Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Chimica verde, firme e soldi
27/05/2011
autore: Roberta Floris
PORTOTORRES. La svolta
Via al piano da 700 milioni. Cappellacci: pagina nuova
ROMA I propositi sono diventati certezze: a Porto Torres sorgerà il più grande polo d'Europa per la «Chimica verde». Parola del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Un risultato di primo piano per l'industria sarda in crisi, frutto del protocollo d'intesa siglato ieri alle 14 a Palazzo Chigi, fra tre ministri (Ambiente, Sviluppo Economico e Lavoro), Eni, Novamont, Regione e organizzazioni sindacali, alla presenza del sottosegretario della presidenza del Consiglio Gianni Letta.
ACCORDO Obiettivo dell'accordo, raggiunto grazie alla joint venture tra Eni e Novamont, la riqualificazione del sito petrolchimico di Porto Torres: verranno realizzati 7 impianti per la chimica verde per un importo di circa 700 milioni di euro. Il progetto della prima bioraffineria al mondo integrata nel territorio prevede tre fasi: la prima, che include 2 impianti, è finalizzata alla produzione di monomeri (molecole semplici che si legano tra loro per formare catene complesse). Nella seconda fase 2 impianti produrranno additivi, utilizzati per la produzione di gomme e lubrificanti. Nei 3 impianti rimanenti si procederà alla produzione di bioplastiche e polimeri biodegradabili.
PRESTIGIACOMO Lo definisce un intervento all'avanguardia «che riparte dalla chimica pulita», il ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo. «È un'eccellenza per la Chimica verde a livello mondiale, anche per la piena compatibilità ambientale in tutte le fasi del ciclo produttivo».
SACCONI «Torna la chimica - sottolinea Maurizio Sacconi - ma è rinnovata e a dimensione compatibile. E assistiamo a un riposizionamento competitivo della filiera agroindustriale».
ROMANI Il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani parla di «una sfida per l'intero Paese che può portare grandi vantaggi». Per Romani «la rivalutazione della filiera chimica crea competitività del sistema industriale».
CAPPELLACCI Soddisfatto il presidente della Regione. «Per Porto Torres - dice Cappellacci - si apre una pagina nuova. Paragono il polo verde all'alba di un nuovo giorno dopo una notte buia e senza speranza: un piano idoneo a conquistare i mercati e a creare nuova impresa in Sardegna». Calcistico il commento dell'assessore all'Industria Oscar Cherchi: «È come aver segnato un gol al novantesimo».
ENI Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni pronuncia parole importanti: «Il progetto Eni-Novamont è una scommessa sul futuro della chimica italiana. Su Porto Torres prevediamo un investimento pari a 1 miliardo e 200 milioni di euro (450 milioni per la chimica verde, 230 per Enipower, 500 per la bonifica del sito, 50 per la ricerca)».
PD Parla di «presunta epocalità dell'accordo» il segretario regionale del Pd Silvio Lai. «Ricordiamoci il passato fatto di promesse mai mantenute come la vendita della Vynils che è sparita dall'agenda di Governo ed Eni
NOVAMONT Soddisfazione è stata espressa da Catia Bastioli, Ad di Novamont: «Il progetto è stato attuato ripensando le materie prime rinnovabili e mira a integrare l'industria, il territorio, l'ambiente e il comparto agrario».
I sindacati
«Passo avanti Ora devono seguire fatti concreti»
L'accordo siglato tra Eni e Novamont per la realizzazione del polo della Chimica verde a Porto Torres trova il consenso delle organizzazioni sindacali. Gian Piero Murgia, segretario regionale della Femca-Cisl parla di una «firma storica per l'industria chimica in Sardegna. Per la prima volta in vent'anni Eni investe nell'Isola». Soddisfatto Giacomo Migheli, segretario generale di Filcem-Cgil: «La categoria dei chimici giudica positivo il protocollo che rilancia il settore chimico e offre opportunità anche al comparto agricolo. E, soprattutto, abbiamo ricevuto dal Governo rassicurazioni per i lavoratori dell'indotto». «Se tutto è come il protocollo descrive, compresa la possibilità di governo di un tavolo regionale, il bilancio è favorevole», dice Mario Cro, segretario generale Uil del Sulcis-Iglesiente. «La mia sensazione è che Eni in futuro si disimpegni. Ha solo il 50 per cento nella joint venture».
Chiavi di questa notizia: Ecosviluppo