Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Veleni, accuse alla Protezione civile
28/05/2011
Ancora da definire la data delle nuove operazioni per ripulire un tratto d’acqua vasto sei ettari. Domani inchiesta tv di «Report»
LA MADDALENA. Non c’è che dire: qui le sorprese non cessano mai. Dopo le spese folli che hanno fatto finire nella bufera l’ex capo della Protezione civile, il costruttore Anemone, gli ingegneri delle opere pubbliche De Santis e della Giovampaola e il loro dirigente Balducci, si pensava a una tregua sul fronte delle rivelazioni. Non è stato così. E non è un caso che la stampa nazionale continui a seguire tutta la faccenda. Tanto che l’intera puntata di «Report» di domani sarà dedicata all’arcipelago.
Ma come mai tanto interesse? E perché le accuse nei confronti di diversi esponenti della Protezione civile, vecchia gestione, si fanno sempre più circostanziate? Limitando il contesto alle bonifiche lasciate a metà, qualche dato temporale aiuta a comprendere meglio l’intero quadro che sta penalizzando l’arcipelago più bello e incontaminato del Mediterraneo.
A scandalo per la cresta sui lavori del G8 già scoppiato, l’urgenza di una fase bis per il risanamento marino nel solo bacino dell’ex arsenale era già emersa a marzo dello scorso anno. Soprattutto dopo i controlli fatti dall’Arpas e dall’Ispra su incarico dell’assessorato provinciale gallurese, allora guidato da Pierfranco Zanchetta. Quelle verifiche avevano infatti consentito di appurare la presenza di rifiuti tossici, fanghi, amianto, idrocarburi, metalli pesanti davanti alle banchine del complesso avveniristico progettato dall’architetto Stefano Boeri.
E non solo: in superficie e a pochi metri di profondità si erano notati residui palesemente nocivi perfino nei canali d’uscita verso Caprera.
Agli specialisti dei due enti strumentali del ministero dell’Ambiente e della Regione si erano aggiunti nelle settimane successive i carabinieri del Noe.
Alla fine un aspetto è apparso chiaro: al di là delle indagini giudiziarie a carico di decine di accusati, occorreva completare le bonifiche. Di questo compito, forte di un finanziamento sicuro, superiore ai sei milioni, si era fatto carico il nuovo corso della Protezione civile post Bertolaso. Riunioni, conferenze di servizi, vertici e controvertici, summit e incontri: nulla sin qui è stato lasciato intentato per cercare di programmare la seconda fase del risanamento a mare in questo tratto di costa. Ma le date man mano fissate sono passate senza che nel frattempo sia mai stato fatto nulla di concreto per avviare le operazioni di bonifica vere e proprie. Intanto la Mita, evidentemente danneggiata dalla situazione, ha minacciato richieste di risarcimento e rescissioni di convenzione. Servirà il nuovo scossone giudiziario a dare l’accelerata decisiva?
(gb e pgp - ha collaborato Andrea Nieddu)
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