Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

A rischio il referendum sul nucleare

25/05/2011

autore: GABRIELE RIZZARDI

Fiducia alla Camera sul decreto Omnibus, ora la parola alla Cassazione

ROMA. Il governo incassa la fiducia sul decreto Omnibus, che prevede la moratoria sul nucleare, tra le proteste delle opposizioni. Pd, Idv e verdi, gridano la loro rabbia dentro e fuori il Parlamento e denunciano uno «scippo» che toglie al popolo il diritto di decidere con il referendum. Il contestato provvedimento passa alla Camera con 313 sì, 291 no e 2 astenuti.
 Silvio Berlusconi legge subito il dato come la «conferma» di una maggioranza che è in «crescita» e può attuare le riforme. Il Cavaliere ne è convinto, spiega che tra assenti e votanti si raggiunge quota 323-324 e fissa per oggi una riunione del «parlamentino» del Pdl. L’obiettivo è duplice: dimenticare la batosta subìta al primo turno delle amministrative e rilanciare una nuova stagione di riforme. «La maggioranza esce allargata e rafforzata» spiega Fabrizio Cicchitto. «Il voto è più che positivo e dopo i ballottaggi riprenderemo il cammino del cambiamento» aggiunge il leghista Reguzzoni.
 L’euforia della maggioranza esplode al termine di una giornata che fa registrare momenti di forte tensione. Nell’aula di Montecitorio si vota la fiducia su un provvedimento nel quale è stato inserito (al Senato) un emendamento che è la fotocopia del quesito referendario sul nucleare con due varianti. C’è una premessa nella quale si sostiene che in attesa di acquisire «ulteriori evidenze scientifiche» sulla sicurezza del nucleare, «non si procede alla definizione e all’attuazione del programma di localizzazione degli impianti». E c’è una conclusione, che di fatto lascia aperta la porta al rientro del nucleare, che prevede l’adozione di una «strategia energetica nazionale» da attuare entro 12 mesi. L’ultima parola la dirà la Corte di Cassazione che sarà chiamata a decidere se le abrogazioni approvate dal Parlamento sono sufficienti a cancellare il referendum. Nell’attesa di conoscere il verdetto, Di Pietro chiede al capo dello Stato di non firmare una legge «truffaldina» mentre Bersani spiega che il decreto Omnibus ha contenuti «irrilevanti» per l’economia e poi denuncia uno «scippo fatto al popolo italiano rispetto alla possibilità di decidere sul nucleare». L’ex parlamentare dei Verdi, Sauro Turroni, è ancora più diretto e srotola in aula uno striscione del sole che ride contro il nucleare. Angelo Bonelli non ha dubbi: «E’ un attentato alla democrazia». Ma ieri a Montecitorio si è parlato anche del referendum sulla privatizzazione dell’acqua. E, per la prima volta, Umberto Bossi si sbilancia. Alla domanda su cosa farà la Lega, il senatùr risponde con una pernacchia. Poi si fa serio e apre: «Alcuni quesiti sono attraenti, come quello sull’acqua. Avevo detto a Berlusconi di fare una legge. Noi l’avremmo appoggiata ma si è messo in mezzo il ministro Fitto e nessuno l’ha fatta». Ma il governo si trova a fare i conti con altre due questioni che rischiano di far saltare la maggioranza. La prima riguarda il trasferimento dei ministeri al Nord. Bossi insiste, spiega che sedi decentrate «ci sono in tutta Europa» e assicura che «Berlusconi si convincerà» mentre il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si oppone («Te credo...» ironizza Bossi) e minaccia di scendere in piazza. Ma Berlusconi vede solo «polemiche strumentali» e prende tempo: «Sui ministeri non è stato deciso ancora nulla». In serata vertice a palazzo Grazioli fra Berlusconi e Bossi. Ne esce fuori una sorta di tregua armata. Bossi si impegna a «congelare» le sue richieste in vista dei ballottaggi.
 La seconda grana per il governo riguarda invece la partita sulla legge elettorale. Per la Lega, un ritorno al Mattarellum sarebbe l’ideale perché ha una piccola quota proporzionale. Si parla anche dell’introduzione del premio di maggioranza al Senato su base nazionale. Si fara la Legge? Le diplomazie sono al lavoro e anche se Berlusconi nega («Non ne so nulla»), i diretti interessati non escludono niente. «Noi siamo pronti al confronto» taglia corto Pierluigi Mantini (Udc).

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