Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
I tagli selvaggi dello Stato ora colpiscono anche l’area marina di Tavolara
28/05/2011
autore: Luca Rojch
IL PARADISO AMBIENTALE
OLBIA. Oasi in bolletta, prosciugate dallo Stato. Le aree marine protette rischiano il crack finanziario dopo i tagli selvaggi del governo. Gli scienziati si devono reinventare manager, a metà tra lo studioso della finanza creativa e la buona massaia che risparmia sui centesimi. Accanto ai manuali di biologia i direttori delle Amp devono mantenere aperti i libri di economia. Perché anche i paradisi protetti sono finiti nell’inferno dei tagli. Lo Stato mangiasoldi ha ridotto i fondi. La mannaia del ministro Tremonti da qualche anno non risparmia l’Amp di Tavolara.
Il governo ha fatto un affare d’oro. Ha dato in gestione la parte più pregiata e delicata del territorio a costo zero. Da qualche anno il bilancio da un milione di euro dell’area marina viene coperto solo al 40 per cento dai fondi del ministero. Il resto dei 600mila euro deve essere trovato tra le casse dei Comuni, qualche sponsor privato e le piccole possibilità di fare business.
Il congresso della società italiana di biologia marina, che si svolge in città fa correre paralleli due paradossi. Nella sala convegni dell’Expo si illustrano le 100 ricerche scientifiche che all’interno delle Amp vengono portate avanti. La natura come laboratorio scientifico. Fuori i direttori delle aree marine confrontano i loro bilanci. Roba da cuori forti, da campioni mondiali di apnea economica.
Ma il paradosso non finisce più. Lo Stato burlone non solo somiglia tanto alla vecchia zia ricca ma insensibile al fascino della generosità. Di fatto dalle aree marine protette il governo fa cassa. Un esempio. Nell’Amp di Tavolara ci sono 357 concessioni demaniali. Attività che pagano un canone importante allo Stato. Di questi fondi nei bilanci dell’Amp non finisce un centesimo. Impossibile arrivare alla fine del mese. Il valore aggiunto di queste concessioni è il fatto di trovarsi in un’area protetta.
«Chiediamo al ministero di attivare nuove forme di autofinanziamento che esulino dal contributo a fondo perduto - spiega Navone -. Abbiamo suggerito alcune politiche, si potrebbe far pagare un biglietto di accesso. Alla Maddalena frutta 800mila euro. Poter usufruire dei canoni delle concessioni demaniali, sono 357 all’interno dell’Amp. I fondi sarebbero reinvestiti al 100 per cento nel territorio stesso. Non c’è bisogno di modificare le leggi, ma interpretare gli strumenti di legge. Fare dei regolamenti che ci consentano di fare cassa. Un minimo di royalities, non vorrei chiedere un fondo per le aree. Il ministero ci dà 400 mila euro, il bilancio è di un milione di euro. Il resto viene ripianato tra risorse consortili e progetti che realizziamo e ci vengono finanziati».
Navone è riuscito in un miracolo. Con i suoi collaboratori ha creato un’area protetta in cui non solo vengono protette le specie, ma si fa ricerca in collaborazione con le università internazionali. Nello stesso tempo le attività economiche all’interno dell’Amp non solo non sono state danneggiate dai vincoli, ma hanno incrementato fatturato e lavoro. L’area marina protetta è un valore aggiunto al territorio.
«Abbiamo dimostrato che esiste un ritorno per il territorio. Sia come servizi erogati, sia come brand che rende riconoscibile l’area naturalistica. Facciamo ricerca ad alto livello. Un modello positivo. Ci sono anche le gratificazioni di questi grandi incontri come il congresso della società italiana di biologia marina, che per la prima volta è in Gallura».
La conferma di una sofferenza delle aree marine dopo i tagli selvaggi del ministero arriva dal presidente della società italiana di biologia marina Stefano De Ranieri. «C’è una situazione di grande difficoltà, anche per le aree marine protette, che è emersa dai finanziamenti sempre più scarsi da parte del governo - afferma De Ranieri -, per questo abbiamo fatto presente la situazione al rappresentante del ministero che abbiamo incontrato in questo congresso. Ci ha risposto che dobbiamo rimboccarci le maniche e andare avanti tutti insieme».
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