «anche se si arrivasse a 15 metri di profondità. E scegliere una soluzione: da quella di chiudere con cassoni, portare a secco e bonificare sino al “sarcofago». Così, prima di concludere, si domanda ancora: «Ma era proprio necessario imbarcarsi in un’operazione di questo tipo senza competenze alla guida?».

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